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Ancora troppi casi per la discesa

Ancora troppi casi per la discesa

La curva è piatta, diventa difficile pensare alla riapertura del Paese

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[FIRMA&LUOGO]di Enrica Battifoglia

<MC>ROMA

[TESTO]È decisamente piatta, e potrebbe forse esserlo troppo a lungo, la curva dell'epidemia di Covid-19 in Italia, tanto da rendere difficile pensare adesso alla riapertura. Il rallentamento è tangibile nei dati, con i 2.339 registrati nelle ultime 24 ore contro i 2.477 del giorno precedente, ma è altrettanto chiaro che si tratta di una decrescita dei nuovi casi che procede in modo molto lento. «La curva è molto piatta, siamo su una sorta di altopiano», ha detto all'ANSA il fisico Enzo Marinari, dell'Università Sapienza di Roma. Il problema, ha rilevato, è che questa situazione si sta protraendo troppo a lungo, per pensare a una riapertura in tempi brevi. Resta alto anche il numero dei pazienti in terapia intensiva. «È una lentezza - ha proseguito - che sembrerebbe suggerire che il fattore di trasmissibilità», ossia il fattore R che indica il numero di persone che possono essere contagiate da chi ha l'infezione, «si sia abbassato molto vicino a 1, ma di questo non siamo davvero sicuri: è difficile andare verso la riapertura se non c'è situazione stabile». Per poter pensare a un'eventuale fase 2 è necessario che l'indice R sia inferiore a uno: in quel caso si assisterebbe alla riduzione dei casi. In caso contrario, invece, non potrebbe che esserci un aumento. Questo, secondo l'esperto, potrebbe indicare che «siamo al limite», vale a dire che «le misure di contenimento costituiscono il minimo assoluto per non andare verso una crescita esponenziale: i dati- ha detto - invitano a ragionare su questo». Una lieve riduzione si osserva in Lombardia, dove si comincia a vedere un calo nel numero dei decessi, «ma non si vede lo stesso su scala nazionale». Di rallentamento ha parlato anche il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, il quale nella conferenza stampa organizzata dall'Istituto ha rilevato che «non c'è nessuna zona del Paese dove il virus non circoli, sebbene ci siano delle differenze da zona a zona». Senza dubbio, ha aggiunto, «la partita è ancora aperta» e siamo quindi in gioco. Di conseguenza le misure di contenimento continuano a essere la principale arma. Nonostante qualche segnale incoraggiante, per Brusaferro bisogna comunque considerare, che «non è detto che la curva scenda per forza. Quella discesa si potrebbe interrompere e si creerebbe una valle per poi ricrescere». Dell'efficacia delle misure restrittive ha parlato anche l'epidemiologo Giovanni Rezza, dell'Iss, per il quale senza il lockdown in sei mesi avremmo avuto un'immunità di gregge a costo di un altissimo costo in termini di morti. «Se avessimo mollato al Sud - ha proseguito - avremmo avuto tante Codogno». Adesso, invece, è possibile guardare al Sud con un «moderato ottimismo».

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