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Il ritorno al lavoro degli operai: «Non vedevamo l’ora»

di Massimo Lapenda
Il ritorno al lavoro degli operai: «Non vedevamo l’ora»

MILANO. Il sorriso sulle labbra, il saluto a distanza con la mano alzata e, negli occhi, la voglia di ripartire e guardare al futuro. Così gli operai tornano a lavoro dopo il lockdown deciso per...

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MILANO. Il sorriso sulle labbra, il saluto a distanza con la mano alzata e, negli occhi, la voglia di ripartire e guardare al futuro. Così gli operai tornano a lavoro dopo il lockdown deciso per arginare il contagio da coronavirus. Dopo i timori iniziali i lavoratori sono rientrati negli stabilimenti con il massimo «rigore per il rispetto delle regole perché è in gioco la nostra salute», affermano in modo unanime. Ai cancelli delle fabbriche sono arrivati con guanti e mascherine e, dopo la fila per misurare la temperature, hanno ripreso a lavorare. A Pontedera (Pisa), nello stabilimento della Piaggio, sono stati circa 2500, tra operai e impiegati, a riprendere l'attività. «C'era davvero bisogno di tornare al lavoro, perché è un segnale in più dal quale tutti possiamo comprendere che ci stiamo riprendendo un pezzetto alla volta la nostra libertà», dice Graziano Barsotti, 58 anni, operaio della linea 5. La fine di ogni turno di lavoro - racconta - arriva dieci minuti prima, «per consentire a un nebulizzatore di sanificare la linea di produzione, così i colleghi del turno successivo lavorano su macchinari perfettamente puliti». L'azienda si è attrezzata per distribuire bevande durante il turno di lavoro e applicando i distanziamenti. L'unico fastidio è quello rappresentato proprio dalla mascherina: «Indossiamo le mascherine Ffp2 e dobbiamo farci ancora l'abitudine - conclude Barsotti - ma sappiamo che servono per la nostra salute anche se caldo e il sudore rendono un po’ più complicata la respirazione». Sono tornati a lavoro anche gli operati della cementeria Italcementi di Calusco d'Adda, nel bergamasco. Tra i lavoratori mancano solamente coloro che «hanno avuto problemi con il virus», racconta Carmelo Castriciano, delegato Rsu della Filca-Cisl di Bergamo. Ma anche loro «torneranno non appena avranno la certificazione che tutto è passato», aggiunge. Davanti alla cementeria si sono ritrovati in religioso silenzio, tutti provvisti dei dispositivi di sicurezza, e con una «grande voglia» di ritornare a lavoro. Gli operai si guardano a distanza, spesso ci si saluta con un cenno della testa oppure alzando la mano. Ma nessuno osa «avvicinarsi», spiega Castriciano. Dopo quello che è successo siamo «tutti all’erta e teniamo le distanze. Nella cementeria c'è molta voglia di fare, ci sentiamo tranquilli». Dopo due mesi a casa «non vedevo l'ora di tornare e di riprendere il lavoro».

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