Coronavirus, gli infermieri sardi all’attacco: noi trattati da servi
Gli ordini delle 4 province: siamo in prima linea, ma i medici reclutati con contratti più vantaggiosi
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Anche gli infermieri sono sul piede di guerra. Gli ordini di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano non ci stanno a passare per quelli che in un momento difficile hanno rifiutato nuove assunzioni. E lo fanno con durissimo comunicato in cui accusano la Regione di avere privilegiato i medici rispetto a loro. «Non è accettabile che si pretenda dalla componente infermieristica disponibilità, abnegazione, silenzio e poi si venga attaccati e tacciati di essere preoccupati rispetto a proposte lavorative quantomeno discutibili, e tra l’altro considerati irresponsabili – si legge nella nota formata da presidenti degli ordini Pierpaolo Pateri di Cagliari, Piero Bulla di Sassari, Raffaele Secci di Oristano e Roberto Sogos di Nuoro –. È di poche ore fa la notizia di un reclutamento di figure mediche da parte della Protezione Civile, con un trattamento ben diverso da quello proposto alla parte infermieristica. Non è certamente questo il momento di innescare o alimentare battaglie di nessun tipo, ma come professionisti ci sentiamo ancora una volta vilipesi da chi ha il dovere di riconoscere il sacrificio e la professionalità messa in campo al servizio dell’intera comunità. Forse è aumentato il rischio o il bisogno di una sola categoria? Forse è più elevato il rischio in una categoria piuttosto di un’altra? ».
«Come infermieri – continua la nota – abbiamo sempre sostenuto che nell’immediato l’unico pensiero fosse l’emergenza Covid-2019 e ne siamo ancora convinti: ma non permettiamo che ci si tratti da servi silenziosi. A livello regionale si è più volte manifestata la disponibilità alla collaborazione nel coordinamento della attività delle professioni infermieristiche. Non è arrivata nessuna risposta. Quello che sta avvenendo è sotto gli occhi di tutti: i pazienti che necessitano di assistenza sono sotto la responsabilità diretta dell’infermiere (e questo lo sostiene la norma), ma soprattutto a dimostrazione che la stessa professione va gestita e coordinata da infermieri che negli anni hanno sviluppato competenze e formazione per farlo. Per concludere – dicono – garantiamo che passata la fase critica ci sarà molto da discutere sui modi con cui si è affrontata l’emergenza».
«Come infermieri – continua la nota – abbiamo sempre sostenuto che nell’immediato l’unico pensiero fosse l’emergenza Covid-2019 e ne siamo ancora convinti: ma non permettiamo che ci si tratti da servi silenziosi. A livello regionale si è più volte manifestata la disponibilità alla collaborazione nel coordinamento della attività delle professioni infermieristiche. Non è arrivata nessuna risposta. Quello che sta avvenendo è sotto gli occhi di tutti: i pazienti che necessitano di assistenza sono sotto la responsabilità diretta dell’infermiere (e questo lo sostiene la norma), ma soprattutto a dimostrazione che la stessa professione va gestita e coordinata da infermieri che negli anni hanno sviluppato competenze e formazione per farlo. Per concludere – dicono – garantiamo che passata la fase critica ci sarà molto da discutere sui modi con cui si è affrontata l’emergenza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
