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Il veto olandese blocca l’Unione Parigi lavora al fianco dell’Italia

Il veto olandese blocca l’Unione Parigi lavora al fianco dell’Italia

Da parte dell’Aja nessuna apertura sugli Eurobond. Sul no fronte comune con Austria e Finlandia La Francia propone i “recovery bond” e cerca di convincere la Germania per trovare una nuova intesa

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[FIRMA&LUOGO]di Chiara De Felice

<MC>BRUXELLES

[TESTO]Resta una partita difficile, ma dopo 16 ore di negoziato l'Eurogruppo comincia ad intravedere uno spiraglio. Germania e Francia si sono ricompattate e lavorano per l'intesa su una risposta economica alla crisi che sia all'altezza della situazione e delle aspettative di tutti: di chi vuole usare il Mes come prima arma di difesa e di chi vuole qualcosa di diverso per condividere il peso della ricostruzione, sotto forma di Eurobond. Sebbene sul tavolo ci sia una bozza di testo che punta al compromesso, prima di passare alle rifiniture resta da superare il blocco olandese su entrambi i fronti sensibili: no ad Eurobond e a Mes senza condizioni. Il premier Giuseppe Conte è determinato: «Non dobbiamo arretrare rispetto a Cina e Usa. Abbiamo bisogno degli Eurobond per non far perdere competitività a tutta l'Europa. Io chiedo un ammorbidimento delle regole di bilancio, altrimenti - avverte in un'intervista a Bild - dovremo fare senza l'Europa e ognuno farà per sé». Quello olandese è un veto «controproducente e incomprensibile» secondo una durissima presa di posizione dell'Eliseo, convinto che non potrà durare. L'obiettivo è giungere ad un accordo nelle prossime 24 ore, visto che l'Eurogruppo è riconvocato per oggi. Il ministro dell'Economia Bruno Le Maire assicura che la Francia «metterà tutto il suo peso in questa battaglia», e con il collega tedesco Olaf Scholz ha già lavorato nella notte per favorire l'intesa. Parigi, alleata di Italia e Spagna nella partita degli Eurobond, è riuscita a portare la Germania a bordo ammorbidendo le parole: nelle conclusioni non si parla in modo diretto di titoli comuni, ma di un Fondo per la ripresa, come proposto proprio dalla Francia qualche giorno fa. Una volta stabilita la necessità di un fondo nuovo, si discuterà di come alimentarlo: il Sud vorrebbe i titoli comuni, la Germania guarda ancora a risorse comuni già esistenti come il bilancio Ue. «Abbiamo parlato di un Recovery fund da sviluppare e bisogna accordarsi sui criteri di organizzazione. Questo dovrà essere il lavoro delle prossime settimane e mesi», ha detto Scholz a Berlino dopo l'Eurogruppo. Il Recovery Fund sembra un concetto sempre più accettabile da tutti, anche se ancora non si entra nei dettagli di come alimentarlo. Ma non sarebbe impossibile trovare un compromesso su risorse comuni limitate che facciano da garanzia ad una limitata emissione di titoli. Circostanziando bene l'operazione e il rischio da mettere in comune, può diventare digeribile per tutti. Ma non risolutiva, perché la potenza di fuoco di uno strumento che nasce con il freno a mano tirato non potrebbe mai raggiungere le molte centinaia di miliardi di euro sperati dai Paesi del Sud. Il Mes è quindi imprescindibile. Non a caso è stato l'oggetto del duro confronto della scorsa notte. L'Olanda, spalleggiata da Austria e Finlandia, non vuole ridurre troppo le condizioni per accedere agli aiuti del vecchio salva-Stati. È disposta ad azzerarle solo se i fondi vengono spesi per la sanità. Non vuole una riedizione della troika, ma insiste per lasciare alcune condizionalità di tipo macroeconomico. Ovvero: riforme e conti in ordine in cambio di aiuti.

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