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Coronavirus, al via lo screening: la Sardegna divisa in blocchi

Coronavirus, al via lo screening: la Sardegna divisa in blocchi

Test e tamponi per scovare gli asintomatici, nel campione prescelto ci saranno i vigili urbani

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CAGLIARI. È confermato: l’indagine epidemiologica comincerà la prossima settimana. Il Comitato scientifico ha suddiviso la Sardegna in quattro blocchi: Sassari, che sarà il primo a partire, poi Cagliari, Oristano e Nuoro, sempre intese come province. È allo studio anche la possibilità di un quinto quadrante autonomo e dovrebbe essere la Gallura. Qualunque potrà essere il numero, ogni blocco farà riferimento a un laboratorio di microbiologia in grado di verificare la presenza o meno degli anticorpi al coronavirus entro massimo un’ora dal prelievo. Prelievo che, come si sa, sarà effettuato attraverso la tecnica del test rapido o pungidito.

Il campione. In queste ore, sempre il Comitato scientifico, ha affinato ancora meglio la tipologia dell’indagine. Prima di tutto c’è stata una scrematura dei dati ufficiali sui casi positivi e sui decessi Comune per Comune. Nel senso che nella mappa dei contagi, ad esempio, sono stati riallineati i dati fra luogo di nascita e luogo invece in cui è stato contratto il virus. Lo stesso è avvenuto per le persone decedute a causa del Covid-19. Queste correzioni in corsa avrebbero permesso di ricostruire, almeno sulla carta, quale finora è stata la circolazione del virus ancora con maggior esattezza. E infatti i primi controlli a tappeto cominceranno nei Comuni dove, in questi mesi, è stato registrato il più alto numero di positivi ufficiali, per andare poi a scoprire quanti sarebbero invece quelli sottotraccia, i cosiddetti asintomatici. In sostanza, la strategia ribadita è di accertare, nella realtà, quanti sardi sarebbero entrati in contatto col coranavirus, oltre i più di mille accertati finora. Entrando ancora più nello specifico, attraverso alcuni modelli statistici l’indagine dovrà dare una risposta certa a questa domanda: qual è il moltiplicatore effettivo per ogni positivo ufficiale, sei o dieci?

Casi particolari. All’interno dei vari campioni sono stati considerati alcuni criteri per rendere omogenei i risultati. C’è subito una curiosità: fra i prescelti dovrebbero esserci i vigili urbani. Perché? Dagli esperti sarebbero considerati fra le migliori sentinelle per verificare lo status di ogni Comune in relazione alla diffusione del virus. C’è di sicuro una spiegazione scientifica all’origine della scelta, quella molto più banale è invece questa: i vigili urbani sono stati sempre in prima fila durante la lunghissima quarantena sociale e i loro contatti con i cittadini sono stati quotidiani, e quindi – se non sono risultati positivi al tampone – potrebbero aver prodotto gli anticorpi in modo naturale.

Dove. È confermato che gran parte dei test rapidi, in cui sarà sempre necessario il consenso del cittadino, saranno effettuati all’ingresso o all’uscita di market, supermarket e centri commerciali quando riapriranno. Sono punti di aggregazione ed lì che l’Ats andra a caccia del sommerso. (ua)

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