Solinas vuole trattare ma l’ordinanza è pronta
di Umberto Aime
Sull’ipotesi di riapertura anticipata lunedì vertice Governo-Regione
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CAGLIARI. Il governatore Christian Solinas una bozza sull’ordinanza del 4 maggio l’avrebbe inviata al Governo, o comunque sta per farlo. Si sa da giorni: la Regione è per un riavvio anticipato rispetto ai tempi lunghi imposti, a muso duro, da Palazzo Chigi, che continua invece a rinviare qualunque decisione a non prima del 18 maggio. Ma la Sardegna, si sa anche questo, non è d’accordo e così il governatore si sarebbe portato avanti col lavoro e starebbe trattando con Roma. Perché, in questo momento, Solinas non avrebbe alcuna intenzione di interrompere bruscamente i rapporti con il ministro delle Regioni, Francesco Boccia, ma neanche vorrebbe spezzare il fronte della ribellione, guidato dalla sua coalizione, il centrodestra. Però ogni decisione sul da farsi sembra averla rinviata di almeno 48 ore, aspettando lunedì, quando dovrebbe esserci un nuovo confronto in videoconferenza fra il Governo e le Regioni. È quindi molto probabile che, in questi due giorni, Solinas non firmi alcuna ordinanza in attesa della risposta romana sulla bozza. Non dovrebbe di conseguenza lanciarsi, almeno pare, nella sfida in campo aperto a Conte, come invece hanno scelto di fare i governatori della Calabria e del Molise, che le loro ordinanze meno restrittive le hanno emesse fra mercoledì e giovedì. Con il ministro Boccia pronto nel replicare seduta stante: «O le ritirano, oppure finiamo in giudizio».
L’unica certezza. In attesa di scoprire cosa accadrà nel fine settimana, è invece ufficiale che i porti e gli aeroporti sardi continueranno a restare chiusi fino al 17 maggio. È scritto nel decreto della ministra ai trasporti Paola De Micheli, che – in accordo con la Regione – avrebbe prolungato la scadenza del cordone sanitario. L’aver condiviso questa decisione, però, potrebbe essere letta anche come un primo passo indietro di Solinas, che invece aveva annunciato: «Dal 4 maggio – le sue parole – vorrei far ripartire l’aviazione generale (i viaggi privati) nei nostri aeroporti». Ma forse il governatore, impegnato com’è nella trattativa, potrebbe aver scelto di non insistere su questo punto, per ottenere in futuro qualcosa di più significativo sugli spostamenti dei sardi all’interno almeno della provincia di residenza e sulle aperture anticipate, rispetto al 18 maggio, di parrucchieri e bar.
Le condizioni. Il ministro Boccia è stato chiaro anche nel suo più recente ultimatum: «I governatori non soffino sul fuoco e neanche alimentino l’illusione che la pandemia sarebbe finita». E infatti un altro ministro, quello della salute, ha inviato alle Regioni le regole cui dovranno attenersi se vorranno ridurre le restrizioni sociali sempre dal 18 maggio in poi. Sono cinque gli indicatori attraverso cui il Governo dichiarerà, nelle prossime settimane, se un territorio potrà uscire o meno dall’isolamento. Il primo è la stabilità di trasmissione del virus e quindi «l’andamento della curva dei contagi, che dovrà essere costante per almeno dieci giorni di seguito». Su questa condizione preliminare la Sardegna dovrebbe essere messa bene: è da tempo che i nuovi positivi non superano la doppia cifra giornaliera. La seconda clausola è invece il tasso di riempimento degli ospedali Covid e delle terapie intensive. Anche su questo aspetto la Sardegna è sin dall’inizio una delle regioni più virtuose, con più della metà dei positivi, oltre 700, in assistenza domiciliare, mentre sono solo 104 i ricoverati. Un terzo requisito per ottenere il via libera è la capacità d’intervenire con tempestività nel caso in cui dovessero scoppiare nuovi focolai. Bene, la Sardegna, a parte le innegabili difficoltà iniziali, è riuscita contenere comunque i contagi fino al punto che l’ormai famoso valore «R con zero» è moltissimo al di sotto del rischio sulla trasmissione del virus da un positivo a più persone. Tra l’altro, va ricordato, sono sempre circa 250 su 377 i Comuni rimasti immuni. Invece è sugli ultimi due indicatori che la Sardegna non potrebbe essere al sicuro: numero di tamponi, test rapidi e casi positivi nelle case di riposo. I tamponi comunque sono aumentati fino superare quota mille al giorno e anche i kit pungidito sono pronti, e quindi da qui al 18 maggio anche questo test potrebbe essere superato. Resterebbe solo quello delle case di riposo, dove continua a essere abbastanza alto il numero di decessi, ma dove ormai da tempo sono stati conclusi i controlli a tappeto e le ultime morti sarebbero legate a ricoveri precedenti. Insomma, la Sardegna sembra avere tutte le caratteristiche per essere una delle prime regioni a uscire dall’isolamento, ma la decisione finale spetterà al Governo. A meno che, nelle prossime ore, Solinas non decida di incrociare le armi con Palazzo Chigi.
