Eurobond, l’Europa divisa
Asse Italia-Francia per gli aiuti contro la cancelliera Merkel. Ultimatum da Parigi
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[FIRMA&LUOGO]di Chiara De Felice
<MC>BRUXELLES
[TESTO]Tutti d'accordo a lanciare un piano Marshall europeo, ma non sugli aiuti da metterci dentro. Alla vigilia dell'Eurogruppo chiamato a contrastare la crisi più profonda dalla Seconda guerra mondiale, l'Eurozona resta divisa tra chi, come Italia e Francia, vede nel debito possibilmente comune una risposta e chi invece, come Germania e Olanda, dietro i debiti vede solo nuovi rischi e preferisce aiuti individuali.
I ministri si troveranno quindi sul tavolo diverse opzioni, ma un accordo sembra decisamente lontano allo stato attuale delle cose: Roma e Parigi sono disposte a far saltare il tavolo, come due settimane fa, se il partito sostenitore del Mes non accoglierà le richieste di quello degli Eurobond. Se le distanze non si accorceranno entro 24 ore, e l'Europa avrà bisogno dei tempi supplementari, è probabile che anche il nuovo vertice Ue slitti a dopo Pasqua, prolungando ulteriormente l’attesa per dei provvedimenti che buona parte d’Europa attende a dir poco con ansia.
Almeno per il momento l'Eurozona ha le spalle coperte dalla Bce: il programma di acquisti è partito anticipando la sua potenza, con sei miliardi al giorno, che significa 133 miliardi al mese contro gli 83 miliardi medi previsti in una fase iniziale. Roma è pronta alla battaglia ma la via del premier Giuseppe Conte è stretta tra l'obiettivo degli eurobond e un'apertura al Mes che, anche nella sua forma «light», parte della sua maggioranza - il Movimento 5 Stelle - non digerisce. Il pacchetto di proposte a cui lavora l'Eurogruppo, sottolinea una fonte vicina al dossier, potrebbe configurare un'adeguata risposta di leva fiscale. Leva che, si sottolinea però, deve essere di ammontare significativo, subito accessibile e di lungo periodo in merito al rientro dei prestiti forniti agli Stati membri.
Per Conte, comunque, non c'è più tempo da perdere: va completato un set di misure che diano luogo a un vero European Recovery Plan. Le due settimane che i leader avevano dato all'Eurogruppo per mettere a punto un «solido» piano economico sono servite a fare progressi su diversi fronti, ma non a superare lo scoglio più grande. Il pacchetto che i ministri discuteranno nella riunione odiernai prevede al momento tre punti: l'utilizzo di un Mes alleggerito delle sue condizionalità più rigide e in grado di dare crediti per 240 miliardi di euro, un meccanismo da 100 miliardi per aiutare la cassa integrazione dei 27 Paesi Ue e un piano della Bei per far arrivare 200 miliardi alle imprese. In tutto sono 500 miliardi, appena un terzo dello stimolo necessario a far ripartire l'economia europea. I conti li fanno i commissari Gentiloni e Breton: la Germania ha messo in campo un piano da 356 miliardi (di nuove emissioni), cioè il 10% dei suo Pil. Se l'Ue dovesse fare altrettanto, servirebbero 1.500-1.600 miliardi. Per arrivare a cifre simili serve qualcosa di più del pacchetto sul tavolo dell'Eurogruppo. Lo ha chiesto la Spagna nel weekend, l'Italia qualche giorno prima, la Francia insiste. Gentiloni è tornato a chiederlo ieri: un forte stimolo di bilancio «dovrebbe avere contributi nazionali ma anche europei», e «questo strumento comune deve essere messo in campo presto, non fra due anni».
<MC>BRUXELLES
[TESTO]Tutti d'accordo a lanciare un piano Marshall europeo, ma non sugli aiuti da metterci dentro. Alla vigilia dell'Eurogruppo chiamato a contrastare la crisi più profonda dalla Seconda guerra mondiale, l'Eurozona resta divisa tra chi, come Italia e Francia, vede nel debito possibilmente comune una risposta e chi invece, come Germania e Olanda, dietro i debiti vede solo nuovi rischi e preferisce aiuti individuali.
I ministri si troveranno quindi sul tavolo diverse opzioni, ma un accordo sembra decisamente lontano allo stato attuale delle cose: Roma e Parigi sono disposte a far saltare il tavolo, come due settimane fa, se il partito sostenitore del Mes non accoglierà le richieste di quello degli Eurobond. Se le distanze non si accorceranno entro 24 ore, e l'Europa avrà bisogno dei tempi supplementari, è probabile che anche il nuovo vertice Ue slitti a dopo Pasqua, prolungando ulteriormente l’attesa per dei provvedimenti che buona parte d’Europa attende a dir poco con ansia.
Almeno per il momento l'Eurozona ha le spalle coperte dalla Bce: il programma di acquisti è partito anticipando la sua potenza, con sei miliardi al giorno, che significa 133 miliardi al mese contro gli 83 miliardi medi previsti in una fase iniziale. Roma è pronta alla battaglia ma la via del premier Giuseppe Conte è stretta tra l'obiettivo degli eurobond e un'apertura al Mes che, anche nella sua forma «light», parte della sua maggioranza - il Movimento 5 Stelle - non digerisce. Il pacchetto di proposte a cui lavora l'Eurogruppo, sottolinea una fonte vicina al dossier, potrebbe configurare un'adeguata risposta di leva fiscale. Leva che, si sottolinea però, deve essere di ammontare significativo, subito accessibile e di lungo periodo in merito al rientro dei prestiti forniti agli Stati membri.
Per Conte, comunque, non c'è più tempo da perdere: va completato un set di misure che diano luogo a un vero European Recovery Plan. Le due settimane che i leader avevano dato all'Eurogruppo per mettere a punto un «solido» piano economico sono servite a fare progressi su diversi fronti, ma non a superare lo scoglio più grande. Il pacchetto che i ministri discuteranno nella riunione odiernai prevede al momento tre punti: l'utilizzo di un Mes alleggerito delle sue condizionalità più rigide e in grado di dare crediti per 240 miliardi di euro, un meccanismo da 100 miliardi per aiutare la cassa integrazione dei 27 Paesi Ue e un piano della Bei per far arrivare 200 miliardi alle imprese. In tutto sono 500 miliardi, appena un terzo dello stimolo necessario a far ripartire l'economia europea. I conti li fanno i commissari Gentiloni e Breton: la Germania ha messo in campo un piano da 356 miliardi (di nuove emissioni), cioè il 10% dei suo Pil. Se l'Ue dovesse fare altrettanto, servirebbero 1.500-1.600 miliardi. Per arrivare a cifre simili serve qualcosa di più del pacchetto sul tavolo dell'Eurogruppo. Lo ha chiesto la Spagna nel weekend, l'Italia qualche giorno prima, la Francia insiste. Gentiloni è tornato a chiederlo ieri: un forte stimolo di bilancio «dovrebbe avere contributi nazionali ma anche europei», e «questo strumento comune deve essere messo in campo presto, non fra due anni».
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