IL RETROSCENA
Conte cerca di sminare Renzi
di Michele Esposito
Il premier lavora al decreto e deve frenare gli attacchi dell’alleato
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ROMA. L'atteso e temuto esordio della fase 2, a fine giornata, non porta tempesta a Palazzo Chigi. Lo spirito del «riaprire con prudenza», sostanzialmente rispettato, fa ben sperare ed è uno dei pilastri sul quale Giuseppe Conte costruirà il suo delicatissimo maggio. L'altro punto chiave, nella strategia del presidente del Consiglio, resta la mini-manovra con la quale il governo è chiamato a soddisfare una platea di imprenditori, lavoratori, disoccupati, che comincia a dare segni di forte malcontento. È andando incontro alle loro sollecitazioni che Conte punta a sminare le trappole renziane sulla maggioranza. Nel segno del mantenimento di una coesione senza la quale, è il ragionamento che da giorni fa il capo del governo, l'Italia è più debole sia nei mercati sia nei negoziati con l'Ue. La strada, per Conte, non è semplice. Nella maggioranza i movimenti sismici sono tutt'altro che finiti. E, a finire nel mirino di Italia Viva ma anche di qualche esponente Pd sono soprattutto i ministri del M5S: Lucia Azzolina, Vincenzo Spadafora e Alfonso Bonafede su tutti. «È un modo per indebolirci, e quindi per indebolire questo governo», spiega una fonte pentastellata scorrendo gli attacchi (soprattutto di Matteo Renzi) prima al ministro per lo Sport e poi al Guardiasigilli, al centro di un caso - sollevato da Nino Di Matteo - sul quale è costretto ad intervenire il capo politico M5S Vito Crimi per ribadire la fiducia di tutto il Movimento. Il leader di Iv, seppur al momento non evochi lo strappo, non perde occasione per pungolare Conte: «Meno dirette Fb e più cantieri», avverte Renzi, individuando proprio nel piano per lo sblocco dei cantieri uno degli snodi della tenuta del governo. Ma le fibrillazioni si estendono anche all'ingresso di Cdp nel capitale delle imprese (in merito al quale Gualtieri precisa che non ci sarà, come effetto, un controllo statale) e al reddito di emergenza, che continua dividere pentastellati e renziani. Una riunione tra Conte, Gualtieri, i capidelegazione e i responsabili economici dei partiti di maggioranza serve a fare una quadra in vista del rush finale sul decreto, che vedrà luce verde non prima di domani. Decreto che vale uno scostamento di bilancio pari a 55 miliardi e sul quale, nel governo, si sta facendo un supplemento di riflessione su quanto spazio lasciare alle proposte delle opposizioni.
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