Isola blindata sino al 26 Fase 2, tecnici al lavoro
di Silvia Sanna
Dieci giorni di attesa prima di elaborare un calendario di riaperture Ticca, Uil: «Industria e scuola, intervenire ora per non farci trovare impreparati»
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SASSARI. Tutto fermo almeno sino al 26 aprile. Altri 10 giorni di attesa e di monitoraggio su numero di contagi e variazione decessi per capire se anche la Sardegna può iniziare a riaffacciarsi al mondo. Come? Con le prime riaperture di alcune attività, a iniziare da quelle previste due giorni fa e posi sospese dall’ordinanza del governatore Solinas. Quindi cartolerie, librerie, negozi di abbigliamento per bambini e studi professionali, ma non solo. Se da qui al 26 la situazione dovesse stabilizzarsi e la curva dei contagi continuare la discesa, la Regione potrebbe decidere, sentito il comitato tecnico-scientifico, di autorizzare la riapertura di altre attività commerciali e industriali. Al momento però tutto è fermo: «Non c’è un ipotetico calendario di riaperture per la Sardegna, riteniamo che sia ancora prematuro considerato l’andamento dei contagi che non consente di capire se il picco è stato raggiunto». A parlare è Christian Stevelli, consulente del governatore Solinas e componente del team «al lavoro su un progetto di riapertura graduale che consenta di ottenere due obiettivi, cioé il massimo contenimento del rischio per le persone e il migliore risultato possibile dal punto di vista economico». Ma buttare giù un elenco di date con riaperture scaglionate è considerato al momento un azzardo «perché si rischia di creare aspettative che potrebbero essere deluse – continua Stevelli –. Stiamo vivendo un momento difficilissimo e la tensione sociale sta salendo, sarebbe scorretto generare illusioni. Ma questo non significa restare fermi: al contrario, bisogna iniziare a pensare al dopo per arginare gli effetti della crisi econonomica». La ripartenza e le misure necessarie per lavorare in sicurezza sono protagoniste della discussione tra la giunta regionale e i sindacati. Dice Francesca Ticca, segretaria regionale della Uil: «Al centro resta la salute delle persone, su questo non si discute. E al momento non ci sono le condizioni per parlare di riaperture. In alcune zone della Sardegna la situazione è allarmante e il numero dei tamponi fatti, decisamente troppo basso, non consente di avere una fotografia reale sulla diffusione del contagio. Durante l’incontro con il presidente Solinas nel quale abbiamo esaminato le misure da adottare per offrire un sostegno immediato alle famiglie e ai lavoratori, abbiamo convenuto sulla opportunità di non avere fretta. Siamo nelle mani degli scienziati – aggiunge Francesca Ticca – dovranno essere loro a dire quando e come la Sardegna potrà ripartire. Nel frattempo dobbiamo evitare di farci trovare impreparati». La Ticca fa due esempi: «Penso all’industria, all’opportunità di favorire un certo tipo di produzioni che saranno essenziali nelle fasi successive, innanzitutto i presìdi di protezione. E poi la scuola: con la fibra ottica a singhiozzo, la didattica on line lascia troppi studenti indietro. È necessario tornare in aula prima possibile ma lì dovranno essere rispettate le regole, le distanze innanzitutto. Per questo è fondamentale adeguare i caseggiati scolastici, sistemarli in modo che possano accogliere i ragazzi in condizioni di sicurezza. C’è tanto da fare, facciamoli subito».
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