La Nuova Sardegna

Cartolerie e librerie, la serrata va avanti

di Umberto Aime
Cartolerie e librerie, la serrata va avanti

Il governatore Solinas non autorizza le riaperture concesse da Roma: tutto chiuso almeno sino al 20

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CAGLIARI. La serrata in Sardegna continuerà a essere totale. Domenica a tarda sera, nell’ultimo momento utile, la Regione ha fatto sapere che la linea dura proseguirà per almeno altri sette giorni e quindi tutto, proprio tutto, resterà ancora chiuso. Il rischio del caos è possibile: fino alle 21 del giorno di Pasquetta era scontato che oggi librerie, cartolibrerie, lavanderie e negozi d’abbigliamento per bambini avrebbero ritirato su le serrande. Invece non sarà così.

Linea dura. Al governatore Christian Solinas, sostenuto dal comitato tecnico-scientifico, non è piaciuto per niente l’avvicinamento alla fase 2, il riavvio a tappe, deciso dal Governo prima di Pasqua. Le ultime deroghe autorizzate da Roma sono state infatti bloccate sul nascere dalla Regione. «Da noi non ci sono ancora le condizioni per allentare le misure di contenimento sociale e resteranno tutte in vigore», ha detto il governatore. Per poi aggiungere: «Allo stato attuale qualsiasi altra decisione avrebbe rischiato di vanificare i grandi sacrifici che tutti abbiamo fatto finora». A sostenerlo in questa decisione intransigente è stato prima di tutto il comitato tecnico-scientifico. Il virologo Pietro Cappuccinelli, che ha parlato anche a nome di Stefano Vella, Franco Cucca e Luca Pani, è stato perentorio nel sottolineare l’importanza del momento. «Dobbiamo andare avanti con la fase di chiusura che abbiamo conosciuto finora – ha ribadito Cappuccinelli – Solo fra qualche settimana potrebbe cambiare qualcosa, ma non adesso, perché non c’è ancora nessun dato epidemiologico oggettivo che confermi l’interruzione del contagio». E infatti solo lunedì prossimo, dopo sette giorni di attentissimo monitoraggio, il governatore si consulterà di nuovo con gli esperti per dare semmai il via libera, a partire da lunedì 20 aprile, ad una timida riapertura delle attività commerciali. Comunque porti e aeroporti resteranno chiusi fino al 3 maggio in ogni caso.

Le motivazioni. Di sicuro il parere degli esperti è stato decisivo per convincere Solinas che «l’avvio, nelle prossime ore, della fase 2 sarebbe stato prematuro», o peggio un azzardo. Ma cosa può aver spinto gli esperti a bloccare gli effetti dell’ultimo decreto Conte? I motivi potrebbero essere diversi e nel corso del punto stampa solo in parte sono stati dichiarati. Uno potrebbe essere il numero ancora troppo basso di tamponi in Sardegna, che continua a essere una delle regioni dove ne sono stati effettuati di meno, con una media di appena tre al giorno ogni 10mila abitanti. Dunque, ancora molto lontana da quella ottimale indicata dallo stesso comitato scientifico: dovranno essere almeno duemila al giorno fra tamponi e test rapidi. La Regione, con l’assessore alla sanità Mario Nieddu, ha confermato che «ci stiamo attrezzando per arrivare a mantenere quel passo». Da giorni la centrale unica per le forniture è impegnata sul mercato, ormai sempre più saturo e complicato, per acquistare piattaforme, reagenti e kit. Pietro Cappuccinelli lo ha proprio detto: «Abbiamo sollecitato un aumento, in tempi molto stretti, della capacità diagnostica diretta (i tamponi nasofaringei) e indiretta (i pungidito) in Sardegna». Un altro dei motivi che potrebbe aver convinto gli scienziati a non abbassare la guardia potrebbe essere stato quello dell’aumento ancora costante, ogni giorno è in doppia cifra, di nuovi casi a Sassari, dove continua a esserci un focolaio, e a Cagliari. Cioè nelle città, dove la riapertura anche di pochi negozi potrebbe comunque provocare il rischio di assembramenti. Infine, altri due motivi decisi potrebbero essere stati: l’ipotesi di possibili ricadute per chi oggi è considerato guarito ma soprattutto la presenza massiccia, ancora non quantificata visto che non ci sono stati gli auspicati controlli a tappeto, dei cosiddetti casi asintomatici, i pazienti senza sintomi evidenti ma comunque potenziali diffusori del contagio. Di sicuro sono state tutte queste incognite, sono ancora troppe, ad aver portato Solinas alla conclusione: «In Sardegna andiamo avanti con la linea dura per altri sette giorni. Poi lunedì prossimo decideremo il da farsi».

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