«La sanità sarda non è ancora pronta alla Fase 2»
Appello dei sindacati alla Regione: «Evitiamo nuovi focolai dell’infezione nei poliambulatori»
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SASSAR. Specialisti che frequentano strutture sanitarie diverse senza conoscere il proprio stato di salute, poliambulatori che si apprestano a riaprire senza che possano fare affidamento sulle necessarie misure di sicurezza e 130 Oss in servizio nelle strutture sanitarie pronti a essere licenziati con una lettera dell’Ats. Il quadro della sanità sarda dipinto dai sindacati non è quello che si dovrebbe ammirare a due mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria e a pochi giorni dall’allentamento delle misure di contenimento e del lockdown, con migliaia di persone pronte a tornare al lavoro. La Cisl ha inviato una richiesta all’Ats una richiesta di diagnosi immediate sui dipendenti che si spostano da una struttura all’altra: «Dopo un'indagine fatta sui vari presidi sanitari – scrivono dal coordinamento della Rsu – è emersa un’importante criticità. Nonostante la circolare del 24 marzo, molti lavoratori dell’Ats, tra i quali gli specialisti ambulatoriali, si spostano giornalmente da una unità ad un’altra senza conoscere il proprio stato di salute. Questa prassi aumenta notevolmente il rischio di contagio e quindi chiediamo che tutti i lavoratori, compresi gli addetti alle pulizie, prima di accedere alle strutture siano sottoposti giornalmente alle misure minime di triage. Dove il rischio è maggiore, i dipendenti devono effettuare tamponi periodici».
Cisl Medici si preoccupa invece dei poliambulatori e della sanità “ordinaria”: «Nelle attuali condizioni questi presidi sanitari territori, a diretto contatto col pubblico, rischiano di diventare futuri focolai di infezione. La Cisl Medici – annunciano il segretario Luciana Cois – ricorrerà a ogni iniziativa per evitare che la voglia di ripartire possa mettere a rischio la salute di operatori sanitari e utenti». La strategia è articolata in nove punti che partono dalla fornitura giornaliera a ciascun specialista ambulatoriale dei dispositivi di protezione individuale in base alle linee guida di ciascuna branca specialistica, la sanificazione ambientale delle strutture, con particolare frequenza per gli ambulatori più a rischio, appuntamenti distanziati e attività ambulatoriali e domiciliari differenti a seconda dei casi. E poi disinfettanti per le mani e mascherine nelle sale d’attesa accompagnate dai cartelli che indicano i comportamenti corretti, esclusione degli accompagnatori fatta eccezione di chi ne necessita per cause di forza maggiore, bagni sempre dotati del necessario per l’utilizzo dei servizi igienici, individuazione giornaliera di un operatore che, munito delle protezioni idonee, provveda all’accettazione dei pazienti che richiedono visite o prestazione urgente a cui, all’atto dell’accettazione, dovrà essere misurata la temperatura, compilato e sottoscritto il modulo di autocertificazione.
Infine, in caso di situazioni sospetta occorrerà valutare la condizione generale del paziente anche in rapporto alla patologia di base e sarà cura del medico stabilire il rientro al domicilio o ulteriori accertamenti e la promozione, in ciascun poliambulatorio di momenti di confronto per la condivisione ed il superamento di eventuali criticità.
Arriva invece dal coordinatore regionale di Energie per l’Italia, Tore Piana, la segnalazione della situazione di 130 Oss in servizio negli ospedali dell’isola: «Non si capisce come mai quando le strutture sanitarie sono messa a dura prova dall’emergenza sanitaria, si sia proceduto a non riconfermare in Sardegna circa 130 Oss, nonostante abbiano acquisito un’importante esperienza diretta. Queste persone hanno il contratto in scadenza tra aprile e maggio e in questi giorni hanno ricevuto una lettera dell’Ats che annuncia la risoluzione del contratto di lavoro. Una situazione assurda che va bloccata immediatamente. Per questo motivo – conclude Piana a nome di Epi Sardegna, ho inviato una seconda nota urgente al Presidente Solinas, all’assessore alla Sanità Nieddu e al Commissario Ats Steri, affinchè dispongano la loro conferma del contratto e provvedano alle assunzioni a tempo indeterminato nel sistema sanitario regionale».
Cisl Medici si preoccupa invece dei poliambulatori e della sanità “ordinaria”: «Nelle attuali condizioni questi presidi sanitari territori, a diretto contatto col pubblico, rischiano di diventare futuri focolai di infezione. La Cisl Medici – annunciano il segretario Luciana Cois – ricorrerà a ogni iniziativa per evitare che la voglia di ripartire possa mettere a rischio la salute di operatori sanitari e utenti». La strategia è articolata in nove punti che partono dalla fornitura giornaliera a ciascun specialista ambulatoriale dei dispositivi di protezione individuale in base alle linee guida di ciascuna branca specialistica, la sanificazione ambientale delle strutture, con particolare frequenza per gli ambulatori più a rischio, appuntamenti distanziati e attività ambulatoriali e domiciliari differenti a seconda dei casi. E poi disinfettanti per le mani e mascherine nelle sale d’attesa accompagnate dai cartelli che indicano i comportamenti corretti, esclusione degli accompagnatori fatta eccezione di chi ne necessita per cause di forza maggiore, bagni sempre dotati del necessario per l’utilizzo dei servizi igienici, individuazione giornaliera di un operatore che, munito delle protezioni idonee, provveda all’accettazione dei pazienti che richiedono visite o prestazione urgente a cui, all’atto dell’accettazione, dovrà essere misurata la temperatura, compilato e sottoscritto il modulo di autocertificazione.
Infine, in caso di situazioni sospetta occorrerà valutare la condizione generale del paziente anche in rapporto alla patologia di base e sarà cura del medico stabilire il rientro al domicilio o ulteriori accertamenti e la promozione, in ciascun poliambulatorio di momenti di confronto per la condivisione ed il superamento di eventuali criticità.
Arriva invece dal coordinatore regionale di Energie per l’Italia, Tore Piana, la segnalazione della situazione di 130 Oss in servizio negli ospedali dell’isola: «Non si capisce come mai quando le strutture sanitarie sono messa a dura prova dall’emergenza sanitaria, si sia proceduto a non riconfermare in Sardegna circa 130 Oss, nonostante abbiano acquisito un’importante esperienza diretta. Queste persone hanno il contratto in scadenza tra aprile e maggio e in questi giorni hanno ricevuto una lettera dell’Ats che annuncia la risoluzione del contratto di lavoro. Una situazione assurda che va bloccata immediatamente. Per questo motivo – conclude Piana a nome di Epi Sardegna, ho inviato una seconda nota urgente al Presidente Solinas, all’assessore alla Sanità Nieddu e al Commissario Ats Steri, affinchè dispongano la loro conferma del contratto e provvedano alle assunzioni a tempo indeterminato nel sistema sanitario regionale».
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