Scuole di specializzazione, più borse di studio
Il Consiglio vota all’unanimità lo stanziamento di 5 milioni: destinatati i laureati sardi in medicina
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CAGLIARI. Centonovanta posti in più nelle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia, riservati ai laureati sardi, per provare a mettere una pezza ai vuoti in organico negli ospedali e in tutta la sanità. All’unanimità il Consiglio regionale ha approvato la legge che stanzia sin da subito 5 milioni per aumentare il numero delle borse di studio sin da questo anno accademico. Come annunciato nei giorni scorsi, lo sbarramento per evitare che i posti finiscano a laureati della penisola è in uno degli articoli: «Potranno ottenerla i medici non specializzati che risiedono in Sardegna da almeno dieci anni negli ultimi venti». C’è poi un secondo criterio stringente: al momento dell’iscrizione, una volta ottenuta la borsa di studio «lo specializzando dovrà impegnarsi a lavorare per almeno cinque anni nel sistema sanitario regionale». In origine le proposte di legge erano quattro, presentate dal Psd’Az, dai Progressisti, dall’Udc e dalla Lega, poi sono state unificate nella legge licenziata dall’Aula.
Annalisa Mele della Lega ha detto: «È questo un primo passo per risolvere la carenza di medici che già c’è ma di sicuro aumenterà nei prossimi anni. Il secondo passo – ha aggiunto – dovrà essere quello di coprire anche i vuoti in organico che ci sono nelle altre professioni sanitarie». Daniele Cocco, Leu, ha ribadito la necessità di garantire ai «laureati sardi in medicina un percorso riservato per accedere alle scuole di specializzazione e soprattutto evitare che non emigrino subito dopo la seconda laurea». Francesco Agus, Progressisti, ha aggiunto: «Abbiamo dato più forza a una legge del 1992, sempre sulle borse di studio, ma che senza requisiti chiari rischiava di emarginare comunque l’ingresso dei sardi nelle scuole». Approvata all’unanimità la legge, ha avuto comunque un suo piccolo caso. È stato quando l’emendamento presentato da Liberi e Uguali, che imponeva agli specializzandi la conoscenza anche della lingua sarda, è stato bocciato da una parte del centrodestra con in testa il Psd’Az ma non la Lega. A quel punto il commento di Leu è stato inevitabile: «I sardisti hanno negato l’esistenza della lingua sarda».
Annalisa Mele della Lega ha detto: «È questo un primo passo per risolvere la carenza di medici che già c’è ma di sicuro aumenterà nei prossimi anni. Il secondo passo – ha aggiunto – dovrà essere quello di coprire anche i vuoti in organico che ci sono nelle altre professioni sanitarie». Daniele Cocco, Leu, ha ribadito la necessità di garantire ai «laureati sardi in medicina un percorso riservato per accedere alle scuole di specializzazione e soprattutto evitare che non emigrino subito dopo la seconda laurea». Francesco Agus, Progressisti, ha aggiunto: «Abbiamo dato più forza a una legge del 1992, sempre sulle borse di studio, ma che senza requisiti chiari rischiava di emarginare comunque l’ingresso dei sardi nelle scuole». Approvata all’unanimità la legge, ha avuto comunque un suo piccolo caso. È stato quando l’emendamento presentato da Liberi e Uguali, che imponeva agli specializzandi la conoscenza anche della lingua sarda, è stato bocciato da una parte del centrodestra con in testa il Psd’Az ma non la Lega. A quel punto il commento di Leu è stato inevitabile: «I sardisti hanno negato l’esistenza della lingua sarda».
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