Laura, Anna e le altre una vita sempre in trincea
di Stefania Puorro
Le testimonianze di chi è riuscita a ribellarsi e scappare dopo anni di soprusi «Mentre il mondo si è fermato per il Covid è iniziata la mia rinascita personale»
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OLBIA. Quando preparava la sua valigia, piangeva. Era doloroso, per Anna, staccarsi da chi l’aveva salvata da tanta violenza. Ma doveva partire, con i suoi bambini, e lasciare la casa rifugio in cui era stata accolta per mesi e in cui si era sentita finalmente al sicuro. Non è stato semplice organizzare il suo viaggio, proprio mentre l’emergenza Coronavirus stava esplodendo. Ma era necessario. E Prospettiva Donna, con l’aiuto dei carabinieri, è riuscita a far salire Anna e i figli su un aereo. Verso una località lontana e una nuova vita. Anche Laura, dopo anni trascorsi con un marito violento e quattro bambini da crescere, ha trovato la salvezza. «E quando è arrivato lo stop per il mondo intero, è cominciata la mia rinascita personale». Sono le storie di due madri in fuga, sopravvissute alla violenza «solo grazie agli angeli di Prospettiva Donna», il centro guidato da Patrizia Desole.
Laura. «Ricordo come fosse adesso quella sera: la disperazione, l'angoscia, la solitudine, io e i miei figli, l'impotenza, il terrore di non riuscire a proteggerli. La testa che all'improvviso diventa vuota e non riesci più ad essere lucida perché la paura prende il sopravvento. Devi però trovare la forza di reagire: da qualche parte in te c'è l'istinto di madre che prevale su tutto questo e che ti spinge a trovare una via d'uscita». Laura, stremata e devastata dalle minacce e dalle aggressioni del marito, in tutto quel buio ha trovato la luce. «Le operatrici del centro sono state la mia salvezza – dice –. Abbiamo trascorso quasi una settimana in una delle case protette, con loro che si adoperavano per trovare mille soluzioni che potessero risolvere al meglio la nostra situazione così precaria e difficile. E lo hanno fatto con una devozione e un amore unici. Io non sarei mai voluta andare via da lì. Paradossalmente, io e i miei figli eravamo liberi anche se costretti in quattro stanze: eravamo finalmente amati e protetti e abbiamo riscoperto il valore delle cose semplici della vita e condiviso comprensione e, soprattutto, tanto amore. Purtroppo dopo il nostro ritorno a casa è iniziato subito il periodo di isolamento dovuto al coronavirus e questo ha reso tutto più difficile. Anche in questo frangente le operatrici del Centro mi stanno seguendo tantissimo: telefonate periodiche, anche di domenica, per rassicurarmi che non sono sola, che anche a distanza ci sono sempre e che posso contare su di loro. Ormai sono diventate una famiglia. So che questo periodo è tremendo per tutti e che quando torneremo alla normalità non saremo più gli stessi, ma io sono felice di non essere più quella di prima perché sarò sicuramente una donna migliore e soprattutto una donna libera».
Anna. «Dopo tanti anni di violenza fisica e psicologica e la mia totale distruzione, penso alla paura che ho avuto soprattutto per i miei figli. Ho temuto il peggio per loro durante la convivenza con un marito aggressivo e pericoloso. E ho avuto di nuovo paura per la vita dei miei bambini quando è esplosa l’emergenza sanitaria: pensavo che il virus potesse portarmeli via. Anche se mi sentivo protetta nella casa rifugio. Da qualche settimana sono molto lontana, in un posto sicuro, e devo ringraziare la rete dei centri antiviolenza, le forze dell’ordine e i Servizi sociali. Non ho parole per descrivere quanto sia stato importante l’aiuto che ho ricevuto e quanto prezioso sia stato il supporto dato ai miei bambini. Ma se sono più forte, lo devo anche alle altre donne e mamme vittime di violenza che ho conosciuto nella casa rifugio». Se Anna è stata costretta a partire proprio in un momento in cui viaggiare era quasi impossibile, è perché non sarebbe più potuta tornare nel paese dove ha subito tanta violenza. «Per una maggiore sicurezza che ho dovuto lasciare la casa di Prospettiva Donna. Quando sono salita in aereo, ero agitata. Non sapevo nulla della nuova vita che mi attendeva. Ora sono felice e mi dedico completamente ai miei bambini. Anche qui ho persone di cui posso fidarmi. Con il loro aiuto cercherò di costruire un futuro col sorriso».
