Coronavirus, il compagno di Laura Cosseddu non ce l’ha fatta
La 44enne di Carbonia ne ha dato notizia su Facebook: l’uomo aveva 59 anni
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SASSARI. Qualche giorno fa Laura Cosseddu, 44enne di Carbonia, si era rivolta dalle pagine della Nuova ai sardi, suoi corregionali, per spiegare loro la pericolosità del coronavirus. Lo ha fatto raccontando la sua terribile esperienza nel reparto di malattie infettive del Niguarda di Milano e la contestuale battaglia del compagno nella terapia intensiva dello stesso ospedale. Una battaglia che purtroppo Luciano Ruvolo ha perso. L’uomo, siciliano, 59 anni, è morto dopo venti giorni di ricovero al Niguarda. Nulla ha potuto contro la peste del nuovo millennio. A darne notizia è stata la compagna sulla pagina Facebook che in queste settimane lei ha utilizzato per sensibilizzare i suoi amici - e non solo - sulla insidiosità del Covid-19.
La donna aveva avuto i primi sintomi la mattina del 24 febbraio, quando si era presentata al lavoro, un’agenzia di design a Milano. «Avevo un po’ di tosse e ho comunicato che avrei lavorato da casa per tutta la settimana – aveva raccontato alla Nuova –. A un certo punto al mio compagno è salita la febbre, sembrava fosse la classica influenza. Abbiamo chiamato il medico, lui ha prescritto un antibiotico ma non scendeva». Nel frattempo anche lei ha iniziato ad avere tosse, febbre, dolori alle ossa. Ma lui, il compagno, stava ancora male. Il 2 marzo Laura ha chiamato l’ambulanza, l’uomo, positivo al coronavirus, è stato ricoverato immediatamente e l’indomani anche lei. La donna è stata una settimana in malattie infettive - «la settimana peggiore della mia vita, anche perché la mia sofferenza era per lui, sapevo che stava peggiorando» - e poi è arrivata la notizia della guarigione. «Sono blindata in casa, sospesa in attesa di notizie», aveva detto pochi giorni fa alla Nuova. L’altra sera purtroppo la notizia che mai avrebbe voluto sentire è arrivata. Luciano non ce l’ha fatta. «Sei e sarai sempre al mio fianco, in ogni gesto, sorriso, lacrima – ha scritto Laura su Facebook –. Ora non mi lascerai più, e non avrò paura di nulla con te al mio fianco. Ciao goru meu, vita mea. Ti amo». (al.pi.)
La donna aveva avuto i primi sintomi la mattina del 24 febbraio, quando si era presentata al lavoro, un’agenzia di design a Milano. «Avevo un po’ di tosse e ho comunicato che avrei lavorato da casa per tutta la settimana – aveva raccontato alla Nuova –. A un certo punto al mio compagno è salita la febbre, sembrava fosse la classica influenza. Abbiamo chiamato il medico, lui ha prescritto un antibiotico ma non scendeva». Nel frattempo anche lei ha iniziato ad avere tosse, febbre, dolori alle ossa. Ma lui, il compagno, stava ancora male. Il 2 marzo Laura ha chiamato l’ambulanza, l’uomo, positivo al coronavirus, è stato ricoverato immediatamente e l’indomani anche lei. La donna è stata una settimana in malattie infettive - «la settimana peggiore della mia vita, anche perché la mia sofferenza era per lui, sapevo che stava peggiorando» - e poi è arrivata la notizia della guarigione. «Sono blindata in casa, sospesa in attesa di notizie», aveva detto pochi giorni fa alla Nuova. L’altra sera purtroppo la notizia che mai avrebbe voluto sentire è arrivata. Luciano non ce l’ha fatta. «Sei e sarai sempre al mio fianco, in ogni gesto, sorriso, lacrima – ha scritto Laura su Facebook –. Ora non mi lascerai più, e non avrò paura di nulla con te al mio fianco. Ciao goru meu, vita mea. Ti amo». (al.pi.)
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