L’unica certezza. In attesa di scoprire cosa accadrà nel fine settimana, è invece ufficiale che i porti e gli aeroporti sardi continueranno a restare chiusi fino al 17 maggio. È scritto nel decreto della ministra ai trasporti Paola De Micheli, che – in accordo con la Regione – avrebbe prolungato la scadenza del cordone sanitario. L’aver condiviso questa decisione, però, potrebbe essere letta anche come un primo passo indietro di Solinas, che invece aveva annunciato: «Dal 4 maggio – le sue parole – vorrei far ripartire l’aviazione generale (i viaggi privati) nei nostri aeroporti». Ma forse il governatore, impegnato com’è nella trattativa, potrebbe aver scelto di non insistere su questo punto, per ottenere in futuro qualcosa di più significativo sugli spostamenti dei sardi all’interno almeno della provincia di residenza e sulle aperture anticipate, rispetto al 18 maggio, di parrucchieri e bar.
Le condizioni. Il ministro Boccia è stato chiaro anche nel suo più recente ultimatum: «I governatori non soffino sul fuoco e neanche alimentino l’illusione che la pandemia sarebbe finita». E infatti un altro ministro, quello della salute, ha inviato alle Regioni le regole cui dovranno attenersi se vorranno ridurre le restrizioni sociali sempre dal 18 maggio in poi. Sono cinque gli indicatori attraverso cui il Governo dichiarerà, nelle prossime settimane, se un territorio potrà uscire o meno dall’isolamento. Il primo è la stabilità di trasmissione del virus e quindi «l’andamento della curva dei contagi, che dovrà essere costante per almeno dieci giorni di seguito». Su questa condizione preliminare la Sardegna dovrebbe essere messa bene: è da tempo che i nuovi positivi non superano la doppia cifra giornaliera. La seconda clausola è invece il tasso di riempimento degli ospedali Covid e delle terapie intensive. Anche su questo aspetto la Sardegna è sin dall’inizio una delle regioni più virtuose, con più della metà dei positivi, oltre 700, in assistenza domiciliare, mentre sono solo 104 i ricoverati. Un terzo requisito per ottenere il via libera è la capacità d’intervenire con tempestività nel caso in cui dovessero scoppiare nuovi focolai. Bene, la Sardegna, a parte le innegabili difficoltà iniziali, è riuscita contenere comunque i contagi fino al punto che l’ormai famoso valore «R con zero» è moltissimo al di sotto del rischio sulla trasmissione del virus da un positivo a più persone. Tra l’altro, va ricordato, sono sempre circa 250 su 377 i Comuni rimasti immuni. Invece è sugli ultimi due indicatori che la Sardegna non potrebbe essere al sicuro: numero di tamponi, test rapidi e casi positivi nelle case di riposo. I tamponi comunque sono aumentati fino superare quota mille al giorno e anche i kit pungidito sono pronti, e quindi da qui al 18 maggio anche questo test potrebbe essere superato. Resterebbe solo quello delle case di riposo, dove continua a essere abbastanza alto il numero di decessi, ma dove ormai da tempo sono stati conclusi i controlli a tappeto e le ultime morti sarebbero legate a ricoveri precedenti. Insomma, la Sardegna sembra avere tutte le caratteristiche per essere una delle prime regioni a uscire dall’isolamento, ma la decisione finale spetterà al Governo. A meno che, nelle prossime ore, Solinas non decida di incrociare le armi con Palazzo Chigi.
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