Cinque sardi “prigionieri” sulla nave da crociera
di Silvia Sanna
La Meraviglia Msc respinta dai porti: a bordo c’è un marinaio con l’influenza Silvia, 33enne di Sassari: «Da domenica in mezzo al mare, un viaggio da incubo»
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SASSARI. Dal ponte della nave si vedono persone agitate che sventolano cartelli: «No ai crocieristi con la mascherina», c’è scritto. Sono cittadini messicani, abitanti nell’isola di Cozumel: sono preoccupati, perché hanno saputo che a bordo del gigante dei mari di fronte a loro potrebbero esserci una o più persone infettate dal coronavirus. Vade retro, allora, dalla Msc non si scende. Un incubo per i 4580 passeggeri, tra cui 335 italiani e 5 sardi. Altro che Meraviglia: di meraviglioso c’è solo il nome della nave, perché il viaggio ha assunto ben presto la parvenza di un incubo. Da domenica, dopo la partenza da Miami, la nave è a spasso tra Oceano Atlantico e golfo del Messico, respinta in tutti i porti dove i passeggeri sarebbero dovuti sbarcare. Sì all’attracco ma si resta a bordo: niente sbarco né a Ocho Rios, in Giamaica, né alle isole Caiman. Niente da fare neppure in Messico, dove è stato consentito l’attracco e nella tarda mattinata sono salite a bordo le autorità messicane per eseguire una serie di controlli. «Ci hanno detto che andranno avanti per alcune ore, solo alla fine sapremo se possiamo scendere o se dobbiamo riprendere la navigazione». A raccontare quello che accade a bordo è Silvia, una ragazza di 33 anni di Sassari in crociera con il fidanzato, anche lui sassarese. Sulla Meraviglia hanno fatto subito amicizia con gli altri tre sardi, una coppia del Cagliaritano e una signora oristanese che vive a Treviso, e con tutti gli altri italiani. «Quello che sta succedendo è folle – dice Silvia, di professione commessa – ci sentiamo abbandonati, nessuno risponde alle nostre richieste di informazioni. Da domenica siamo in mezzo al mare, non possiamo scendere, come se fossimo appestati. Ci hanno detto che un filippino membro dell’equipaggio ha la febbre e sintomi riconducibili al coronavirus. Ma la Farnesina, alla quale ci siamo rivolti, ha smentito: si tratterebbe di influenza di tipo A. E allora perché non possiamo sbarcare?» La sensazione è che non ci siano certezze sulle condizioni del marinaio filippino «perché alla nostra domanda diretta “il tampone è stato fatto?” nessuno ci ha risposto – racconta Silvia –: abbiamo sollecitato il bollettino ufficiale ma è stato inutile. Ci sentiamo abbandonati». Con il passare delle ore la situazione sulla nave si sta facendo incandescente, con i viaggiatori americani ostili nei confronti degli italiani: le notizie che arrivano dal nostro Paese sui nuovi contagi rendono il clima decisamente poco amichevole. Msc prova a salvare il salvabile cercando di soddisfare le richieste minime dei passeggeri: «Per esempio il wifi per comunicare con le nostre famiglie che naturalmente sono in allarme – dice Silvia – e garantendoci dei rimborsi sul prezzo della crociera. Niente voli e niente pacchetto cibo e bevande. Pochissimo insomma. E pi ci hanno dato 200 dollari (per cabina, non a testa) da spendere a bordo, una specie di mancia che finisce in un lampo. La verità è che noi abbiamo pagato un prezzo salato per fare una crociera ma da quattro giorni siamo a mollo in mezzo al mare. A proposito, ci hanno detto che avremo il 20% di sconto sulla prossima crociera: no grazie, per quanto mi riguarda ho chiuso». All’orizzonte, se neanche il Messico darà l’ok allo sbarco, ci sono altri due giorni di navigazione verso Ocean Key, l’isoletta di proprietà Msc nel cuore delle Bahamas: «Lì è sicuro che ci faranno scendere – dice Silvia – ma non ci interessa: non è questo che sognavamo. Io ora voglio solo tornare a casa mia».
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