[EMPTYTAG]Stop fino al 3 maggio ma aprono le librerie
di Matteo Guidelli e Luca Laviola
Il governo proroga la stretta sull’Italia: «Scelta dolorosa, ma necessaria» Conte: «Segnali incoraggianti, ma se si cede si rischia di vanificare tutto»
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ROMA. Il governo prolunga la serrata dell'Italia chiusa ormai da un mese, ma da martedì riapriranno i negozi di vestiti per bambini e le cartolibrerie, oltre alle librerie. Piccole e simboliche concessioni contenute nel Dpcm che il premier Giuseppe Conte firma per prorogare fino al 3 maggio, come ampiamente annunciato, le misure di contenimento, il divieto di spostamento e di assembramento e l'obbligo del distanziamento sociale. Perché altrimenti, spiega lui stesso assumendosi tutta la «responsabilità politica» di scelte «difficili ma necessarie», si «vanificherebbero gli sforzi fatti» fino ad oggi: «rischieremmo - dice - di ripartire da capo», con un «aumento dei morti». Il presidente del Consiglio mette dunque nero su bianco quello che era ormai chiaro a tutti gli italiani e che gli scienziati vanno ripetendo da giorni: non ci sono ancora le condizioni per riaprire il paese. «La curva ci mostra chiaramente una situazione di decrescita, un segnale positivo che non deve però farci abbassare la guardia», ha ribadito anche ieri il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro ricordando che le misure sono «essenziali». Il calo da una settimana dei ricoveri nelle terapie intensive e negli altri reparti degli ospedali, così come i guariti che sono ormai più di 30mila, non sono sufficienti per considerare l'Italia fuori pericolo. Ma Conte, nel chiedere un ulteriore sacrifico agli italiani, cerca anche di guardare avanti: «prometto che se anche prima del 3 maggio si verificassero le condizioni, cercheremo di provvedere di conseguenza» con ulteriori riaperture e concessioni. Non solo. Da oggi sarà operativa la task force che si dovrà occupare di «pensare» la Fase 2, vale a dire come ricostruire l'Italia nei mesi a venire visto che per lungo tempo dovremo convivere con il Covid 19, in attesa che arrivi il vaccino. «Non possiamo aspettare che il virus sparisca. Dobbiamo ripensare le nostre organizzazioni di vita» e per farlo, spiega Conte, «servirà un programma articolato e organico su due pilastri: un gruppo di lavoro di esperti e il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro». Al secondo sta lavorando l'Inail, che ha già predisposto una mappa con tre livelli di rischio e le corrispettive categorie lavorative: ristoranti, bar, scuole, cinema, teatri, parrucchieri, ad esempio, sono tutte attività a rischio massimo. Il primo, di pilastro, è invece nelle mani di Vittorio Colao, l'ex amministratore delegato di Vodafone che sarà alla guida della task force composta da giuristi, economisti ed esperti di alto livello chiamati ad un compito tutt'altro che semplice: trovare le «ricette» per trascinare l'Italia fuori dalla crisi. Una scelta, quella di Colao, che entusiasma Matteo Renzi, il quale invece non condivide le decisioni del premier in merito alle riaperture: il leader di Iv avrebbe voluto un più ampio margine di concessioni alle attività produttive, scontrandosi con il ministro della Salute Roberto Speranza. Posizioni in contrasto che si sono rinnovate anche nella riunione che ha preceduto il varo del Dpcm, con una discussione lunga e animata sui nuovi codici Ateco da inserire nel decreto del presidente del Consiglio. Alla fine nel decreto sono entrate una decina di attività consentite: dall'uso delle aree forestali alla fabbricazione dei computer, dalla cura e manutenzione del paesaggio alle opere idrauliche, fino al commercio all'ingrosso di carta e cartone.
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