La Nuova Sardegna

Cig, boom di richieste gli assegni in ritardo

di Silvia Sanna
Cig, boom di richieste gli assegni in ritardo

I sindacati lanciano l’allarme: per l’Inps sarà impossibile rispettare i tempi  La richiesta: liquidità alle aziende per anticipare gli importi ai lavoratori 

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SASSARI. L’ottimismo del premier Giuseppe Conte «ho chiesto di pagare la cassa integrazione entro il 15 aprile» si scontra con la durissima realtà fotografata dalle migliaia di pratiche già aperte e da altre migliaia che arriveranno a breve. Per l’Inps un super lavoro: è stato calcolato che in 15-20 giorni dovrà affrontare e risolvere un numero di richieste che normalmente gestisce nell’arco di 1 o 2 anni. Anche se gli organici saranno potenziati e si lavorerà senza guardare mai l’orologio, è chiaro che ci saranno ritardi. E molte persone messe a casa dall’emergenza Covid-19 rimarranno senza l’assegno di cassa integrazione. L’allarme è altissimo e la richiesta è una sola: le aziende hanno bisogno di liquidità per anticipare le somme ai dipendenti. «Altrimenti sarà il caos», dice Cristiano Ardau, segretario generale Uil Tucs e presidente centro studi Uil. In Sardegna in particolare, dove sono pochissime le aziende in grado di fare fronte all’emergenza senza l’aiuto della Regione e dello Stato: per evitare un’ondata di nuovi poveri – vedi i lavoratori del commercio, del turismo e dei servizi, cioé di tutti i settori non essenziali in questa fase – occorrono misure forti e soprattutto rapide: «L’apparato produttivo del nostro Paese è in ibernazione – spiega Ardau, è stata staccata la corrente elettrica. E la ripartenza non è automatica».

Il cura Italia. Quattro articoli per dare il via libera alla cassa integrazione, sia per le imprese che hanno già accesso a quella ordinaria sia quelle sinora escluse. Dal 18 marzo è partita la corsa alle domande, con l’obbligo – per le attività con più di 5 dipendenti – di attivare la consultazione sindacale. Il decreto non chiarisce quali percorsi di sostegno possano attivare le aziende con più di 50 dipendenti che infatti ancora non hanno attivato richieste di cig. In Sardegna qualcosa di importante è stato fatto l’altro ieri, con l’accordo siglato tra la Regione e i sindacati per la cassa integrazione in deroga ai lavoratori di tutti i settori, nessuno escluso, compresi dunque gli stagionali e gli autonomi. «Bene – il commento di Francesca Ticca, segretaria generale Uil Sardegna – I fondi nazionali non sono sufficienti, dunque l'intervento della Regione con risorse aggiuntive è molto importante. La finanziaria regionale andava bene durante il periodo antecedente l'emergenza, ma ora bisogna rimetterci mano e garantire la sopravvivenza di lavoratori e imprese di tutti i settori colpiti affinché ci sia una possibilità di ripresa quanto prima».

Il bonus. È di 600 euro e sarà erogato a cinque categorie di lavoratori: gli autonomi, le partite Iva, lavoratori agricoli, del turismo e dello spettacolo. Mentre la corsa alla cassa integrazione è già partita, queste cinque categorie resteranno in stand by sino alla settimana prossima: solo a partire da lunedì sarò possibile presentare le domande nel sito dell’Inps, la procedura sarà interamente digitale. Il bonus inizialmente previsto solo per il mese id marzo, quasi certamente sarà erogato anche per aprile, in misura proporzionale alla durata delle restrizioni e dunque alla chiusura delle attività. A beneficiarne, secondo i calcoli, saranno circa 5milioni di italiani. La polemica sull’importo del bonus è rovente: con 600 euro si pagano le spese correnti, cioè quelle alimentari e le bollette. E il resto? Non si sa. È chiaro che le risorse non bastano, soprattutto se nella stessa famiglia ci sono due partite Iva o un solo reddito. L’ex ceto medio che rischia di finire al tappeto, colpito e affondato dal nemico invisibile chiamato coronavirus.

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