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Il modello coreano per sconfiggere il virus

Luca Rojch
Il modello coreano per sconfiggere il virus

L’economista Sabatini spiega come grazie a un app il contagio si sia circoscritto. Nel Paese orientale che confina con la Cina i positivi e le vittime sono modesti

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SASSARI Il grande fratello sconfiggerà il grande flagello. L’arma segreta per affrontare l’inarrestabile morbo è una applicazione da scaricare sul telefonino che può diventare il più efficace degli antivirus. Mai come ora virtuale e reale si intrecciano nella battaglia contro l’inarrestabile coronavirus. Nulla di nuovo in realtà, perché c’è chi ha già un modello vincente. «Dobbiamo copiare e adattare il sistema coreano, l’unico che si è mostrato efficace».

A spiegarlo è Fabio Sabatini, professore associato di Politica economica alla Sapienza università di Roma. Sabatini da settimane porta avanti l’esempio del modello della Sud Corea. «Sono riusciti a contenere in modo incredibile la diffusione del virus – dice Sabatini –, e lo hanno fatto grazie all’utilizzo di una app e di un sistema di intervento efficientissimo, ma che può essere riprodotto anche qua in Italia. Grazie a questo sistema hanno bloccato la diffusione del virus. Adesso l’indice di letalità in Corea del Sud è dello 0,7 per cento. In Lombardia è dell’8 per cento». Sabatini da settimane spiega l’importanza dell’approccio utilizzato in Corea del sud. E in molti elogiano il modello che viene proposto. Anche l’ex governatore Francesco Pigliaru è un sostenitore di questo metodo e sul suo profilo Facebook spiega perché può essere la svolta.

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Lockdown. Sabatini non ha dubbi. «Certo il lockdown, la chiusura totale di ogni attività, è indispensabile per prendere tempo e rallentare la diffusione del virus , ma non basta – spiega –. I motivi sono semplici. Per prima cosa i contagiati sono più di quelli che vengono rilevati in modo ufficiale. C’è un esercito di positivi sommersi che non sono stati censiti. C’è anche un altro aspetto fondamentale. Anche se il lockdown avrà effetto bastano minuscoli focolai perché il contagio divampi nuovamente. Uno studio di Science sostiene che basterebbero anche solo quattro persone. Questi dati ci devono far riflettere e far capire quanto sia fondamentale il tracciamento digitale».

Made in Taiwan. Non solo la Corea, ma anche Taiwan, che confina proprio con le regioni della Cina in cui c’erano le maggiori aree di contagio, ha avuto un numero di casi e di vittime irrisori rispetto all’ecatombe dei suoi vicini. La spiegazione è sempre la stessa. L’utilizzo della applicazione. Il funzionamento è semplice. L’app viene installata sul telefonino e traccia e registra tutti gli spostamenti. Per due volte al giorno chiede al proprietario del telefono quali siano le proprie condizioni di salute. A seconda della risposta, se si denuncia qualche sintomo di coronavirus si viene raggiunti da una task force che fa subito il tampone. In caso di positività, con il gps del telefono si ricostruiscono tutti gli spostamenti e i contatti avuti. Si fanno quindi i tamponi a tutte le persone con cui si sono avuti i contatti. «In questo modo si riesce a circoscrivere il contagio da subito e si isolano anche gli asintomatici e i preasintomatici – continua Sabatini –. È chiaro che con la somma di lockdown e di controllo con l’app si riuscirebbe a limitare il contagio in molte aree italiane. È chiaro che con questo sistema a Milano e in Lombardia, dove il contagio è troppo vasto, non si potrebbe intervenire in modo efficace, ma in molte aree della penisola si riuscirebbe a spezzare la catena del contagio. Come per esempio nel Lazio o in Sardegna».

La privacy. Il sistema ha come suo difetto il fatto che entra in modo importante nella vita privata delle persone. «Certo è un aspetto che abbiamo presente – aggiunge Sabatini –, ma in questo caso si deve mettere sulla bilancia il fatto che da una parte c’è la salute pubblica e la vita di migliaia di persone davanti a una pandemia che sembra inarrestabile. Dall’altra c’è la privacy del singolo. Credo che si possa temporaneamente rinunciare alla propria privacy per la difesa di un bene superiore».

L’approccio. Questo sistema ideato dalla Corea ha avuto risultati sorprendenti: 104 morti e 8900 casi. In Italia ci sono 5700 morti e 59mila positivi. «E la sua importanza – conclude Sabatini – non è legata solo al presente, al modo per limitare il contagio in questo momento. Ma sarà importante in modo particolare una volta che il lockdown sarà passato. Perché si dovrà evitare che si formino ulteriori focolai e ci sia una nuova ondata. Il lockdown serve per guadagnare tempo, per organizzare la controffensiva nei confronti del virus. In Corea del sud il coronavirus si è diffuso più rapidamente che da noi, ma l’hanno tenuto sotto controllo grazie a questa organizzazione capillare che ha consentito di fare test a tappeto e non random come è stato fatto in Italia. Ecco perché è essenziale adottare questo modello se si vuole affrontare e sconfiggere il virus».

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