La Nuova Sardegna

Calano i contagi, il Paese “vede” la fase 2

di Matteo Guidelli e Luca Laviola
Calano i contagi, il Paese “vede” la fase 2

Il dato dei nuovi malati è di 880 in 24 ore, crollano anche i ricoveri in terapia intensiva. Ripartenza in almeno due step

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. La curva del contagio del coronavirus ha iniziato a scendere: 47 giorni dopo il «paziente uno» a Codogno e 17.127 morti, l'Italia sembra vedere uno spiraglio di luce e si avvia verso la «Fase 2» in due step, con la massima cautela ma anche con un po’ di ottimismo dopo settimane buie. Il giorno dopo Pasquetta, se i dati si confermeranno, ci potrebbe dunque già essere una qualche minima riapertura delle attività produttive mentre per riprendere a spostarsi e ad uscire di casa, pur tra mille precauzioni «perché il virus non è sconfitto», bisognerà attendere almeno l'inizio di maggio. «Finalmente - sottolinea il direttore delle malattie infettive dell'Iss Giovanni Rezza commentando i dati - sembra si inizi a vedere una diminuzione di nuovi casi: dopo una fase di plateau, sembra esserci una discesa, la curva tende a flettere in basso. Ma aspettiamo domani o dopodomani prima di tirare un sospiro di sollievo». A sostenere le parole ci sono, appunto, i numeri. Per il quarto giorno consecutivo calano i pazienti ricoverati in terapia intensiva, ieri 106 in meno; ben 5 regioni - Umbria, Friuli Venezia Giulia, Molise e soprattutto Lombardia ed Emilia Romagna - fanno segnare un minor numero di malati; l'aumento dei positivi è di soli 880 pazienti, meno della metà di lunedì. «È l'incremento più basso registrato dal 10 marzo» dice il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli. Tutto ciò non significa certo che da qui ad una settimana l'Italia sarà fuori dall'emergenza. Lo ripetono tutti gli scienziati e lo sa bene il governo che continua a ribadire la linea della massima cautela e della prudenza. «Bisogna sempre tenere a mente - spiega ancora Rezza - che il virus resterà nella popolazione, sarà una lotta dura, non è che arriviamo a zero contagi tra una settimana o un mese e allora tana libera tutti». Per questo l'imperativo, anche per le prossime settimane, resta lo stesso: mantenere «rigorosamente» tutte le misure di distanziamento sociale. «Ogni rilassamento può significare una ripresa della circolazione del virus». Quella che inizia ora, come dice il commissario Domenico Arcuri, è dunque una «lunga fase di transizione» nella quale sarebbe «imperdonabile» non mantenere le misure adottate finora perché vorrebbe dire rendere inutili i sacrifici fatti dagli italiani. E proprio questa transizione è stata al centro del vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i ministri e il comitato Tecnico scientifico, anche se non si sono fatte date per le possibili riaperture. La linea - sulla quale si sono trovati d'accordo tutti i partecipanti - è quella della «gradualità e prudenza» nelle scelte. Ecco perché il premier già nelle prossime ore vedrà i rappresentanti delle imprese e dei sindacati, oltre alle Regioni, per decidere come allargare il novero delle attività consentite. Tra queste potrebbero esserci quelle connesse alle filiere alimentare, farmaceutica e sanitaria ma anche l'agricoltura, le aziende meccaniche, introducendo una sorta di «indice di rischio» per i lavoratori: chi è più esposto dovrà utilizzare i dispositivi di protezione. Entro venerdì Conte dovrebbe aver concluso gli incontri per poi procedere al nuovo Dpcm nella giornata di sabato. Già questa settimana, inoltre, dovrebbe esser pronto lo studio sui test sierologici: verrà effettuato su un campione Istat della popolazione di circa 200mila persone per avere quanto più chiara possibile la diffusione del virus nel nostro Paese. Ma, avverte Rezza, i test vanno comunque «presi con cautela» perché ad oggi «non sono del tutto soddisfacenti». Ma quando verrà consentito alla popolazione di uscire di casa con regolarità o, ad esempio, andare nei parchi?. Molto probabilmente non prima di maggio. E dovrebbe essere questo il secondo step. Una data possibile potrebbe essere quella del 4, per un motivo specifico: come per Pasqua - quando verranno aumentati i controlli di polizia e alcune Regioni stanno ipotizzando di chiudere intere zone agli ospiti che arrivano da fuori - c'è la necessità di evitare un esodo nei weekend del 25 aprile e del 1 maggio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative