L’isola resta immune nessuno in isolamento
di Silvia Sanna
Il cagliaritano ricoverato in ospedale a Milano non è grave
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SASSARI. Un solo tampone effettuato e nessun caso di positività al coronavirus: la Sardegna resta immune dal contagio. La conferma è arrivata dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli, che ha fatto il punto della situazione sulla diffusione del virus. L’unico sardo contagiato, un uomo di Cagliari, si trova ricoverato all’ospedale Sacco di Milano e le sue condizioni non sono giudicate preoccupanti dai medici che lo hanno preso in cura venerdì, non appena il tampone ha dato esito positivo confermando l’infezione da coronavirus. I suoi familiari tenuti sotto sorveglianza a Milano stanno bene: nessuno presenta sintomi riconducibili al coronavirus.
Il sardo a Milano. Il paziente cagliaritano in trasferta in Lombardia per ragioni di salute è tenuto sotto stretto controllo anche perché affetto da altre patologie. E i suoi familiari – la moglie e la figlia che si trovano con lui nel Nord Italia – sono sotto sorveglianza così come prevede il protocollo sanitario. Che è stato attivato anche nei confronti di altre persone con le quali l’uomo è entrato in contatto nei giorni precedenti alla comparsa della febbre. Con il passare delle ore è sempre più probabile che il cagliaritano abbia contratto il virus in Lombardia, dove da qualche tempo si recava di frequente per sottoporsi a visite mediche e cure di tipo oncologico. Molto meno probabile per questo che possa avere contagiato qualcuno in Sardegna, al ritorno da una delle trasferte milanesi: al momento non ci sono nell’isola persone a lui vicine in regime di quarantena, né tra i familiari né nella cerchia di amici o conoscenti. Nessuno è stato sottoposto a tampone: al momento l’unico eseguito in Sardegna (con esito negativo) è quello a una donna di Porto Torres che al rientro da un viaggio in Brianza presentava una febbre sospetta.
La macchina è pronta. «Siamo costantemente al lavoro per rafforzare tutte le misure di sicurezza che garantiscano la salute pubblica e la sicurezza dei cittadini nelle eventuali situazioni di criticità. Con questo obiettivo la protezione civile, in raccordo con il sistema sanitario regionale, provvederà a posizionare davanti ai pronto soccorso le tensostrutture che saranno utilizzate per i pre-triage delle persone che presentano problemi alle vie respiratorie». Così il presidente della Regione Christian Solinas riferendosi ai tendoni/ambulatorio presso i pronto soccorso: ieri la struttura è stata allestita a Sassari. «Si tratta di una misura precauzionale per realizzare un percorso dedicato alle persone che manifestano sintomi compatibili con il coronavirus anche se non si tratta di casi sospetti, garantendo la massima sicurezza alle persone che si rivolgono al pronto soccorso», puntualizza l’assessore della Sanità Mario Nieddu. I vertici della sanità regionale ricordano che da ieri è attivo su tutto il territorio della Sardegna il numero verde 800311377 dedicato alle informazioni relative al Covid-19. Il numero, che sostituisce tutti i precedenti, sarà attivo tutti i giorni, festivi compresi, dalle 8 alle 20. Per le ore notturne si rimanda al 1500 istituito dal Ministero della Salute e al 118.
La polemica. Se le strutture sanitarie dell’isola sono pronte ad accogliere eventuali ricoveri, scoppia la polemica per quanto riguarda i bambini. La principale struttura di riferimento in caso di contagi è il Microcitemico di Cagliari. Ma le associazioni di pazienti non ci stanno: Asgop, L’altra cicogna, Thalassa azione, Associazione bambini ospedalizzati Sardegna e il comitato “Difendiamo il Microcitemico di Cagliari” dicono che «un ospedale con corridoi stretti, pochi ascensori, senza un punto di rianimazione o terapia intensiva non è il luogo adatto in cui fornire le migliori cure possibili». Non solo: la presenza di bambini colpiti da coronavirus metterebbe a rischio «la salute degli altri pazienti. Tra loro – ci sono donne in gravidanza, talassemici, pazienti pediatrici oncologici, immunodepressi e talassemici: tutte categorie che andrebbero protette e non potenzialmente esposte al contagio».
Il sardo a Milano. Il paziente cagliaritano in trasferta in Lombardia per ragioni di salute è tenuto sotto stretto controllo anche perché affetto da altre patologie. E i suoi familiari – la moglie e la figlia che si trovano con lui nel Nord Italia – sono sotto sorveglianza così come prevede il protocollo sanitario. Che è stato attivato anche nei confronti di altre persone con le quali l’uomo è entrato in contatto nei giorni precedenti alla comparsa della febbre. Con il passare delle ore è sempre più probabile che il cagliaritano abbia contratto il virus in Lombardia, dove da qualche tempo si recava di frequente per sottoporsi a visite mediche e cure di tipo oncologico. Molto meno probabile per questo che possa avere contagiato qualcuno in Sardegna, al ritorno da una delle trasferte milanesi: al momento non ci sono nell’isola persone a lui vicine in regime di quarantena, né tra i familiari né nella cerchia di amici o conoscenti. Nessuno è stato sottoposto a tampone: al momento l’unico eseguito in Sardegna (con esito negativo) è quello a una donna di Porto Torres che al rientro da un viaggio in Brianza presentava una febbre sospetta.
La macchina è pronta. «Siamo costantemente al lavoro per rafforzare tutte le misure di sicurezza che garantiscano la salute pubblica e la sicurezza dei cittadini nelle eventuali situazioni di criticità. Con questo obiettivo la protezione civile, in raccordo con il sistema sanitario regionale, provvederà a posizionare davanti ai pronto soccorso le tensostrutture che saranno utilizzate per i pre-triage delle persone che presentano problemi alle vie respiratorie». Così il presidente della Regione Christian Solinas riferendosi ai tendoni/ambulatorio presso i pronto soccorso: ieri la struttura è stata allestita a Sassari. «Si tratta di una misura precauzionale per realizzare un percorso dedicato alle persone che manifestano sintomi compatibili con il coronavirus anche se non si tratta di casi sospetti, garantendo la massima sicurezza alle persone che si rivolgono al pronto soccorso», puntualizza l’assessore della Sanità Mario Nieddu. I vertici della sanità regionale ricordano che da ieri è attivo su tutto il territorio della Sardegna il numero verde 800311377 dedicato alle informazioni relative al Covid-19. Il numero, che sostituisce tutti i precedenti, sarà attivo tutti i giorni, festivi compresi, dalle 8 alle 20. Per le ore notturne si rimanda al 1500 istituito dal Ministero della Salute e al 118.
La polemica. Se le strutture sanitarie dell’isola sono pronte ad accogliere eventuali ricoveri, scoppia la polemica per quanto riguarda i bambini. La principale struttura di riferimento in caso di contagi è il Microcitemico di Cagliari. Ma le associazioni di pazienti non ci stanno: Asgop, L’altra cicogna, Thalassa azione, Associazione bambini ospedalizzati Sardegna e il comitato “Difendiamo il Microcitemico di Cagliari” dicono che «un ospedale con corridoi stretti, pochi ascensori, senza un punto di rianimazione o terapia intensiva non è il luogo adatto in cui fornire le migliori cure possibili». Non solo: la presenza di bambini colpiti da coronavirus metterebbe a rischio «la salute degli altri pazienti. Tra loro – ci sono donne in gravidanza, talassemici, pazienti pediatrici oncologici, immunodepressi e talassemici: tutte categorie che andrebbero protette e non potenzialmente esposte al contagio».
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