Coronavirus, l’appello dei tre scali sardi: «Fate volare da maggio o sarà un disastro»
Olbia è ancora chiuso dopo lo stop per i lavori sulla pista. Cagliari in questi due mesi ha perso il 98% dei passeggeri
SASSARI . Impossibile riuscire a separare il presente, fatto di aeroporti chiusi e voli cancellati, con il futuro, che cambierà anche il risiko dei cieli.
Il quadro nell’isola è sconfortante. Chi gestisce gli scali attende il via libera, ma parte da una certezza. Nulla sarà più come prima. E i diversi aeroporti cercano di elaborare strategie che portino ottimismo e passeggeri. Cosa per nulla semplice. Perché in Sardegna i voli aerei e turismo sono quasi un’unica entità indivisibile.
Olbia. Non nasconde la profonda incertezza l’aeroporto di Olbia. Che arriva a elaborare una sorta di offerta speciale per le compagnie. «Chi inizia a volare da maggio al Costa Smeralda non avrà costi aggiuntivi. Handling e tasse aeroportuali saranno azzerate». A lanciare i saldi aeroportuali è l’amministratore delegato della Geasar, che gestisce lo scalo, Silvio Pippobello. Che fa un ragionamento su due fasi. Il presente, fatto di forte incertezza, perché lo scalo è chiuso dal 3 febbraio, e il futuro in cui si dovrà capire quante e quali compagnie, e con quale frequenza, voleranno dal Costa Smeralda. A questa incognita si deve aggiungere anche un altro avvenimento epocale per Olbia: la scomparsa di Air Italy. Non solo il vettore di riferimento, ma uno dei pilastri di tutto il sistema turistico del centro nord Sardegna, e da sempre compagnia di bandiera dei sardi.
«La situazione è molto complessa e preoccupante, perché si vive nell’incertezza – spiega Pippobello –. Per prima cosa dobbiamo capire come sarà la fase due. Noi ci siamo già preparati, ma dobbiamo adeguare lo scalo ai protocolli e ai regolamenti per la sicurezza che saranno impartiti. E su questo già lavoriamo. Dal distanziamento ai controlli. C’è poi da capire cosa faranno i vettori. Alcuni sappiamo che sono pronti a riprendere dal mese di maggio. Altri per ora hanno confermato i loro impegni ma li hanno fatti slittare a giugno o luglio. Volotea e Easyjet hanno detto di voler puntare sulla Sardegna per far ripartire il traffico estivo. Ma dobbiamo capire se si potrà volare e quali saranno le condizioni poste dal governo. Per gli altri vettori non c’è una grande fuga, ma una grande attesa». E Pippobello non nasconde la sua amarezza per la fine di Air Italy. «Sono dispiaciuto per i tanti colleghi che hanno perso il posto di lavoro e per una realtà industriale importante per la Sardegna – dichiara –. Penso anche che dal punto di vista operativo Air Italy si potrà sostituire».
Cagliari. È l’unico rimasto aperto. Dei tre scali sardi dovrebbe essere quello meno penalizzato dallo tsunami covid, ma basta sentire qualche numero che dà l’amministratore delegato della Sogaer, Renato Branca, per capire come l’emergenza tocchi anche Cagliari. «Siamo contenti di servire l’isola – spiega Branca –, ma è difficile tenere aperta una struttura per tre voli in arrivo e in partenza. Il costo di questo servizio per noi è di 500mila euro. E nonostante le promesse i burocrati hanno deciso di farci anche un regalo. L’Art, l’autorità di regolazione dei trasporti che sovrintende l’Enac, ha deciso di farci pagare la nostra quota, che si basa su una parte del bilancio del 2019, un anno dai grandi numeri. E che quest’anno i dati sono tragici». Branca dà una dimensione delle cifre attuali. «Dal primo aprile al 19 abbiamo portato 2894 passeggeri tra arrivi e partenze. L’anno scorso nello stesso periodo erano 209.220. Un dato che ci fa segnare meno 98 per cento nella media dei primi 19 giorni. E marzo è identico». Ma anche l’aeroporto di Cagliari guarda con speranza alla stagione estiva. Anche se con realismo dà una stima dei potenziali passeggeri che si potrebbero perdere.
«Almeno due milioni – continua Branca –, e pensare che i 5 milioni erano il nostro obiettivo. Ma mi preoccupa l’incertezza. Perché i vettori che vogliono volare ci sono. Aspettano di capire come e quando. Io non ho la possibilità di dirlo. Servirebbero certezze. Spero a maggio che i voli domestici possano riprendere e a giugno sia la volta di quelli internazionali. Ma è chiaro che serve una carta vincente per incentivare i turisti ad arrivare nell’isola. Dobbiamo far capire a tutti che la Sardegna è sicura. E noi in aeroporto ci siamo già attrezzati. Abbiamo misure di sicurezza all’avanguardia. Noi per primi in Europa abbiamo dispositivi agli ultravioletti che disinfettano i bagagli. E ci prepariamo per rendere sicuro lo scalo per i passeggeri. Manca una cosa in più che sarebbe necessaria, i kit di test rapido da fare a chi arriva nell’isola. In questo modo si darebbe a tutti la sicurezza di entrare in un’isola covid freee sicura al 100 per cento». C’è anche un capitolo che riguarda le compagnie. «Le low cost vogliono ripartire – continua Branca –, per prima Ryanair. Ma aspettano regole certe. C’è poi l’aspetto del distanziamento sociale. Rischia di far volare gli aerei mezzo vuoti e di rendere ancora meno competitivo il sistema dei trasporti aerei. Ma anche sulla continuità c’è ancora molto da capire. Per esempio Alitalia ha caricato sul sito in molte date, per agosto e luglio, solo 4 voli per Roma e due per Milano al giorno. Nel 2019 erano 20. Questo ci allarma, spero sia solo un disguido. Ma Alitalia ha cancellato l’80 per cento dei voli su Cagliari fino a ottobre». E anche negli altri scali sardi la situazione è molto simile.
Alghero. Rischia di essere l’anello più debole del fragilissimo sistema dei trasporti aerei dell’isola. Dopo essere stato vicino al crack lo scalo si è lentamente ripreso. E dopo una dipendenza quasi tossica dal vettore unico Ryanair ha cercato di diversificare l’offerta. Una risalita lenta, ma costante. Portata avanti in questi anni, ma che rischia di essere spazzata via dall’emergenza covid.
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