La Nuova Sardegna

L’Italia tocca il picco I numeri rallentano

di Matteo Guidelli e Luca Laviola
L’Italia tocca il picco I numeri rallentano

Più guarigioni e ricoveri in flessione, ma continua l’ecatombe con 837 morti Tra i nuovi contagiati la presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia 

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ROMA. Con più di 105mila contagiati, oltre 77mila italiani tuttora positivi e quasi 12mila e 500 morti, l'Italia raggiunge il picco del contagio per il coronavirus. Ma l'apice non è una vetta quanto piuttosto un «plateau», un altopiano di montagna che va attraversato prima che si possa cominciare ad intravedere la discesa. Ad un mese e mezzo di distanza da quel 20 febbraio quando a Codogno è stato diagnosticato il coronavirus al 38enne Mattia, gli scienziati pronunciano la parola tanto attesa da tutta Italia. Che non significa però la fine delle misure di contenimento e del distanziamento sociale: per le prime, si andrà avanti almeno fino a Pasqua; al secondo, dovremmo abituarci per mesi. E che si sia arrivati al picco non è certo una vittoria, con i numeri della pandemia che rappresentano la fotografia più cruda della catastrofe, assieme ai camion militari che continuano a portare le bare verso i forni crematori in tutta Italia. Anche oggi un'ecatombe: 837 vittime in un giorno, 35 l'ora. Nella tragedia ci sono però anche numeri «positivi»: continuano a calare i ricoverati negli ospedali: il 26 marzo l'incremento era stato di 1.276 nuovi malati, sabato di 710, domenica di 409, lunedì di 397. Con la Lombardia che ospedalizza «solo» 68 nuovi pazienti e l'Emilia che ne ha invece 14 in meno. Calano anche i nuovi ingressi in terapia intensiva: oggi sono 42, ieri erano 75, il 26 marzo 120. Per la prima volta, inoltre, la Lombardia fa registrare due pazienti in meno in terapia intensiva. E anche se si vanno a guardare le percentuali, i numeri confermano il rallentamento: l'incremento del totale dei contagiati passa dal 4,15% di lunedì al 3,98% di ieri e quello delle terapie intensive dall'1,92% all'1,06%. Tra i nuovi contagiati anche la presidente della Corte Costituzionale: Marta Cartabia si è sottoposta al test, dopo aver accusato alcuni sintomi, ed è risultata positiva. Al momento, fanno sapere dalla Consulta, «è in buone condizioni ed è in isolamento nella sua abitazione a Milano, da dove continuerà a seguire i lavori e l'attività della Corte costituzionale, attraverso i sistemi telematici già predisposti». Secondo gli scienziati i dati di questi giorni hanno un valore preciso. «La curva ci dice che siamo al plateau e dire che siamo al plateau vuol dire che siamo arrivati al picco» sottolinea il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro, che però avverte: «Non vuol dire che abbiamo conquistato la vetta, il picco non è una punta ma un pianoro e ora dobbiamo scendere dall'altra parte». E la discesa sarà difficile, lenta e non priva di rischi. «Dal pianoro l'epidemia può ripartire» sottolinea non a caso Brusaferro. Inoltre, l'ormai famoso «R con zero» - l'indice di trasmissione del virus - è vicino all'uno (un positivo ha la potenzialità di infettare una persona, ndr) ma va portato almeno allo 0,5. Dunque l'ultima cosa da fare è pensare di esserne usciti. Il governo ha recepito le indicazioni degli scienziati e nelle prossime ore si riunirà il Consiglio dei ministri per varare il nuovo Dpcm con la proroga delle misure. Fino a quando? «Al momento siamo fermi a Pasqua» ha risposto il membro del Comitato tecnico scientifico Roberto Bernabei. Altre due settimane, quindi, nelle quali l'esecutivo dovrà soprattutto decidere come rimodulare le misure in atto. E siccome la discesa sarà lunga, c'è anche da garantire l'approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine. Il commissario Domenico Arcuri ha detto che l'Italia ne ha acquistate 300 milioni, «che arriveranno progressivamente» nei prossimi giorni. Tutte strategie che hanno un solo obiettivo: raggiungere il valore zero contagi. Ma ci vorranno mesi. Di sacrifici e distanze. «Arriverà il giorno - dice il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli - che dimenticheremo questa pratica. Ma per i prossimi tempi il distanziamento sociale, deve essere la nostra regola ferrea».

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