Carciofi, un disastro per lo stop ai mercatini Crisi per il settore vini
SASSARI. Il carciofo è tra le vittime della crisi del coronavirus e Samassi, una delle capitali sarde dell’ortaggio con 2000 ettari, soffre in maniera particolare e il prodotto resta nei campi. «C’è...
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SASSARI. Il carciofo è tra le vittime della crisi del coronavirus e Samassi, una delle capitali sarde dell’ortaggio con 2000 ettari, soffre in maniera particolare e il prodotto resta nei campi. «C’è chi tende a sminuire quanto accade – dice Giuseppe Onnis, titolare di un’azienda di carciofi nell’area e presicdente locale di Coldiretti – ma non ha ben chiara la differenza tra la coltivazione quasi per hobby, quella di piccoli appezzamenti che necessitano di poca organizzazione per raccolta e vendita, e quella di strutture come può essere la nostra, con 50-80 ettari coltivati, 15 dipendenti, altrettante famiglie che vivono da essa, fatturato di un milione di euro. Il grosso dell’attività è esportazione verso i mercati generali di Roma, adattandosi alle tipologie di prodotto che sono richieste nella Capitale». Dove ora è tutto fermo: il sottobosco di piccoli ambulanti e negozietti che commercializzano il carciofo nella capitale non può operare. «Chi ci dice “tanto riuscite comunque a piazzare la merce nei supermercati” non sa di cosa parla, perché non è la Gdo, che tra l’altro ha una sua politica dei prezzi che sta uccidendo l’agricoltura, e nemmeno la Sardegna il nostro target», spiega Onnis. La sua analisi è drammatica: «Non abbiamo perso un mese di lavoro e di stipendi. Qui parliamo del 35-40 per cento in meno di fatturato a livello annuale. Perché noi siamo orientati a concentrare il massimo della produzione, quella del tardivo, proprio in questo periodo. Non parliamo di cassette vemdute al mercatio locale, che non può assorbire. Coltiviamo prevalentenente romanesco, ma credo sia penalizzato anche lo spinoso coltivato nel nord Sardegna che ha sbocchi nel nord ovest».
Problemi anche nel settore vitivinicolo: «Tutta la ristorazione e i negozi di settore sono chiusi – dice Sandro Murgia di Coldiretti, produttore e presidente delle cantine di Dolianova – I problemi non riguardabo direttamente le vigne, ma se non si chiude la filiera con la vendita ne soffrono tutti. Oggi le aziende soffrono perché il mercato si sta fermando, le esportazioni sono difficili da gestire causa i trasporti. Io credo che la Regione dovrebbe sbloccare il pregresso, le domande come quelle per la siccità 2017, soldi stanziati che potrebbero essere ossigeno per prendere tempo nei confronti della crisi in atto. La salute è fondamentale, ma ciò che sta preoccupando le aziende è sopratutto ciò che accadrà dopo la fine dell’emergenza. Conoscendo i tempi burocratici mi sorgono dubbi sulla velocità dei possibili interventi. Qui ci sono problemi mai visti, è come una guerra mondiale. Ho avvertito già disperazione nelle parole di diversi colleghi del settore. Temono di non avere la forza di ripartire. (a.palm.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Problemi anche nel settore vitivinicolo: «Tutta la ristorazione e i negozi di settore sono chiusi – dice Sandro Murgia di Coldiretti, produttore e presidente delle cantine di Dolianova – I problemi non riguardabo direttamente le vigne, ma se non si chiude la filiera con la vendita ne soffrono tutti. Oggi le aziende soffrono perché il mercato si sta fermando, le esportazioni sono difficili da gestire causa i trasporti. Io credo che la Regione dovrebbe sbloccare il pregresso, le domande come quelle per la siccità 2017, soldi stanziati che potrebbero essere ossigeno per prendere tempo nei confronti della crisi in atto. La salute è fondamentale, ma ciò che sta preoccupando le aziende è sopratutto ciò che accadrà dopo la fine dell’emergenza. Conoscendo i tempi burocratici mi sorgono dubbi sulla velocità dei possibili interventi. Qui ci sono problemi mai visti, è come una guerra mondiale. Ho avvertito già disperazione nelle parole di diversi colleghi del settore. Temono di non avere la forza di ripartire. (a.palm.)
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