Nuoro, per la malata di tumore l’operazione ora è possibile
L’Ats sblocca la situazione di oncologia chirurgica al San Francesco di Nuoro La donna che attendeva un intervento contattata anche dall’Aou di Sassari
NUORO. C’è voluto il grido di dolore raccolto da La Nuova Sardegna per smuovere lo stallo nel quale si è incagliata la lotta per la vita di Luciana (il nome è di fantasia). Lei ha 50 anni e ha tre figli. Di Nuoro, deve sottoporsi ad una mastectomia bilaterale per fermare il carcinoma mammario contro il quale combatte. L’intervento, programmato dagli oncologi del San Francesco di Nuoro, è scivolato nei rinvii dell’attività chirurgica calendarizzata e non ritenuta urgente, dovuti all’emergenza Covid-19.
Solo che Luciana di tempo non ne ha, o meglio, rischia di vederlo assottigliarsi. Il suo sos, un sos per la vita, a qualcosa è servito: dall’Ats è arrivata la disposizione di sbloccare l’oncologia chirurgica al San Francesco, ospedale Covid che comunque continua a erogare l’assistenza no-Covid. Ora, è chiaro che il via libera non si potrà tradurre in una immediata ripresa dell’attività chirurgica. E infatti Luciana è stata già contattata dall’Azienda ospedaliera universitaria di Sassari dove dalla scorsa settimana sono ripresi gli interventi di chirurgia senologica. È stata messa in lista d’attesa, almeno un passo in avanti nella paralisi in cui era rimasta incastrata.
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Luciana ha compiuto un lungo percorso di preparazione per l’operazione. Mesi di chemioterapia, protocolli indispensabili per ridurre la massa tumorale e poter intervenire chirurgicamente. Mesi di angoscia con un orizzonte temporale sul quale incombe il tumore ma che comunque si alimenta di speranze. Funziona così, l’esistenza di chi gioca a carte scoperte con la vita in una partita dove l’imponderabile si presenta improvvisamente, sotto forma di un virus che addomestica ogni altra attività e riduce le prospettive. Nel mese di febbraio Luciana ha finito i cicli di chemio, l’intervento era programmato a breve. Ma a fine marzo la donna è stata avvisata del fatto che le sale operatorie sono state chiuse per il coronavirus. Eccezioni soltanto per l’emergenza-urgenza. Come se la corsa contro il mostro non lo sia, come se il rischio della metastasi non sia dietro l’angolo.
«Mi hanno comunicato che sarei stata seguita al Mater Olbia», dice Luciana, ma anche quell’ospedale, due giorni dopo, è diventato Covid. La traduzione è presto detta: l’intervento chirurgico avrebbe dovuto aspettare. Fino a quando, difficile da dirsi.
Aspettare è un verbo che Luciana non può permettersi di coniugare. «Io sono stata seguita da professionisti eccellenti che lavorano all’Oncologia a Nuoro. Un reparto straordinario», sottolinea. Certamente non è loro responsabilità se il sistema in generale ha deviato verso una situazione dove anche patologia gravissime sembrano doversi inchinare all’emergenza dell’emergenza, ossia il Covid.
Ma in questa situazione, ci sono casi in cui il rinvio è un lusso che i pazienti non possono permettersi. È ovvio che sarà necessario attenersi a protocolli strettissimi di sicurezza, gli stessi che hanno permesso all’Aou di Sassari la riapertura della chirurgia senologica e che sono stati elaborati direttamente dagli oncologici, a tutela dei pazienti ma anche degli stessi operatori.
La situazione di Luciana è comune a tante altre donne e ad altri pazienti oncologici. E non solo: chi ha bisogno di cure urgenti vive su una insostenibile condizione di precarietà di cui il sistema sanitario si deve far carico. In sicurezza, come è necessario che sia. Luciana, e con lei tutti gli altri, ha il diritto di continuare la sua lotta. Una lotta per la vita.
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