Fotovoltaico a Fiume Santo nell’area dei gruppi 1 e 2

Ep muove la prima pedina del complesso risiko che ridefinirà il mercato sardo Presentato un progetto analogo a sud, nell’area industriale di Cagliari

CAGLIARI. Due mega impianti fotovoltaici potrebbero nascere a nord e a sud dell’isola, nelle aree industriali abbandonate o comunque non attive. Altrettante domande sono state presentate nei giorni scorsi agli uffici dell’assessorato regionale all’ambiente che dovrà avviare le valutazioni di impatto ambientale.

In totale la potenzia dei due impianti è di 98 megawatt, e quindi la taglia è medio-alta, ma quello che più interessa sono i soggetti proponenti le due iniziative.

Nord. Nel nord Sardegna è Ep Produzione, la società di Eph, che controlla e gestisce la centrale elettrica di Fiumesanto, ad avere presentato, attraverso il suo braccio operativo Fiume Santo spa in Regione l’istanza. Il progetto è relativo alla realizzazione di un impianto fotovoltaico di produzione di energia da fonte solare, di potenza di picco complessiva pari a 17,6 megawatt, a Cabu Aspru. «Il progetto – riporta la nota di presentazione – ricade all’interno di un’area di proprietà della società Fiume Santo Spa, in corrispondenza delle aree precedentemente occupate dai gruppi 1 e 2 della centrale termoelettrica convenzionale alimentata a olio combustibile denso, denominata “area ex gruppi 1 e 2”. L’iniziativa di Ep è importante perchè il primo passo della multinazionale del magnate ceco Daniel Kretinsky dopo la decisione del governo di procedere senza indugi (ma prima dell’attuale emergenza sanitaria) verso l’addio al carbone. In una delle rare interviste concesse alla stampa, lo stesso Kretinsky lo scorso novembre al Corriere della Sera aveva dichiarato la sua disponibilità a convertire Fiumesanto a biomasse e a «offrire soluzioni a gas» nel caso in cui il processo della metanizzazione venisse accelerato. Adesso arriva il progetto del fotovoltaico, che lascia intendere ulteriori step a breve. «L’area interessata dallo sviluppo dell’impianto – si legge nei documenti presentati – risulta particolarmente idonea a questo tipo di utilizzo in quanto caratterizzata da un irraggiamento solare tra i più alti del Paese, dalla quasi totale assenza di rischi legati a fenomeni quali calamità naturali e, infine. Obiettivo strategico anche la valorizzazione del suolo di un’area industriale che, risulta di scarsa appetibilità.

Sud. Anche in questo caso l’intervento ricade in una area industriale, quella del Cacip, tra i comuni di Uta e Assemini, destinata ad uso agricolo ma abbandonata, ed è più consistente, perchè prevede una potenza di esercizio di 79 megawatt, su una superficie ben più grande di quella usata da Ep a nord. Il proponente del progetto è Graziella Green Power, società di Graziella Holding S.r.l. che opera nel campo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. La società è, con oltre 30 siti in attività, tra i maggiori produttori di energia elettrica da fotovoltaico in Italia. Graziella Green Power è impegnata nello sviluppo di impianti nei settori della geotermia, della bioenergia e dell’eolico. La sede operativa è ad Arezzo in Toscana, e la società si è specializzata nella ricerca geotermica, visto che è titolare di 14 permessi di ricerca, un decimo di quelli del totale presentati in Italia per lo sfruttamento delle risorse geotermiche a media entalpia.

Adesso lo sbarco in Sardegna con un impianto di dimensioni medio-alte, per le taglie italiane, ma sicuramente piccolo se confrontato con altre nazioni. L’aspetto positivo di entrambi i progetti è che insistono in aree industriali, in parte o del tutto compromesse, di difficile o impossibile recupero ambientale virtuoso. Questo metodo, far realizzare impianti energetici comunque impattanti, se non altro dal punto di vista estetico, sull’ambiente naturale, in aree compromesse è infatti una pratica comunemente usata in tutti i paesi industrializzati. Non da noi.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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