il retroscena
Il governo stretto tra Mes e M5s
di Michele Esposito
Gli equilibri della maggioranza in bilico tra aiuti Ue e Cinque stelle
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ROMA. Il Mes e il M5S: è tra questi due acronimi che Giuseppe Conte si gioca una delle partite più delicate del suo governo. Il nodo verrà a galla a maggio, quando a tutta la maggioranza, e non solo a chi si occupa dei dossier economici, potrebbe essere chiaro come i 36 miliardi del «Mes light» potrebbero servire, eccome. Se sarà un Mes a condizioni zero lo si saprà solo alla fine del Consiglio Ue delle prossime ore. E, in quel caso, la trincea M5S potrebbe piegarsi. Anche perché sul Mes si gioca la tenuta stessa del governo e di questa maggioranza, già segnata dalla balcanizzazione dei Cinque Stelle, dai malumori crescenti nel Pd e dall'ombra dello strappo di Iv. Con Silvio Berlusconi che sempre più chiaramente si smarca dai suoi alleati di centrodestra e conferma il sì convinto di FI al Mes. Proprio delle misure europee il premier ha parlato nel pomeriggio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. È stato un faccia a faccia senza la presenza degli altri ministri competenti, a causa dell'emergenza Coronavirus. E il capo dello Stato, auspicando in una conclusione positiva del vertice Ue ha sottolineato un punto: la solidarietà europea è necessaria per la ripartenza. Il tema è che il governo deve fare i conti con una necessità di liquidità: il tonfo del Pil, secondo le prime stime degli esperti, potrebbe arrivare al 15% e a ciò vanno aggiunte le risorse da mettere in campo per ammortizzatori e aiuti alle imprese. I soldi dell'Ue diventano dirimenti. Non solo quelli della linea di credito Pandemic Crisi Support per le spese sanitarie, ma anche quelli del Mes vero e proprio.
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