Emergenza alimentare dodici milioni per l’isola
di Silvia Sanna
Deiana, Anci: «Risorse da stanziare subito insieme a quelle del Reis»
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SASSARI. È un calcolo non esatto, ma sulla base dei parametri stabiliti dalla presidenza del Consiglio, in Sardegna dovrebbero arrivare circa 12,5 milioni di euro. Una piccola fetta della torta da 400 milioni a disposizione per affrontare l’emergenza nell’emergenza: dare cioè un sostegno alle famiglie e ai cittadini che non riescono, a causa del blocco delle attività, a provvedere più neppure alla spesa alimentare. Risorse fresche attesissime, che si aggiungono ai 4,3 miliardi del Fondo destinato ai Comuni che il governo ha deciso di anticipare: la paura è che lo stato di necessità legato alla mancanza di soldi provochi problemi di ordine pubblico. In altre regioni sono iniziati gli assalti ai supermercati, è chiaro che un intervento in questa direzione non poteva essere rimandato. Ma è solo una soluzione provvisoria, non strutturale: la speranza è che l’emergenza tra 15 giorni sia alle spalle e che le serrande delle attività si risollevino. «In questo senso dobbiamo valutare il provvedimento del Governo – spiega il presidente regionale dell’Anci Emiliano Deiana – una misura tampone per 15/20 giorni, non un intervento risolutivo. Per questo le polemiche di queste ore sull’entità dello stanziamento potevano essere evitate». Deiana va avanti e sottolinea come il provvedimento «sostenuto fortemente dal presidente di Anci Antonio Decaro a cui va il nostro ringraziamento, va ad intercettare un bisogno reale: la crescente povertà e il disagio sociale scatenata dalla crisi da Covid 19». Non mancano le critiche, perché «il criterio di riparto per il 75% sul numero di abitanti penalizza i comuni sardi. Personalmente – dice Deiana – avevo suggerito e lo ribadisco per i prossimi provvedimenti, di creare due fondi distinti: uno per le città metropolitane e le città medie; un altro per il resto dei comuni». Ora, però, l’importante è partire e utilizzare al meglio queste risorse: in campo scenderanno le associazioni del terzo settore e gli enti di assistenza anche religiosi, come previsto nell’ordinanza, su indicazione dei sindaci». La priorità è stabilire chi ha più bisogno per dare un supporto immediato, in attesa delle misure economiche annunciate dal governo (come la cassa integrazione e l’indennità per autonomi) e dalla Regione (cig in deroga per stagionali per esempio). «La domanda vera che la politica nazionale e regionale – dice Deiana – devono porsi è questa: oggi chi sta soffrendo maggiormente? Il piccolo commerciante che ha chiuso per decreto l’attività o altre categorie? Ha ragione il ministro Provenzano nel dire che dobbiamo tutelare anche i “senza tutela”. Bisogna evitare, a tutti i costi, che prevalga l’invidia sociale e i conflitti: bisogna tenere insieme le comunità». Per questo motivo secondo il presidente dell’Anci «la Regione deve spendere al meglio le risorse sulle povertà, Reis e Lavoras». I fondi ci sono, tanti milioni non spesi del Reis 2019 perché rimasti imbrigliati nella maglia stretta delle regole. Invece queste risorse dovrebbero essere immediatamente messe in campo per aiutare «le categorie più colpite da questa crisi improvvisa: famiglie e imprese. Occorre metterle insieme a quelle del 2020 sburocratizzando le procedure, individuando le priorità – attività chiuse per decreto, mancato reddito, media del fatturato – senza ancorare gli interventi a strumenti di valutazione superati come l’Isee 2019». Il confronto è aperto: oggi Anci Sardegna porterà l’argomento Reis sul tavolo della conferenza Regione - Enti locali, «per dare risposte immediate all’insorgere di nuove povertà e bloccare sul nascere disordini sociali».
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