La Nuova Sardegna

Conte: «Il Mes, una cattiva fama»

di Serenella Mattera
Conte: «Il Mes, una cattiva fama»

Il premier attacca Germania e Olanda in vista del Consiglio europeo del 23 aprile

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. Non c'è spazio per governi tecnici o di unità nazionale: serve un «governo politico che ci metta la faccia» e quello in carica lo sta facendo «con coraggio». Giuseppe Conte prova con queste parole a fermare sul nascere le spinte e le suggestioni che negli ultimi giorni sono riemerse nel dibattito parlamentare su nuove maggioranze e cambi di governo per gestire la «fase 3» di ripartenza dopo la crisi Coronavirus. Il premier lo fa dalle colonne del Giornale, con un messaggio di «apertura al dialogo con tutti» che suona alle orecchie di qualcuno dentro Fi come un viatico per futuri ingressi in maggioranza. Anche perché ad agitare le acque tra M5s e Pd c'è Alessandro Di Battista, alla guida di una «fronda» che prova a far saltare l'accordo sulle nomine e si prepara alle barricate contro il Mes, rilanciando un asse con la Cina. Sul Mes Conte torna a dirsi «scettico» in un'intervista a Sueddeutsche Zeitung, con cui rilancia la battaglia sul fronte Ue in vista del Consiglio europeo del 23. Il premier, che sente al telefono la presidente della commissione Ursula Von Der Leyen, si mostra in sintonia con la sensazione di un numero crescente di italiani e dichiara che «non c'è nessun dubbio che siamo stati lasciati soli» nell'emergenza Coronavirus. Poi rilancia, come sta facendo nei contatti con i leader europei, la richiesta di Eurobond o comunque «titoli comuni», nell'ambito di un piano che deve essere - dice Luigi Di Maio - da 1500 miliardi. «In gioco c'è l'Europa», concorda Conte con Macron. E poi attacca quando ricorda, perché Angela Merkel senta, che il «surplus commerciale» della Germania frena l'Ue e che le regole fiscali olandesi danneggiano l'Italia. Quanto al Mes, che divide la sua maggioranza, il premier ricorda i danni provocati in Grecia e ribadisce che verificherà se è davvero senza condizioni. Ma il solco tra Pd e M5s si allarga: i Dem chiedono ai pentastellati di prendere le distanze da Di Battista che evoca un'Ue senza Italia e invoca un asse con la Cina. Le fibrillazioni aumentano e al Quirinale non sfuggono i movimenti che sembrano segnare la fine della «quarantena» politica. L'appello del presidente Sergio Mattarella alla collaborazione tra le forze politiche per affrontare l'emergenza non ha mai davvero attecchito. Ma ora sembrano riprendere manovre per cambi di governo. Persiste una suggestione di esecutivo tecnico, magari con un nome come Mario Draghi alla guida. Non solo però, come dice Conte, è difficile che l'ex presidente della Bce si faccia «tirare per la giacchetta», ma appare anche arduo che si formi una maggioranza larga in Parlamento per un governo tecnico. L'altro sbocco, se si aprisse una crisi, potrebbero essere le elezioni, ma tale scenario per il Colle non è all'ordine del giorno, anche perché l'instabilità non aiuterebbe né sui mercati né nella lunga partita in Ue. Il terzo scenario è quello di cui si discute in queste ore: un cambio di maggioranza, magari con l'ingresso di Fi e l'uscita di un pezzo del M5s.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative