L'sos dalla Svezia di una trentenne di Cuglieri: siamo abbandonati

Cristina è affetta da una malattia cronica: «Sono a rischio ma non mi fanno il test»

SASSARI. Mancano le diagnosi, lo Stato fa orecchie da mercante e la voglia di ritornare a casa sarebbe tantissima. Solo che non è possibile perché la Svezia ha scelto una strada diversa dagli altri Stati europei. Nonostante tutto. Cristina Rosa, trentenne di Cuglieri, ha vissuto in Svezia per anni e dopo una lunga interruzione dovuta a un periodo di malattia, è ritornata a Stoccolma per completare un suo lavoro: registrare un album musicale. Non è stato un viaggio in solitaria, Cristina per motivi di salute è costretta ad appoggiarsi a un’assistente che le garantisce il sostegno di cui ha bisogno e il biglietto è stato staccato prima che l’Europa iniziasse a rincorrere l’epidemia causata dal Covid-19. Adesso è in Stoccolma ma la gestione svedese del virus la spaventa, come spaventa gli altri italiani. Perché in Svezia, per adesso, funziona così: tamponi solo a chi è già ricoverato e pochissime restrizioni per tutti gli altri. Giusto qualche consiglio, come lavarsi le mani quando si entra in contatto con persone affette dal Covid-19. Punto. Sembra quasi che l’obiettivo sia raggiungere l’immunità di gregge prima possibile, contare le perdite e andare avanti come se niente fosse. Senza nemmeno comunicare i posti disponibili in terapia intensiva. Un piano che non rispetta le indicazioni dell’Oms e che terrorizza chi sente cosa accade nel resto del mondo. Ecco perché molti vorrebbero rientrare seduta stante e altri, come Cristina, si prodigano per attivare un dialogo tra le istituzioni italiane e quelle svedesi.

«Due settimane fa ho preso una bronchite virale ma mi hanno negato il test nonostante fossi una paziente a rischio – racconta Cristina –. Hanno fatto lo stesso una settimana fa, quando avevo necessità di altre cure. La bronchite non era passata e mi hanno detto che non avrei avuto accesso al test. L'hanno comunicato anche alla nostra ambasciata, che me l'ha scritto. Perché anche se sono paziente una paziente rischio, il test si fa solo a chi è in ospedale. Intanto anche chi è a contatto con persone infette può andare tranquillamente al lavoro. È assurdo». Il mito dell’efficienza svedese, dunque, crolla come un castello di carte: «Efficienza? Dicono di lasciare a casa i vecchi e malati, così la popolazione può vivere normalmente. Non fanno test, consigliano l’isolamento e proseguono sulla loro strada. Nella mia condizione non credo di poter affrontare un viaggio, perlomeno non ora, ma parlo a nome di tanti sardi e italiani che vogliono tornare a casa. E questo la dice lunga visto il numero di morti registrato in questi giorni. Io ho la fortuna di stare in una casa con giardino, isolata, ma altri non sono nelle mie condizioni. Qualcuno deve fare qualcosa. Noi ci stiamo provando ma è complicato e in Svezia non ci aiuta nessuno». Cristina adesso sta bene, ma la preoccupazione cresce con il passare delle ore. La sua e quella dai tanti connazionali bloccati in Svezia.

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