Laura. «Ricordo come fosse adesso quella sera: la disperazione, l'angoscia, la solitudine, io e i miei figli, l'impotenza, il terrore di non riuscire a proteggerli. La testa che all'improvviso diventa vuota e non riesci più ad essere lucida perché la paura prende il sopravvento. Devi però trovare la forza di reagire: da qualche parte in te c'è l'istinto di madre che prevale su tutto questo e che ti spinge a trovare una via d'uscita». Laura, stremata e devastata dalle minacce e dalle aggressioni del marito, in tutto quel buio ha trovato la luce. «Le operatrici del centro sono state la mia salvezza – dice –. Abbiamo trascorso quasi una settimana in una delle case protette, con loro che si adoperavano per trovare mille soluzioni che potessero risolvere al meglio la nostra situazione così precaria e difficile. E lo hanno fatto con una devozione e un amore unici. Io non sarei mai voluta andare via da lì. Paradossalmente, io e i miei figli eravamo liberi anche se costretti in quattro stanze: eravamo finalmente amati e protetti e abbiamo riscoperto il valore delle cose semplici della vita e condiviso comprensione e, soprattutto, tanto amore. Purtroppo dopo il nostro ritorno a casa è iniziato subito il periodo di isolamento dovuto al coronavirus e questo ha reso tutto più difficile. Anche in questo frangente le operatrici del Centro mi stanno seguendo tantissimo: telefonate periodiche, anche di domenica, per rassicurarmi che non sono sola, che anche a distanza ci sono sempre e che posso contare su di loro. Ormai sono diventate una famiglia. So che questo periodo è tremendo per tutti e che quando torneremo alla normalità non saremo più gli stessi, ma io sono felice di non essere più quella di prima perché sarò sicuramente una donna migliore e soprattutto una donna libera».
Anna. «Dopo tanti anni di violenza fisica e psicologica e la mia totale distruzione, penso alla paura che ho avuto soprattutto per i miei figli. Ho temuto il peggio per loro durante la convivenza con un marito aggressivo e pericoloso. E ho avuto di nuovo paura per la vita dei miei bambini quando è esplosa l’emergenza sanitaria: pensavo che il virus potesse portarmeli via. Anche se mi sentivo protetta nella casa rifugio. Da qualche settimana sono molto lontana, in un posto sicuro, e devo ringraziare la rete dei centri antiviolenza, le forze dell’ordine e i Servizi sociali. Non ho parole per descrivere quanto sia stato importante l’aiuto che ho ricevuto e quanto prezioso sia stato il supporto dato ai miei bambini. Ma se sono più forte, lo devo anche alle altre donne e mamme vittime di violenza che ho conosciuto nella casa rifugio». Se Anna è stata costretta a partire proprio in un momento in cui viaggiare era quasi impossibile, è perché non sarebbe più potuta tornare nel paese dove ha subito tanta violenza. «Per una maggiore sicurezza che ho dovuto lasciare la casa di Prospettiva Donna. Quando sono salita in aereo, ero agitata. Non sapevo nulla della nuova vita che mi attendeva. Ora sono felice e mi dedico completamente ai miei bambini. Anche qui ho persone di cui posso fidarmi. Con il loro aiuto cercherò di costruire un futuro col sorriso».
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