Transizione energetica Pili: «I fondi non bastano»
di Giuseppe Centore
L’assessora all’Industria stupita delle prime proposte dell’Unione Europea «Bene gli interventi nel Sulcis, ma servono risorse anche per il nord»
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CAGLIARI. Negli ambienti regionali che seguono i dossier sulla transizione energetica ha destato «stupore» la decisione della Commissione Europea di proporre il Sulcis-Iglesiente come beneficiario di uno stanziamento specifico sul fondo per la transizione energetica. Insieme a Taranto il sud-ovest dell’isola dovrebbe ricevere 364 milioni di fondi europei in sei anni per sviluppare un sistema alternativo al carbone.
Una scelta non annunciata in precedenza alla Regione che attraverso l’assessora all’industria Anita Pili si dichiara stupita per il metodo e la quantità di risorse impegnate. «La Ue aveva già finanziato con il precedente bilancio proprio queste attività, dalla chiusura della miniera, alla riqualificazione dell’ambiente circostante, dagli incentivi per nuove imprese “verdi”, al sostegno per le professionalità da formare tra i disoccupati e coloro che sono stati espulsi per la chiusura delle estrazioni dal ciclo produttivo. Se adesso vogliono estendere l’area degli interventi ben venga, ma si devono prevedere altri fondi, se non comunitari, quantomeno statali, non ripresentare come nuovi fondi già destinati a questo scopo».
La Regione attende di partecipare a un percorso condiviso per la progettazione degli interventi per la transizione energetica, ma chiede, come del resto è previsto dalle procedure, una partecipazione «significativa sul fronte delle risorse dallo Stato. È evidente che destinare un fondo a due poli ben diversi tra loro come Taranto e il Sulcis-Iglesiente, mette automaticamente la Sardegna in una posizione svantaggiata, perché l’impatto industriale e mediatico di Taranto è molto più forte del nostro. Taranto – ammette Anita Pili – è una emergenza e una priorità nazionale, e sono ben lieta che la Ue intervenga per accompagnare la transizione energetica in quel sito, cofinanziando il passaggio dal carbone al gas di quel polo produttivo. Vorrei solo che stessa attenzione ci fosse anche per la Sardegna, con interventi sui siti produttivi inquinati locali dove insistono produzioni inquinanti alimentate a carbone». L’assessore Pili si riferisce ai due siti di Portovesme e Porto Torres, accomunati entrambi dall’essere siti inquinati e allo stesso tempo ospitanti centrali elettriche a carbone in funzione. La Commissione però ha scelto, e non si capisce se questi finanziamenti sono aggiuntivi o sostitutivi di quelli già previsti dall’Unione europea per la chiusura della miniera della Carbosulcis, solo il sito del Sulcis-Iglesiente.
Nei prossimi giorni sono previsti i primi incontri tra i commissari e le controparti italiane sui progetti che possono essere realizzati nei due siti. L’eurodeputato Raffaele Fitto, possibile candidato per il centrodestra alle regionali della Puglia e rappresentante per Fdi a Strasburgo, chiede però di cambiare il metodo di distribuzione dei fondi: non in base alle realtà presenti nei singoli paesi, ma sulla bontà dei progetti presentati. In questa logica è evidente che Taranto farebbe la parte del leone e conquisterebbe la quasi totalità dei fondi disponibili. L’unica ciambella di salvataggio per la Sardegna arriva dalla stessa commissaria alla coezione Ferreira. «Non si tratta di una proposta finale o vincolante, ma dell'inizio di un percorso di selezione delle aree su cui puntare e allo stesso tempo un invito sia alle capitali che alle regioni per cominciare a preparare i loro Piani territoriali per la transizione giusta».
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una scelta non annunciata in precedenza alla Regione che attraverso l’assessora all’industria Anita Pili si dichiara stupita per il metodo e la quantità di risorse impegnate. «La Ue aveva già finanziato con il precedente bilancio proprio queste attività, dalla chiusura della miniera, alla riqualificazione dell’ambiente circostante, dagli incentivi per nuove imprese “verdi”, al sostegno per le professionalità da formare tra i disoccupati e coloro che sono stati espulsi per la chiusura delle estrazioni dal ciclo produttivo. Se adesso vogliono estendere l’area degli interventi ben venga, ma si devono prevedere altri fondi, se non comunitari, quantomeno statali, non ripresentare come nuovi fondi già destinati a questo scopo».
La Regione attende di partecipare a un percorso condiviso per la progettazione degli interventi per la transizione energetica, ma chiede, come del resto è previsto dalle procedure, una partecipazione «significativa sul fronte delle risorse dallo Stato. È evidente che destinare un fondo a due poli ben diversi tra loro come Taranto e il Sulcis-Iglesiente, mette automaticamente la Sardegna in una posizione svantaggiata, perché l’impatto industriale e mediatico di Taranto è molto più forte del nostro. Taranto – ammette Anita Pili – è una emergenza e una priorità nazionale, e sono ben lieta che la Ue intervenga per accompagnare la transizione energetica in quel sito, cofinanziando il passaggio dal carbone al gas di quel polo produttivo. Vorrei solo che stessa attenzione ci fosse anche per la Sardegna, con interventi sui siti produttivi inquinati locali dove insistono produzioni inquinanti alimentate a carbone». L’assessore Pili si riferisce ai due siti di Portovesme e Porto Torres, accomunati entrambi dall’essere siti inquinati e allo stesso tempo ospitanti centrali elettriche a carbone in funzione. La Commissione però ha scelto, e non si capisce se questi finanziamenti sono aggiuntivi o sostitutivi di quelli già previsti dall’Unione europea per la chiusura della miniera della Carbosulcis, solo il sito del Sulcis-Iglesiente.
Nei prossimi giorni sono previsti i primi incontri tra i commissari e le controparti italiane sui progetti che possono essere realizzati nei due siti. L’eurodeputato Raffaele Fitto, possibile candidato per il centrodestra alle regionali della Puglia e rappresentante per Fdi a Strasburgo, chiede però di cambiare il metodo di distribuzione dei fondi: non in base alle realtà presenti nei singoli paesi, ma sulla bontà dei progetti presentati. In questa logica è evidente che Taranto farebbe la parte del leone e conquisterebbe la quasi totalità dei fondi disponibili. L’unica ciambella di salvataggio per la Sardegna arriva dalla stessa commissaria alla coezione Ferreira. «Non si tratta di una proposta finale o vincolante, ma dell'inizio di un percorso di selezione delle aree su cui puntare e allo stesso tempo un invito sia alle capitali che alle regioni per cominciare a preparare i loro Piani territoriali per la transizione giusta».
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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