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Coronavirus, gli animalisti protestano: «Sfamare i randagi non è vietato»

Una volontaria dà da mangiare a sette gatti
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Una volontaria dà da mangiare a sette gatti

I carabinieri fermano i volontari, ma il decreto tutela gatti e cani

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CAGLIARI. Portare cibo e acqua a gatti e cani randagi nella propria città e fuori dal proprio comune di residenza è consentito anche in tempi di coronavirus, i decreti del Governo nazionale e le ordinanze della Regione non lo vietano e abbandonare al proprio destino gli animali è un reato. La precisazione arriva in questi giorni dalla Lav, dall’Enpa e da altre associazioni nazionali impegnate a garantire in questa fase difficile l’assistenza vitale alle colonie feline e agli altri randagi minacciati dall’applicazione troppo restrittiva delle norme di profilassi imposte per tenere a bada il contagio da Covid-19. Precisazione necessaria perché dopo il decreto del 26 maggio che ha proibito gli spostamenti da comune a comune, replicando in termini diversi quant’era già previsto nei decreti precedenti, le forze dell’ordine hanno bloccato l’attività dei volontari e ne hanno denunciato due a Cagliari che volevano solo sfamare alcuni gatti.

Le associazioni, in un clima di forte protesta, hanno chiesto al Prefetto di Cagliari di richiamare carabinieri, polizia e Guardia di Finanza al contenuto delle norme, peraltro già chiarissimo dallo scorso 12 marzo quando il Ministero della Salute, in un allegato firmato dai direttori generali Silvio Borrello e Massimo Casciello ha trasmesso a prefetture, assessorati regionali alla sanità, province e servizi veterinari l’interpretazione autentica della legge anche nella parte che riguarda gli animali randagi. E’ scritto nella nota: «Sono consentite le attività di accudimento e gestione degli animali presenti nelle strutture zootecniche autorizzate-registrate dal servizio veterinario ivi compresi canili, gattili e l’accudimento e cura delle colonie feline e dei gatti in stato di libertà garantite dalla legge 281/91». La nota specifica che «gli spostamenti relativi alla cura degli animali di affezione rientrano nella deroga relativa ai motivi di salute, in quanto sono da estendersi anche alla sanità animale, in conformità delle disposizioni previste nei decreti della Presidenza dei consiglio dei ministri». Quindi nell’autocertificazione da consegnare agli eventuali controlli va indicato nei motivi dello spostamento quello di salute, che garantisce il via libera anche per i tragitti di passaggio da comune a comune. Tutto questo in forza della legge 281 del 14 agosto 1991 che prevede per gli animali d’affezione il diritto alla vita e alla salute. Diritti che - sostengono Lav e Enpa - devono essere garantiti sempre, senza che le prescrizioni sanitarie anti-virus vengano ignorate. Ora si attende che le prefetture sarde mettano una parola definitiva sulla questione, sgomberando il campo dagli equivoci. (m.l)
 

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