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L’Italia paga l’effetto virus Cala il Pil, schizza il debito

L’Italia paga l’effetto virus Cala il Pil, schizza il debito

Secondo Bruxelles, la penisola vedrà il prodotto interno lordo scendere del 9,5% Il rimbalzo atteso nella seconda metà dell’anno non dovrebbe garantire il rientro

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[FIRMA&LUOGO]di Chiara De Felice

<MC>BRUXELLES

[TESTO]Da una parte l'economia italiana, la più colpita dal coronavirus e quella che si riprenderà più lentamente di tutti. Dall'altra l'economia tedesca, con una contrazione meno ripida e una ripresa più rapida degli altri. Le prime previsioni economiche europee post lockdown fotografano un'Unione piegata dall'emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento, frammentata nella risposta e a rischio di approfondire le sue divergenze, già molto marcate. Il Pil italiano che quest'anno precipita al -9,5% è soltanto il penultimo dato in una classifica di segni meno che descrive «la più profonda recessione della storia europea», che spinge la Commissione a chiedere ai leader Ue un piano per la ripresa all'altezza della situazione, per cercare almeno il rimbalzo nel 2021. La situazione italiana del 2019, con la sua crescita da fanalino di coda in Ue (0,3%) e il deficit a livelli «storicamente bassi» (1,6%), sembra lontanissima rispetto alla catastrofe del 2020. Secondo Bruxelles pandemia e lockdown spingeranno l'economia in una «profonda recessione», con un «rimbalzo tecnico nella seconda metà del 2020», sostenuto dalle misure del Governo, e una «parziale ripresa» nel 2021 che spingerà il Pil al +6,5%. Sempre se le attività economiche andranno da subito verso una «graduale normalizzazione». La disoccupazione tutto sommato non esploderà (11,8% nel 2020), grazie agli ammortizzatori che salveranno i posti di lavoro. Ma la situazione è di «forte incertezza e rischi ancorati al ribasso». Il debito pubblico che schizzerà al 159%, e un possibile aumento di crediti deteriorati, «potrebbero avere un impatto nelle condizioni di finanziamento». E se la popolazione, impaurita, si metterà a risparmiare, addio domanda interna e crescita potenziale. Il commissario all'economia Paolo Gentiloni spiega che «tra i Paesi più grandi, l'Italia è stata colpita per prima e con più forza», e nonostante nella seconda metà del 2020 partirà la ripresa, «prenderà più tempo che negli altri Paesi». La Spagna (-9,4%) e la Francia (-8,2%), non stanno meglio, e stavolta accompagnano l'Italia in fondo alla tabella, dove all'ultimo posto c'è la Grecia (-9,7%). Mentre la Germania, che pure «subirà la sua recessione più profonda dal Dopoguerra», dovrebbe cavarsela con una flessione del 6,5%, classificandosi 18ma nell'Ue dove sarà la Polonia (-4,3%) a subire il danno minore. E se la pandemia durerà più a lungo, o ci sarà una seconda ondata, le conseguenze economiche potrebbero essere «molto peggiori». Per ora, per l'Eurozona si prevede un calo nel 2020 del 7,7% e per l'Ue del 7,4%, ma nel 2021 è previsto un rimbalzo importante: +6,3% e +6,1%. «La strada è raddoppiare gli sforzi sulla crescita sostenibile con un piano per la ripresa ampio, che spalmi i costi della crisi nel tempo per tutti gli Stati membri», ha detto il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno. E anche il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, è sulla stessa linea: «Dobbiamo evitare di finire con grandi disparità nel mercato interno, che diventano fisse. È il motivo per cui dobbiamo subito approvare un piano di rilancio europeo ambizioso».

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