La Nuova Sardegna

Test a tappeto nell’isola screening per 40mila

di Umberto Aime
Test a tappeto nell’isola screening per 40mila

L’assessore Nieddu: partiremo subito dai Comuni senza contagiati

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CAGLIARI. L’asticella dell’indagine a tappeto sale e di molto. I cittadini coinvolti nello screening regionale saranno intorno ai 40mila. Non esiste ancora un numero certo, ma è questo il più probabile, o comunque non dovrebbe essere inferiore ai 25mila. Dagli iniziali 9mila test, che era un dato molto stimato, il quasi cinque volte tanto sarebbe stato scelto soprattutto dopo l’inventario delle scorte e delle prossime forniture di kit pungidito, sono quelli che saranno effettuati, in possesso della Regione. Il risultato è stato questo: 10mila test stoccati nei magazzini, altri 10mila arriveranno la settimana prossima e, infine, 20mila sono stati ordinati e dovrebbero essere consegnati martedì o mercoledì. È stato ipotizzato, nella fase di studio, anche uno screening molto più ampio fino all’8-9 per cento della popolazione, il che avrebbe voluto dire oltre 120mila test. Ma alla fine questa strategia è stata scartata: non per un problema di costi, anche se ogni kit costa dai 10 ai 20 euro, ma perché la Regione ha deciso di partire subito con l’indagine su larga scala e recuperare di punto in bianco quella montagna di materiale avrebbe allungato i tempi fino a chissà quando. Invece, ha ribadito l’assessore alla sanità Mario Nieddu, «vogliamo partire subito». Durante la riunione della commissione sanità del Consiglio regionale, è stato ancora più preciso: «Alla fine di questa settimana o al massimo all’inizio della prossima, saremo pronti». Mancherebbe solo un ultimo passaggio ed è quello più importante: la Commissione tecnico-scientifica sta definendo con esattezza le caratteristiche del campione, Comune per Comune, che sarà chiamato in causa. La riposta dei quattro saggi è attesa nelle prossime ore. Tra l’altro va ricordato che l’indagine della Regione camminerà in parallelo con quella organizzata dall’Unità di crisi nazionale. I test assegnati alla Sardegna sono 5mila su 150mila in totale e dovrebbero essere effettuati subito dopo il 4 maggio, scadenza dell’ultima ordinanza di chiusura firmata dal Governo. Con l’indagine regionale comunque una differenza ci sarà: il sangue sarà prelevato da una vena, non più attraverso il pungidito. Per chiudere questo capitolo, va sottolineato un aspetto fondamentale: la partecipazione dei prescelti a uno o l’altro screening sarà sempre su base volontaria.

L’assessore. Nell’aula della commissione salute, presieduta da Domenico Gallus, Mario Nieddu ha descritto i paletti dell’indagine. «Sarà mirata, basata su criteri severi e stringenti per accertare la reale entità della circolazione del virus», ha detto. Per poi confermare: «Partiremo dai Comuni, sono oltre 200, in cui finora non è stato registrato alcun caso positivo. Questa prima tappa ci servirà per capire se realmente, in quelle comunità, il Covid-19 non è arrivato, oppure se sono presenti invece soggetti positivi sottotraccia, gli asintomatici. Quindi se, nei prossimi giorni, dovessimo accertare la presenza del virus in zone che fino a oggi abbiamo considerato immuni, lo scenario cambierebbe radicalmente ma ovviamente ci auguriamo il contrario». La seconda tappa punterà invece a scoprire il cosiddetto sommerso nei Comuni, all’incirca un centinaio, dov’è stata accertata la presenza di focolai, oggi più o meno spenti, in questi mesi. Perché Nieddu ha concluso: «La fase 2 si avvicina, giorno dopo giorno, e se vogliamo procedere con una graduale riapertura, dobbiamo avere a disposizione il più in fretta possibile quei dati certi che solo un’indagine epidemiologica su larga scala ci può dare».

Il commissario. È stato Giorgio Steri, che governa l’Azienda sanitaria unica, a fare il punto su quanto è stato fatto finora. «Dopo aver messo in sicurezza le residenze sanitarie per anziani e le case di riposo del Nord Sardegna, grazie anche all’intervento dei medici militari, contiamo entro la settimana di completare lo screening in tutte quelle del Centro e del Sud. Conclusa l’indagine, verificheremo se e dove sarà necessario alzare il livello del cordone sanitario per evitare possibili inquinamenti esterni». Steri ha aggiunto: «La prossima settimana concluderemo anche il monitoraggio sulle carceri, dove però finora non sono stati segnalati casi critici». La sua conclusione è stata: «Abbiamo chiara la percezione che c’è stata una frenata nei contagi, siamo passati dall’iniziale 12 per cento di positivi sui tamponi effettuati a un molto incoraggiante 7, ma è proprio questo il momento in cui non dobbiamo abbassare la guardia. Se lo facessimo, andremmo incontro a possibili, pericolosissimi nuovi picchi del contagio, che invece siamo riusciti a contenere, e quindi non possiamo permetterci salti nel buio».



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