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Arcuri spiega le riaperture «Pronti con i dispositivi»

Arcuri spiega le riaperture «Pronti con i dispositivi»

Il commissario rassicura sulla dotazione di protezioni individuali Serve ancora tempo per l’app. Lenta discesa tra i ricoverati, altre 482 vittime

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[FIRMA&LUOGO]di Luca Laviola

<MC>ROMA

[TESTO]Quando inizierà la fase 2 dell'emergenza Covid 19 «noi ci faremo trovare pronti», assicura il commissario Domenico Arcuri. Anzi, per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale il manager chiamato da Palazzo Chigi garantisce: «Noi siamo pronti per dotare il territorio italiano anche oggi». Mascherine e ventilatori polmonari, insomma, ci sono; per i test sierologici e la app per tracciare i contatti bisognerà invece aspettare ancora, giorni o settimane. I dati comunque inducono ancora alla prudenza, nonostante il trend di lenta discesa con il calo di ricoverati nelle terapie intensive e delle vittime. La Lombardia, in particolare, conta 1.246 nuovi casi contro i 1.041 di ieri e un terzo del totale dei nuovi contagiati (con il Piemonte si arriva a oltre il 50%). La politica intanto ragiona sui tempi della Fase 2: l'orientamento che sembra emergere esclude una riapertura per macroregioni, fanno sapere fonti autorevoli di governo. Ma nemmeno ci sarà un «liberi tutti» dal 4 maggio, giorno di scadenza del Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) che ha prorogato le misure di isolamento e distanziamento sociale. Più probabile che si vada verso riaperture progressive, a partire già nei prossimi giorni ad esempio con mobilifici e parti del settore moda. Per l'agognata riapertura dei bar bisognerà aspettare fine maggio. Uno dei temi principali legati alla ripartenza del Paese è la disponibilità dei test sierologici e la loro somministrazione a un campione significativo di popolazione, per stabilire la percentuale di immuni e il grado di diffusione del virus. Ai primi 150 mila test «il bando di gara prevede la possibilità di aggiungerne altri 150 mila - dice Arcuri -. L'obiettivo è una dotazione ampia e stabile a tutte le regioni che la chiedono». Altro tassello fondamentale per la ripartenza è la app di «contact tracing» che sarà presto testata in diverse aree del Paese, verosimilmente una al nord, una al centro e una al sud. «L'applicazione sarà solo volontaria, nessuno sarà obbligato a installarla sul telefono mobile - dice il commissario -. Ci aspettiamo che un numero molto alto di cittadini lo faccia. Gli esperti ci dicono almeno il 70%, per dargli un significato importante». Qualsiasi decisione politica sulla Fase 2 farà i conti con i dati della pandemia. E con il monito dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms): saranno «inevitabili nuovi focolai» anche dopo la riapertura, dovranno essere individuati in tempi rapidi, ricorda il vicedirettore Ranieri Guerra. «Serve rafforzare il controllo del territorio con controlli e tamponi a domicilio», ammonisce. I numeri intanto, nel primo giorno senza conferenza stampa alla Protezione civile, mostrano un trend sempre costante in calo nelle terapie intensive (-79) e nei nuovi ricoveri (-779). Prosegue l'andamento positivo delle guarigioni (+2.200, per un totale di quasi 45 mila) e le vittime con 482 unità fanno registrare il dato più basso degli ultimi 5 giorni. In questo dato si inserisce il caso della Lombardia, la regione di gran lunga più falcidiata dal coronavirus. Il commissario Arcuri predica «cautela e prudenza», perché «senza la salute e la sicurezza la ripresa economica durerebbe come un battito di ciglia». In Lombardia, fa notare, i morti per Covid 19 sono stati finora «5 volte quelli dei civili a Milano durante la Seconda Guerra Mondiale».

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