La Nuova Sardegna

«Settore suinicolo vicino al collasso»

Proprio quando sembrava giunto il momento del riscatto per la suinicoltura sarda, a un passo dalla vittoria sulla peste suina africana e quindi dal via libera alle esportazioni, l’emergenza Covid-19...

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Proprio quando sembrava giunto il momento del riscatto per la suinicoltura sarda, a un passo dalla vittoria sulla peste suina africana e quindi dal via libera alle esportazioni, l’emergenza Covid-19 ha fatto ripiombare il settore nel dramma. A lanciare l’allarme è Coldiretti Sardegna, ricordando che l’assenza di turismo sta assestando un duro colpo agli allevamenti dei maialetti. Primavera-estate è infatti il momento di maggiore vendita, quello in cui sono programmati e si concentrano le nascite. Dopo un piccolo varco apertosi gli ultimi giorni prima di Pasqua, il mercato è caduto in un sonno profondo che rischia di essere lungo e deleterio, dato che agriturismo, ristoranti e alberghi assorbono il 70% del mercato. La mancata vendita dei maialetti significa non solo meno entrate ma anche più spese, considerando che non si può ricorrere al brado per via della Psa. L ’altra linea, quella dei magroni, subisce invece le speculazioni del mercato, con l’importazione di circa 1milione di cosce dall’estero che ha provocato un crollo de prezzo (circa il 40% negli ultimi due mesi). «Chiediamo al presidente Solinas che convochi subito un tavolo virtuale sulla suinicoltura – dice il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – In questo momento, per via del blocco del mercato c’è una sovrapproduzione di carne. È necessaria l’immissione di liquidità per garantire almeno il sostentamento degli animali», e chiede l’estensione dei controlli sui prezzi alla carne. Inoltre propone alla Regione di investire qualche milione di euro per acquistare carne di suino da donare in questo caso ai ristoratori,manovra che avrebbe anche uno scopo promozionale a favore dell’agroalimentare sardo.

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