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Il picco di contagi è vicinissimo

Il picco di contagi è vicinissimo

Gli scienziati concordano: l’Italia è prossima al momento massimo di infetti

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[FIRMA&LUOGO]di Enrica Battifoglia

<MC>ROMA

[TESTO]È ormai vicino il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia, anche se la curva epidemica riduce la sua velocità molto lentamente, come testimoniano i dati. «Il picco è vicino, bisognerà vedere che cosa succede nelle prossime ore», ha osservato il fisico Giorgio Sestili, fra i curatori della pagina Facebook «Coronavirus-Dati e analisi scientifiche». Cominciano a vedersi segnali incoraggianti: «Un'analisi, per esempio, mostra che si sta stabilizzando l'andamento del rapporto fra il numero dei tamponi positivi e il totale dei tamponi eseguiti, finora sempre in salita», ha detto ancora Sestili. Anche il numero dei decessi «non segna un balzo verso l'alto». Ottimista anche il direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra: «Le misure sembrano avere effetto», ha detto nella conferenza stampa della Protezione civile. «Misuriamo adesso quanto è accaduto 15-20 giorni fa. Adesso - ha aggiunto - è importante non abbassare la guardia in un momento così critico, nel quale si vede un rallentamento della velocità di incremento della curva e nei prossimi giorni speriamo in una diminuzione sostenuta della casistica». Un altro tema di primo piano è la protezione del personale sanitario: «I livelli di contagio sono elevati - ha dichiarato il vicecapo della Protezione Civile, Agostino Miozzo - e questo significa che il personale si è esposto in prima persona. Queste persone devono essere tutelate, non soltanto con dispositivi e mascherine ad hoc. Deve essere anche garantita loro la capacità diagnostica per capire se sono positivi. E che non vengano esposti alla possibilità di contagiare i loro pazienti». Fare i tamponi a medici e infermieri è importante, ha aggiunto, anche considerando che «quanto più precocemente si cominciano le terapie, più è positivo il risultato clinico». Sul fronte della ricerca, infine, nuovi dati confermano che l'epidemia da coronavirus abbia affondato le radici in Lombardia già in gennaio: l'analisi dei dati genetici condotta dall'Università Statale di Milano indica il virus ha iniziato a circolare in modo nascosto già da fine gennaio in Europa e in Italia.

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