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Tanti soldi stanziati, pochi giunti a destinazione

Tanti soldi stanziati, pochi giunti a destinazione

Sardegna prima in Italia per i fondi messi a disposizione, ma l’erogazione procede con difficoltà

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CAGLIARI. Il pacchetto aiuti a imprese e famiglie doveva essere veloce, immediato, e invece, escluse poche eccezioni, va avanti lento nel momento cui dopo le parole bisogna passare ai fatti. Peccato, perché, come pubblicato dal Sole 24 ore, la Sardegna è nettamente al primo posto nella classifica nazionale dei finanziamenti diretti che le Regioni hanno messo in campo per far fronte all’emergenza economica: 265 milioni, contro per esempio gli appena 30 della Sicilia. Fra l’altro la Giunta non ha sfruttato per ora neanche la massa di fondi europei liberati dai vincoli di Bruxelles e che dovrebbe valere in tutto altri 200 milioni. Ma soprattutto sempre la Sardegna è saldamente in testa nel confronto su quanti euro pro capite sono stati stanziati dalle Regioni per aiutare famiglie e imprese. Il dato sardo è 161,9 contro gli appena 4 euro della Lombardia e gli scarsi 11 dell’Emilia Romagna, che però non sono a Statuto speciale. È un primato che il governatore Solinas ha commentato così: «Sono dati che confermano quanto sin dall’inizio sia stato forte il nostro impegno straordinario per restituire liquidità a tutti i settori sociali ed economici». Ma nonostante questo super pacchetto di finanziamenti qualcosa, in queste settimane, non ha funzionato a dovere: colpa della burocrazia? Pare di sì.

Disegno di legge. La bozza del Cura Sardegna non c’è ancora, mentre in Giunta è passato lo schema dei prestiti fino a 50mila euro per azienda, comprese quelle non bancabili, che saranno garantiti dal fondo da 200 milioni messo assieme dalla Banca europea per gli investimenti e dalla Regione. Però questo bando non è stato ancora pubblicato: «Lo sarà fra pochi giorni», hanno fatto sapere dall’assessorato al bilancio. Comunque, nell’attesa, resta sempre aperto il caso del disegno di legge. «Dopo 47 giorni dalle prime dichiarazioni del governatore non c’è neanche mezza traccia del testo», ha denunciato Desirè Manca, capogruppo dei Cinque stelle in Consiglio regionale. Poco dopo è arrivata la replica della Giunta: «Il disegno di legge è pronto. Lo stiamo per trasmettere al Consiglio». Oggi dovrebbe essere presentato dall’assessore al bilancio, Giuseppe Fasolino, nell’aula della commissione attività produttive. Ma non dovrebbe essere quello definitivo: «Aspettiamo di leggere quali saranno i prossimi interventi annunciati dal Governo e dall’Unione europea. Vogliamo evitare doppioni e far rientrare nei contributi anche chi invece potrebbe essere escluso», ha sottolineato il governatore.

Filiera del turismo. In appena due giorni è andato esaurito il bando da 15 milioni, pubblicato a fine aprile, destinato a garantire un prestito fino a 70mila euro a tasso zero alle micro e piccole imprese del turismo. Per presentare le domande c’era tempo fino a luglio, ma l’altro giorno sul sito Sardegna lavoro è stato pubblicato l’avviso: «Al momento il budget risulta esaurito. Pertanto, non è possibile inviare ulteriori richieste». Al di là del successo del bando, che però conferma quanto siano disperate le imprese, è stato Piero Comandini, consigliere regionale del Pd, a denunciare: «Non è possibile che un gran numero di imprese sia lasciato a terra. Quel fondo va incrementato subito». La Giunta ci sta pensando.

Salva famiglie. Nonostante una circolare esplicativa, annunciata da giorni, è molto probabile che la legge sul contributo di 800 euro al mese per le famiglie debba essere riveduta e corretta dal Consiglio regionale. Daniele Cocco, Leu, e Francesco Agus, gruppo dei Progressisti, hanno detto dai banchi dell’opposizione: «La burocrazia dell’assessorato alla sanità ha scatenato una confusione tale che molti Comuni non sanno ancora come comportarsi». Subito dopo è stato Giorgio Oppi dell’Udc, partito di maggioranza, ad aggiungere: «Quel fondo dev’essere incrementato. Novanta milioni non bastano, bisogna arrivare a 130». Però le incomprensioni fra Regione e Comuni sono ancora troppe ed ecco perché la legge potrebbe ritornare in Consiglio per una definitiva interpretazione. Ma i Comuni comunque, se vorranno, potranno andare avanti nelle erogazioni. (ua)

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