Rapporto choc sulla casa di riposo di Sanluri
Ancora niente avvisi di garanzia dal pool di De Angelis ma prime conclusioni all’esame della Procura
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CAGLIARI. Per adesso la Procura non conferma alcuna iscrizione al registro degli indagati, ma l’inchiesta per epidemia colposa aperta quasi un mese fa dal procuratore aggiunto Paolo De Angelis e da altri cinque sostituti sulla base di esposti e segnalazioni dei media è entrata nella fase calda: un rapporto dei carabinieri sulla situazione della casa di riposo Divina Provvidenza di Sanluri è arrivato ieri mattina sulla scrivania del magistrato coordinatore e già nel pomeriggio, dopo una prima valutazione di De Angelis, è passato all’esame della procuratrice Alessandra Pelagatti. Solo ipotesi non confermate sul contenuto dei documenti, che secondo voci filtrate dal palazzo potrebbe condurre ad una prima attribuzione di responsabilità sulla morte, considerata sospetta di sette anziani da quando è scoppiata la pandemia e al contagio di 17 ospiti su venti della struttura cui vanno aggiunti tre operatori e due suore. Attraverso l’indagine dei carabinieri la Procura intende scoprire quali siano le cause di una situazione certamente anomala, se siano state seguite le norme di prevenzione e di cautela per arginare la diffusione del coronavirus, se i casi di contagio registrati soprattutto nella prima fase siano stati comunicati tempestivamente alle autorità sanitarie perché scattassero le procedure di profilassi e il distanziamento fra gli anziani ricoverati a Sanluri. L’ipotesi, che avrebbe trovato le prime conferme, è che siano state commesse leggerezze gravi. Si tratta di capire se le condotte all’esame dei magistrati integrino reati oppure no.
I fascicoli aperti dall’ufficio al terzo piano del palazzo di piazza Repubblica riguardano anche altre strutture sanitarie della provincia di Cagliari e altri casi segnalati in queste ultime settimane dai sindacati dei medici, da associazioni, da volontari e da privati cittadini. L’attenzione dei carabinieri è rivolta anche al Policlinico di Monserrato, dove i contagi “ufficiali” finora registrati sono 19, un dato che conferma come l’infezione si sia diffusa finora soprattutto nei presìdi sanitarie non fra la popolazione in strade, uffici e locali commerciali. C’è poi la vicenda, ancora aperta, che riguarda le forniture degli ormai famosi Dpi, i dispositivi di protezione individuale: mascherine, guanti di lattice, visiere e calosce impermeabili ai virus sono oggi in fase di distribuzione, ma per più d’un mese nelle farmacie di Cagliari e soprattutto nelle strutture di assistenza non se ne sono visti e comunque non abbastanza.
Il pool di magistrati coordinato da De Angelis intende stabilire le ragioni del ritardo, se sia stato determinato da negligenze amministrative o politiche e se la mancanza delle protezioni abbia provocato una maggiore diffusione del virus, in particolare negli ospedali pubblici e nelle case di riposo. Su questi è altri aspetti le indagini sono in corso. (m.l)
I fascicoli aperti dall’ufficio al terzo piano del palazzo di piazza Repubblica riguardano anche altre strutture sanitarie della provincia di Cagliari e altri casi segnalati in queste ultime settimane dai sindacati dei medici, da associazioni, da volontari e da privati cittadini. L’attenzione dei carabinieri è rivolta anche al Policlinico di Monserrato, dove i contagi “ufficiali” finora registrati sono 19, un dato che conferma come l’infezione si sia diffusa finora soprattutto nei presìdi sanitarie non fra la popolazione in strade, uffici e locali commerciali. C’è poi la vicenda, ancora aperta, che riguarda le forniture degli ormai famosi Dpi, i dispositivi di protezione individuale: mascherine, guanti di lattice, visiere e calosce impermeabili ai virus sono oggi in fase di distribuzione, ma per più d’un mese nelle farmacie di Cagliari e soprattutto nelle strutture di assistenza non se ne sono visti e comunque non abbastanza.
Il pool di magistrati coordinato da De Angelis intende stabilire le ragioni del ritardo, se sia stato determinato da negligenze amministrative o politiche e se la mancanza delle protezioni abbia provocato una maggiore diffusione del virus, in particolare negli ospedali pubblici e nelle case di riposo. Su questi è altri aspetti le indagini sono in corso. (m.l)
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