Addio a Lucia Bosè diva bellissima che sposò un torero
di Giorgio Gosetti
L’attrice milanese è morta ieri in Spagna. Aveva 89 anni Fu Miss Italia poi passò al cinema con Visconti e Antonioni
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ROMA. L’ultima volta che in Italia abbiamo avuto la fortuna di vederla è stata nel 2019 alla Festa del Cinema di Roma. Minuta ed elegante, col vezzo dei capelli virati al blu di Prussia, disponibile e curiosa, non parlava troppo volentieri del suo passato. Lucia Bosè - morta ieri a 89 anni a Segovia, secondo i media spagnoli, vittima del coronavirus - mostrava piuttosto un’insaziabile passione per quel cinema che due volte aveva sedotto e abbandonato, per i nuovi talenti, per il documentario. Era stata una diva amatissima e distante, ma si preoccupava di più di mostrare il suo lato sorridente e amichevole con cui, pian piano, aveva ritrovato la sua natura più autentica.
Non è facile fissare un'immagine di Lucia Bosè, specie per chi non ha avuto la fortuna di vivere la dorata stagione in cui, da ragazzina spensierata a commessa di pasticceria nella sua Milano, si trasformò in popolare star di Cinecittà grazie all’inattesa partecipazione al concorso per Miss Italia 1947. Vinse, nonostante fossero arrivate in finale concorrenti come Gianna Maria Canale e Gina Lollobrigida (seconda e terza), Silvana Mangano e Eleonora Rossi Drago. Al negozio l’aveva notata Luchino Visconti, avrebbe dovuto interpretare “Riso amaro” con Giuseppe De Santis, ma la famiglia si oppose considerando il ruolo sconveniente e il suo posto venne preso proprio dalla Mangano. Testardo, il regista la richiamò per “Non c’è pace tra gli ulivi” (1950) e poi per “Roma ore 11”. Ma è stato Michelangelo Antonioni a farne un’attrice versatile e «diversa» dalla tradizione neorealista prima con “Cronaca di un amore” (sempre del 1950) e poi con “La signora senza camelie” (1953).
Il suo tumultuoso fidanzamento con Walter Chiari durò finché, arrivata in Spagna per un film di Luis Berlanga (“Gli egoisti”, 1955) la sua vita cambiò. Era ormai una diva internazionale, lavorava con Cocteau e Bunuel, parlava il francese, aveva affinato una recitazione straniata e segreta che la vedeva rivaleggiare con Silvana Mangano. Ma a Madrid, a una cena, conobbe il torero Dominguin che sposò nello stesso 1955. Un matrimonio d’amore e passione che le regalava tre figli (il notissimo Miguel, Lucia e Paola) ma la privava del set. Da vero padre-padrone il torero più famoso di Spagna le impose infatti la chiusura della carriera artistica. Dopo più di dieci anni la loro unione finì tempestosamente e Lucia ritrovò il piacere del cinema.
Non è facile fissare un'immagine di Lucia Bosè, specie per chi non ha avuto la fortuna di vivere la dorata stagione in cui, da ragazzina spensierata a commessa di pasticceria nella sua Milano, si trasformò in popolare star di Cinecittà grazie all’inattesa partecipazione al concorso per Miss Italia 1947. Vinse, nonostante fossero arrivate in finale concorrenti come Gianna Maria Canale e Gina Lollobrigida (seconda e terza), Silvana Mangano e Eleonora Rossi Drago. Al negozio l’aveva notata Luchino Visconti, avrebbe dovuto interpretare “Riso amaro” con Giuseppe De Santis, ma la famiglia si oppose considerando il ruolo sconveniente e il suo posto venne preso proprio dalla Mangano. Testardo, il regista la richiamò per “Non c’è pace tra gli ulivi” (1950) e poi per “Roma ore 11”. Ma è stato Michelangelo Antonioni a farne un’attrice versatile e «diversa» dalla tradizione neorealista prima con “Cronaca di un amore” (sempre del 1950) e poi con “La signora senza camelie” (1953).
Il suo tumultuoso fidanzamento con Walter Chiari durò finché, arrivata in Spagna per un film di Luis Berlanga (“Gli egoisti”, 1955) la sua vita cambiò. Era ormai una diva internazionale, lavorava con Cocteau e Bunuel, parlava il francese, aveva affinato una recitazione straniata e segreta che la vedeva rivaleggiare con Silvana Mangano. Ma a Madrid, a una cena, conobbe il torero Dominguin che sposò nello stesso 1955. Un matrimonio d’amore e passione che le regalava tre figli (il notissimo Miguel, Lucia e Paola) ma la privava del set. Da vero padre-padrone il torero più famoso di Spagna le impose infatti la chiusura della carriera artistica. Dopo più di dieci anni la loro unione finì tempestosamente e Lucia ritrovò il piacere del cinema.
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