La Nuova Sardegna

L’isola celebra la sua “Die” ora l’invasore è il Covid-19

di Umberto Aime
L’isola celebra la sua “Die” ora l’invasore è il Covid-19

Il presidente Solinas: dobbiamo realizzare una nuova rivoluzione collettiva Cerimonia del Consiglio in guanti e mascherine. Il M5s attacca la giunta

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CAGLIARI. Da sempre Sa Die è la giornata della riscossa. Stavolta lo è contro il coronavirus, l’ultimo degli invasori. Da ricacciare indietro, con la forza e l’orgoglio di un popolo che, nell’uscire dall’incubo, ritornerà ad assaporare la vita quotidiana. Che dovrà trasformarsi, perché nulla sarà più come prima, in idee, progetti e soprattutto solidarietà sociale. Come ha invocato l’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi, «dovremo essere pronti a portare gli uni il peso degli altri», dalla lettera dell’apostolo San Paolo ai Galati. Ai tempi della pandemia, il 28 aprile s’è arricchito della voglia di «realizzare una nuova rivoluzione collettiva», dirà il governatore Christian Solinas. Sa Die è la festa dei sardi, capaci di ribellarsi ai soprusi della corte sabauda, nel 1794. Oggi, invece, il nemico è più subdolo, «non ha le uniformi dei soldati e le parrucche dei funzionari regi», ma «saremo capaci lo stesso di scacciare via, ancora una volta, chi vorrebbe metterci in ginocchio, il Covid-19», sarà un’altra delle frasi forti di Solinas, perché è «in questo giorno celebrativo che vogliamo far partire la nostra risalita».

Nell’aula grande del Consiglio regionale, la cerimonia è stata sobria, stringata, e non poteva che essere così fra mascherine e guanti, con gli spazi dilatati dal quel metro abbondante di distanza fra i convocati. Ma con la seduta resa più solenne dall’inno dei patrioti sardi, Procurade ’e moderare, e dal suono magico delle launeddas. «La lotta al virus è purtroppo un nuovo triste appuntamento che il destino ci ha messo davanti – ha esordito Michele Pais, presidente del Consiglio regionale – e oggi siamo chiamati a dimostrare, come in passato, la determinazione della nostra terra che, pur segnata da sofferenze e secoli di dominazioni, è riuscita sempre a mantenere immutati i suoi caratteri originali con una propria lingua e una cultura di radici antichissime». Sono queste le basi da cui dobbiamo ripartire, ha aggiunto, prima di ringraziare tutti i sardi che hanno combattuto in prima linea contro il Covid. L’emergenza non è passata e non sappiamo quando passerà, sono state le parole del capogruppo di Leu Daniele Cocco, però «spinti dall’ottimismo, dobbiamo essere capaci di guardare oltre». Puntare, con determinazione, verso «la risalita dal baratro», ha aggiunto Francesco Mura di Fdi, con Angelo Cocciu, Forza Italia, che ha evocato un «d’ora in poi dobbiamo saper sognare in grande», facendo leva sulle «nostre grandi tradizioni e sulle nostre capacità», secondo Gian Filippo Sechi dell’Udc e Roberto Caredda del gruppo Misto. Senza però lasciare nessun indietro, perché «alla crisi che conoscevamo, s’è aggiunta purtroppo la pandemia, che ha fatto esplodere nuove paure e altre povertà». La Sardegna è di fronte a una sfida epocale, ha ribadito Aldo Salaris dei Riformatori, e «nessuno vuole perderla». In un futuro molto prossimo, «avremo bisogno, ogni giorno, di una moderna e sana rivoluzione sarda», ha sottolineato Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd. Che poi ha richiamato più volte, «la necessità di uno sforzo unitario», lanciando dai banchi dell’opposizione questo messaggio alla maggioranza di centrodestra: «L’obiettivo però va condiviso e per forza dovrà essere comune». Invito raccolto subito da Franco Mura del Psd’Az: «Dobbiamo ripartire compatti». Più «determinati che mai», gli ha fatto eco Dario Giagoni della Lega, ma «capaci anche, dopo quest’inaspettata lezione, di trovare il coraggio nel saper capovolgere i modelli finora conosciuti e dar vita a una ritrovata equità sociale», è stato un passaggio dell’intervento di Maria Laura Orrù a nome dei Progressisti. Solo Desirè Manca dei Cinque stelle ha rotto lo spirito delle celebrazioni, ricordando a chi governa: «Le emergenze si risolvono con i fatti. È finito, oggi più che mai, il momento di spandere solo illusioni», rivolta a Solinas. Ma il governatore non ha dato seguito alla provocazione politica. In limba, ha parlato soprattutto di ripartenza: «Oggi Sa Die dobbiamo riempirla di contenuti nuovi, riaffermando la nostra secolare capacità dell’essere forti nel rialzarci. Dobbiamo indicare una via di crescita e sviluppo per tutto il popolo sardo. Lo dobbiamo fare ora, partendo proprio da qui, da Sa Die de Sa Sardigna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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