La Nuova Sardegna

«Dati positivi, ma non si abbassi la guardia»

di Enrica Battifoglia
«Dati positivi, ma non si abbassi la guardia»

Secondo gli esperti, i numeri stanno migliorando ma rimane difficile individuare l’ora della ripartenza

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ROMA. Si cominciano a vedere i primi dati positivi, ma il quadro generale dell'epidemia di Covid-19 in Italia è ancora allarmante: difficile stimare oggi quando si potrà passare a una fase 2 ed è chiaro che non è ancora il momento di abbassare la guardia. «Rispetto a ieri c'è stato un piccolo rimbalzo sia in Lombardia sia nel resto d'Italia, ma l'importante è che si nota una trend di riduzione nel numero dei decessi», ha osservato il fisico Giorgio Parisi, dell'Università Sapienza di Roma e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). «Il numero dei decessi - ha aggiunto - è sceso negli ultimi giorni in modo decisivo. Sebbene si vedano delle oscillazioni, non si nota un cambiamento di tendenza. Certamente il fatto che i ricoveri nelle terapie intensive continuino a diminuire è molto positivo e indica che la pressione sugli ospedali si sta riducendo», ha rilevato Parisi. «Complessivamente vediamo un quadro di lento miglioramento, ma per poter parlare di una fase 2 bisognerà vedere se nei prossimi giorni se questo il trend che stiamo osservando di consoliderà», ha aggiunto. «Non si può infatti pensare alla fase 2 se non miglioreranno i tempi con cui vengono fatti i tamponi a chi ha i sintomi. Ad ora - ha rilevato - non vengono fatti nello stesso giorno in cui compaiono i sintomi. Non si può pensare a riaprire finché non si arriva a un campionamento molto vasto e veloce: bisogna essere in grado di individuare tutte le persone infette, sia quelle con sintomi lievi sia gli asintomatici: solo quando un sistema del genere funzionerà si potrà allargare». Anche per Luca Richelli, pneumologo del Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute per l'emergenza SarsCoV2, «l'andamento che vediamo è di conforto, ma i dati sono ancora allarmanti». Senza dubbio, ha aggiunto, si stanno vedendo gli effetti del contenimento. Questo «ci deve rafforzare nel mantenimento delle misure». Anche secondo Richelli serviranno altri dati prima di prendere decisioni sulla fase 2: «Tanti più saranno i dati disponibili, più precise potranno essere le indicazioni». Ipotizza tempi non brevi per la ripresa l'infettivologo Massimo Galli, dell'Ospedale Sacco e dell'Università Statale di Milano, che in un'intervista a Tv2000 ha indicato che una graduale ripresa delle attività in Italia non potrà essere possibile prima della seconda metà di maggio: «Aprire troppo presto sarebbe un errore madornale», ha detto.

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