La Nuova Sardegna

l’esperienza di “cucine popolari”

Ora la mensa per i poveri funziona con l’asporto

Ora la mensa per i poveri funziona con l’asporto

[FIRMA&LUOGO]di Alessandro CoriBOLOGNA[TESTO]«Siamo preoccupati, come tutti, soprattutto per le persone che vengono a mangiare da noi, che vivono sempre di mancanze e adesso ancor di più. Ma un...

2 MINUTI DI LETTURA





[FIRMA&LUOGO]di Alessandro Cori

<MC>BOLOGNA

[TESTO]«Siamo preoccupati, come tutti, soprattutto per le persone che vengono a mangiare da noi, che vivono sempre di mancanze e adesso ancor di più. Ma un piatto di minestra lo garantiremo sempre, sperando nella generosità della gente». A Bologna le «Cucine Popolari», la rete di mense dedicate ai meno abbienti create nel 2015 da Roberto Morgantini, non si sono fermate davanti al Coronavirus. Dopo solo un giorno di riorganizzazione hanno ripreso a fare quello per cui sono nate, «sostenere i più deboli». E, in questo periodo d'emergenza, le persone che quotidianamente si rivolgono alle tre mense popolari aperte in città, sono aumentate invece che diminuite.
L'unica differenza, seppur sostanziale, è che i pasti, 250 al giorno, vengono distribuiti da asporto, a scapito della socializzazione che è una delle caratteristiche di riferimento delle Cucine Popolari. «I nostri pasti continuano a prevedere un primo, un secondo, il pane e la frutta, mentre altre mense stanno distribuendo solo un panino, anche per questo le persone sono aumentate», spiega Morgantini, che nel 2018 proprio per il suo «prezioso contributo» alla promozione di una società solidale e inclusiva, è stato nominato dal presidente Mattarella Commendatore della Repubblica. Inoltre, molte persone che vivevano per strada e solitamente trovavano da mangiare anche grazie a qualche ristorante o bar, adesso con le chiusure dei locali hanno perso questa possibilità.
«Per fortuna in questa fase non abbiamo problemi di approvvigionamento - sottolinea Morgantini - perché le mense che hanno chiuso, come la Camst, ci hanno donato diversi generi alimentari, la stessa cosa hanno fatto i ristoranti. Anche oggi, da Modena, dovrebbe arrivarci un gran quantitativo di carne. Diciamo che più del cibo ci servirebbero dei freezer». In tempi di Coronavirus le mense hanno ridotto notevolmente i volontari, che di solito sono circa 180, molti dei quali anziani, lanciando un appello agli under 65 affinché possano sostituire le persone che non riescono più a dare il loro apporto. «Del resto non possiamo permetterci di mettere a rischio la loro salute neppure per un fine nobile come il nostro». Per rispettare le misure di sicurezza imposte dalle nuove normative, fuori dalle mense sono state tracciate delle linee, le persone entrano una alla volta e dopo aver ritirato velocemente il pasto vanno via per consumare il cibo altrove. «I nostri ospiti hanno capito le difficoltà e la mancanza di un rapporto, anche solo di una pacca sulle spalle che è fondamentale per loro, è stata presa con consapevolezza. C'è meno conflitto e più solidarietà», conclude Morgantini.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative