Metano, carte sul tavolo È il tempo delle scelte
di Giuseppe Centore
In via di completamento l’analisi costi-benefici. Politica e Autorità a un bivio
4 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Con il riavvio, seppur limitato, delle attività produttive, si riprendono in mano i dossier rimasti fermi in questi mesi. Uno dei principali è quello sulla metanizzazione. Da gennaio a oggi l’attività istruttoria non si è certo fermata, ma è nelle prossime due settimane che si deciderà buona parte del destino sia della dorsale che della realizzazione comunque del progetto di metanizzazione, dorsale o meno. Nei prossimi giorni si terrà un incontro, ancora via web, tra i soggetti interessati, perchè come si intuisce dalle mezze frasi strappate informalmente da chi segue da vicino la vicenda, «è tempo delle decisioni». Buona parte di queste ruotano intorno alla ormai famigerata Analisi costi benefici che Arera, l’autorità regolatrice dei servizi energetici e ambientali, ha chiesto a Rse, società di ricerca pubblica del settore.
L’analisi, praticamente conclusa, tiene conto dei dati economico finanziari delle diverse ipotesi in campo (sistema del metano con o senza dorsale e il nuovo elettrodotto tirrenico che collegherà verso il 2028 l’isola alla Sicilia e questa al Lazio) ma anche delle ricadute sociali delle filiere. La versione ultima della Analisi ha usato dati pubblici e ufficiali con metodi e procedure consolidate.
Il risultato è che dorsale del metano ed elettrodotto non solo non sono incompatibili ma devono convivere per fare della Sardegna un modello di energia il più possibile stabile, efficiente e conveniente, in una prospettiva di un uso sempre più massiccio delle energie rinnovabili e alternative in tutto il sud Italia. Lo studio una volta che sarà ufficialmente completato, entro metà maggio, sarà consegnato ad Arera, che in teoria a questo punto avrebbe tutti gli elementi per assumere le decisioni sul progetto metano. Ma non sarà così.
Gli uffici dell’Autorità hanno ricevuto e analizzato i pareri di tutti i soggetti interessati. Tra questi, oltre alla Regione, le principali imprese energetiche nazionali e le associazioni dei consumatori. Quello che emerge dalla lettura dei pareri è che nessuno chiede che la dorsale (perchè in fondo di questo si tratta, di chi pagherà per l’opera) sia a carico solo dei sardi, come invece ipotizza Arera con la nascita di un ambito tariffario che comprenda anche il costo di tutte le infrastrutture. Tutti propongono alternative, sia pur diverse.
E così Adiconsum chiede, senza entrare nello specifico, «un meccanismo di socializzazione che consenta ai cittadini e alle imprese sarde di usufruire del gas naturale a condizioni economiche paragonabili a quelle medie degli altri cittadini italiani». Le imprese del sistema gas legate a Confindustria chiedono invece l’inglobamento della Sardegna a uno degli attuali ambiti nazionali, o per fasce climatiche, sud, o geografiche, centro, o ancora «in alternativa allineando le tariffe applicate nell’isola alla media delle tariffe attuali applicate nel territorio nazionale. In quest’ultimo caso l’impatto per il consumatore tipo nazionale è di 1,2 euro l’anno». Cioè se il sistema del gas sardo sarà aggregato in qualche modo a quello nazionale sarà a carico di questo anche il costo delle infrastrutture (dorsale), e per il consumatore finale si tratterà di un esborso di 1,2 euro in più l’anno. Viceversa isolare ancora una volta la Sardegna significherebbe far pagare ai sardi il metano e le sue infrastrutture a un prezzo simile a quelle dei gas alternativi, come l’aria propanata, che però hanno un potere calorico inferiore e quindi “rendono” meno.
Anche la Regione ha presentato un suo documento di consultazione; si chiede che la Sardegna faccia parte di un ambito sovraregionale e si spiegano i costi sinora sostenuti e da sostenere che andrebbero persi in caso di metanizzazione monca, cioè senza dorsale.
Arera ha le carte in mano. L’ultima, la più importante a brevissimo. Deciderà? Non è detto. Il dossier è troppo caldo per non creare comunque malumori, a cominciare dal fatto che vede i due principali partiti di governo su fronti contrapposti: grillini contrari alla dorsale, Pd favorevole (come il centro-destra). È molto probabile che Arera assuma una decisione salomonica, anticipata dal suo presidente Besseghini alla Camera. «Sia il parlamento a decidere che tariffe applicare alla Sardegna e noi ci adegueremo». Da lì discende tutto: tariffe, costi per infrastrutture, realizzazione o meno della dorsale, suo impatto sul sistema energetico e industriale. Arera potrà dire che la sua decisione discende dall’Analisi Costi Benefici. E avrà le spalle coperte dalle polemiche.
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’analisi, praticamente conclusa, tiene conto dei dati economico finanziari delle diverse ipotesi in campo (sistema del metano con o senza dorsale e il nuovo elettrodotto tirrenico che collegherà verso il 2028 l’isola alla Sicilia e questa al Lazio) ma anche delle ricadute sociali delle filiere. La versione ultima della Analisi ha usato dati pubblici e ufficiali con metodi e procedure consolidate.
Il risultato è che dorsale del metano ed elettrodotto non solo non sono incompatibili ma devono convivere per fare della Sardegna un modello di energia il più possibile stabile, efficiente e conveniente, in una prospettiva di un uso sempre più massiccio delle energie rinnovabili e alternative in tutto il sud Italia. Lo studio una volta che sarà ufficialmente completato, entro metà maggio, sarà consegnato ad Arera, che in teoria a questo punto avrebbe tutti gli elementi per assumere le decisioni sul progetto metano. Ma non sarà così.
Gli uffici dell’Autorità hanno ricevuto e analizzato i pareri di tutti i soggetti interessati. Tra questi, oltre alla Regione, le principali imprese energetiche nazionali e le associazioni dei consumatori. Quello che emerge dalla lettura dei pareri è che nessuno chiede che la dorsale (perchè in fondo di questo si tratta, di chi pagherà per l’opera) sia a carico solo dei sardi, come invece ipotizza Arera con la nascita di un ambito tariffario che comprenda anche il costo di tutte le infrastrutture. Tutti propongono alternative, sia pur diverse.
E così Adiconsum chiede, senza entrare nello specifico, «un meccanismo di socializzazione che consenta ai cittadini e alle imprese sarde di usufruire del gas naturale a condizioni economiche paragonabili a quelle medie degli altri cittadini italiani». Le imprese del sistema gas legate a Confindustria chiedono invece l’inglobamento della Sardegna a uno degli attuali ambiti nazionali, o per fasce climatiche, sud, o geografiche, centro, o ancora «in alternativa allineando le tariffe applicate nell’isola alla media delle tariffe attuali applicate nel territorio nazionale. In quest’ultimo caso l’impatto per il consumatore tipo nazionale è di 1,2 euro l’anno». Cioè se il sistema del gas sardo sarà aggregato in qualche modo a quello nazionale sarà a carico di questo anche il costo delle infrastrutture (dorsale), e per il consumatore finale si tratterà di un esborso di 1,2 euro in più l’anno. Viceversa isolare ancora una volta la Sardegna significherebbe far pagare ai sardi il metano e le sue infrastrutture a un prezzo simile a quelle dei gas alternativi, come l’aria propanata, che però hanno un potere calorico inferiore e quindi “rendono” meno.
Anche la Regione ha presentato un suo documento di consultazione; si chiede che la Sardegna faccia parte di un ambito sovraregionale e si spiegano i costi sinora sostenuti e da sostenere che andrebbero persi in caso di metanizzazione monca, cioè senza dorsale.
Arera ha le carte in mano. L’ultima, la più importante a brevissimo. Deciderà? Non è detto. Il dossier è troppo caldo per non creare comunque malumori, a cominciare dal fatto che vede i due principali partiti di governo su fronti contrapposti: grillini contrari alla dorsale, Pd favorevole (come il centro-destra). È molto probabile che Arera assuma una decisione salomonica, anticipata dal suo presidente Besseghini alla Camera. «Sia il parlamento a decidere che tariffe applicare alla Sardegna e noi ci adegueremo». Da lì discende tutto: tariffe, costi per infrastrutture, realizzazione o meno della dorsale, suo impatto sul sistema energetico e industriale. Arera potrà dire che la sua decisione discende dall’Analisi Costi Benefici. E avrà le spalle coperte dalle polemiche.
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
