La Nuova Sardegna

Il grande cuore dell’isola in campo con i volontari

di Alessandro Pirina
Il grande cuore dell’isola in campo con i volontari

Onlus impegnate 24 ore su 24: non c’è solo l’emergenza sanitaria

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SASSARI. Alle emergenze sono abituati da sempre, hanno scelto di dedicare una parte delle loro vite a quello. Mai però avrebbero immaginato che a un certo punto la quotidianità sarebbe diventata un’emergenza universale a cui ancora non si riesce a trovare una soluzione. Ma anche di fronte a questa calamità che ha travolto le nostre vite come uno tsunami il mondo del volontariato, come sempre, si è rimboccato le maniche e si messo a disposizione degli altri. Anche più di quanto facesse prima, perché ovviamente la vita di tutti i giorni è diventata una sommatoria di problemi non sempre di facile soluzione. E le associazioni si sono dovute adeguare. È il caso della Croce blu di Sassari, una onlus di una settantina di volontari - età media tra i 20 e i 40 anni - che anche in questo momento continua a occuparsi di urgenze sanitarie, ma non solo: i volontari sono a disposizione per fare la spesa e acquistare farmaci per chi è impossibilitato a uscire di casa. Un’altra missione che si è resa necessaria dopo l’ormai celebre lockdown che ha di fatto chiuso il Paese. Un impegno 24 ore su 24.

La giornata. Nella sede di via Milano il primo cambio della guardia avviene alle 8 del mattino. Chi ha fatto la notte torna a casa e subentra la nuova squadra. Il primo compito è la sanificazione dei mezzi. Lo si faceva prima, figurarsi adesso. La Croce blu, infatti, si alterna con altre associazioni per le emergenze notturne del 118 e ha la convenzione con l’Aou per i trasporti intraospedalieri con le cliniche insieme ad altre due associazioni, Soccorso sardo e Dueffe soccorso. Inoltre, effettua servizio di trasporto privato e accompagnamento alle visite, anche se in questo momento l’attività è abbastanza limitata. Perché ovviamente il Covid è la grande emergenza. E anche la Croce blu è in prima linea su quel fronte. «Noi ci muoviamo con mezzi di base con attrezzatura ma senza medico e infermiere a bordo – racconta il presidente Federico Pintus –. Se il caso è un sospetto Covid entra in casa solo il caposquadra. Noi abbiamo tutti una doppia maschera, occhiali protettivi e cuffia, lui entra bardato con una tuta. Per prima cosa prende la temperatura al paziente. Se apparentemente non ha sintomi lo si comunica alla centrale e si effettua l’eventuale trasporto. Se invece si presenta uno dei sintomi del coronavirus, allora la centrale ci invita ad allontanarci e ad attendere l’arrivo della medicalizzata».

Trasporto Covid. Ma l’associazione, convenzionata con l’Aou, viene chiamata anche per il trasporto di pazienti positivi per qualsiasi visita che non possa essere fatta in loco, o per le dimissioni di un paziente guarito. Con un mezzo ad hoc, in questo momento dedicato al trasporto Covid, in collaborazione con il mezzo sanitario del 118. «La Aou – spiega Pintus – ha creato dei percorsi alternativi, detto appunto percorsi Covid. Il personale è completamente bardato e all’interno del mezzo c’è un infermiere dell’azienda universitaria. Per tutto il tragitto abbiamo la scorta dei ragazzi della Gsa e di quelli dell’azienda Verde Vita che sanificano il percorso man mano che passiamo. Un viaggio che può durare anche un’ora e mezza. Quando poi arriviamo a destinazione, nella zona della malattie infettive, c’è una tenda in cui ci “sbardiamo”. E anche quello va saputo fare. Abbiamo fatto un corso - grazie alla centrale operativa del 118 - sia per la vestizione che per la svestizione, che è il momento più rischioso». Alle 14 altro cambio della guardia, nuovo turno fino alle 20, quando subentrano quelli della notte.

Spesa e farmaci. Ma in casa Croce blu il telefono non squilla solo per urgenze di carattere sanitario. Oggi c’è anche un altro tipo di emergenza, ed è quella di tanti anziani che non possono uscire di casa. Per questo l’associazione si è presa l’incarico di ritirare la spesa e i farmaci. La famiglia Mele della Glm , da sempre al fianco della Croce blu - Luciano Mele è il presidente onorario - ha messo a disposizione due Ford Puma blu per il servizio. Del tutto gratuito, neanche un centesimo in più rispetto allo scontrino del market o della farmacia. «Ci chiamano soprattutto anziani che hanno anche paura di uscire sul pianerottolo – racconta la volontaria Paola Gervasi –. All’inizio anche per noi è stato un po’ pesante, soprattutto perché ci immedesimiamo in queste situazioni. Ma ci siamo tolti anche grande soddisfazioni. Ci hanno preso anche come valvola di sfogo. E non nego che ogni tanto qualche lacrimuccia mi cada. Riceviamo chiamate da tanti figli che vivono nel Nord Italia e non sanno come fare avere la spese alla mamma anziana. Con alcuni signori e famiglie si è creato un rapporto amichevole. Proprio stamattina (ieri, ndr) ho ricevuto una telefonata di un anziano che chiedeva di andare a ritirargli la spesa dal verduraio. “Sei Marika?”. E io: “no sono Paoletta”. Ormai siamo di casa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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