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Il Mes divide ancora Scontro tra Pd e M5s Conte cerca la tregua

Il Mes divide ancora Scontro tra Pd e M5s Conte cerca la tregua

Il premier chiede di nuovo alla maggioranza di evitare liti  Lo spread tocca quota 245, il 21 non ci sarà il voto in aula

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[FIRMA&LUOGO]di Michele Esposito

<MC>ROMA

[TESTO]«Non ha senso ora discutere del Mes». È tutta in questa frase la tregua che, alla fine di una giornata logorante sui mercati (con lo spread che tocca un massimo di 245 punti base), Giuseppe Conte lancia a Pd e M5S. Tregua necessaria, perché sul fondo salva-Stati il governo rischia di finire nel baratro. Il capo del governo lo sa. Come sa che mostrare all'Europa una maggioranza sfilacciata già prima di sedersi al tavolo del Consiglio Ue è controproducente. «La trattativa è in corso, è inutile esporsi prima», spiega una fonte molto vicina al dossier europeo poco prima che Conte invii alla maggioranza la sua proposta di tregua. Già nella mattinata era chiaro un dato: il presidente del Consiglio aveva deciso che era meglio evitare la conta in Parlamento prima del Consiglio Ue. Martedì, alla Camera, è prevista un'informativa - e non le comunicazioni - di Conte. Nessuna risoluzione di maggioranza e d'opposizione quindi, con un semplice «escamotage»: la riunione dei leader Ue del 23 aprile è straordinaria, non sovrapponibile ai Consigli Ue convocati. Da qui la possibilità, per il premier, di fare un'informativa. Lega e Fdi, già in capigruppo a Montecitorio, protestano. «Vogliamo un voto in Aula subito, per il Colle è tutto normale?», sbotta Matteo Salvini rilanciando la sua battaglia anti-Mes. Battaglia in cui, tra l'altro, si è sfilato Silvio Berlusconi. L'evitare il voto in Aula è al momento l'unica strada per non spaccare la maggioranza. M5S e Pd viaggiano su binari paralleli. «È un successo aver ottenuto il Mes senza condizionalità», sottolinea il capogruppo Dem Graziano Delrio. «Lui va alla cieca contro la linea del governo», ribatte il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, poche ore dopo che Vito Crimi, dalle pagine del Fatto Quotidiano, quasi evocava una fiducia: «Serve che il Pd chiarisca al Paese perché ha cambiato posizione». Anche il presidente della Camera Roberto Fico interviene contro il Fondo spiegando che lui, al momento, «non si fiderebbe» del Mes. Tra i Dem, spiega una fonte di maggioranza, c'è irritazione anche perché, sostenendo che il Mes abbia delle condizionalità, i 5 Stelle confutano la linea tenuta da Gualtieri all'Eurogruppo. Il rischio slavina è dietro l'angolo. Ed è qui che il premier interviene, sentendo prima i due capidelegazione e poi lanciando la sua proposta: «Inutile disquisire del Mes ora. Se ci saranno condizionalità o meno lo vedremo alla fine», scandisce. Al Consiglio Ue il premier vuole andare con le carte coperte e senza la «zavorra» di una spaccatura in Aula. Anche perché la partita è lunga e sul tavolo vedrà da un lato il Mes «light», dall'altro gli «eurobond». «Prima c'è la battaglia perché non ci siano condizioni vessatorie, poi si deciderà», spiega Conte. E, sottolinea, allora ci sarà un voto dell'Aula. «Questa discussione dovrà avvenire in modo pubblico e trasparente, dinanzi al Parlamento, al quale spetterà l'ultima parola». Parlamento che il giorno dopo il Consiglio Ue voterà il nuovo scostamento di bilancio per il decreto aprile.

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