La Nuova Sardegna

IL PARERE DEGLI ESPERTI 

Cosa abbiamo imparato sul virus

Cosa abbiamo imparato sul virus

Gli scienziati rivelano come è cambiato il modo di vedere il Covid-19

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[FIRMA&LUOGO]di Enrica Battifoglia

<MC>ROMA

[TESTO]Un virus mai visto, che ha colto impreparato tutto il mondo e costretto a nuove abitudini di vita, a procedure di emergenza e a una corsa per condividere le conoscenze attraverso mappe genetiche e per cercare, tra vecchi farmaci, qualcosa che funzionasse. Le avvisaglie c'erano state osservando quanto stava accadendo in Cina, ma il 20 febbraio scorso il paziente 1 dell'infezione da virus SarsCoV2 ha segnato in Italia l'inizio di qualcosa di radicalmente nuovo. In due mesi abbiamo imparato molto, ma c'è molto che non sappiamo ancora. «Abbiamo imparato che forse il nuovo coronavirus è arrivato da noi prima che lo sospettassimo», osserva il direttore dell' Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi. «Eppure - aggiunge - è emerso che in Cina dal 17 novembre erano state segnalate polmoniti anomale e da allora il primo allarme è stato lanciato solo il 31 gennaio: da allora è passato molto tempo e in tanti dalla Cina hanno viaggiato verso il resto del mondo». Di conseguenza «abbiamo imparato che una comunicazione più tempestiva potrebbe evitare tantissimi guai». È emerso il dramma dei mercati orientali di animali selvatici, nei quali pipistrelli, pangolini e serpenti sono stipati accanto agli animali domestici e dove nuovi virus possono trasmettersi da una specie all'altra fino a mutare, diventando aggressivi per l'uomo. Tuttavia non è ancora chiaro in quale animale sia nato il nuovo coronavirus. Eppure il dilagare dell'epidemia ci ha sorpresi, non c'erano i piani pandemici e «abbiamo imparato - osserva Remuzzi - che anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità non sempre riesce ad agire tempestivamente». Per esempio, «all'inizio aveva suggerito di fare i tamponi solo ai sintomatici, mentre nello stesso periodo Singapore e Corea del Sud riuscivano a individuare i contagiati facendo il tampone a tutti i loro contatti, anche se asintomatici».

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