[NERO]«Virus nato in Cina», ma Pechino censura
Non solo Pechino non vuole nemmeno sentir parlare di una sua presunta cattiva gestione dell'emergenza sanitaria legata al Covid-19 - e figuriamoci delle «false accuse» di Trump e delle teorie Usa sul...
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Non solo Pechino non vuole nemmeno sentir parlare di una sua presunta cattiva gestione dell'emergenza sanitaria legata al Covid-19 - e figuriamoci delle «false accuse» di Trump e delle teorie Usa sul Sars-Cov-2 nato in laboratorio -, ma quando può cancella anche qualsiasi riferimento alla stessa origine cinese del coronavirus. Tanto da arrivare a censurare un articolo co-firmato dall'ambasciatore dell'Unione europea a Pechino e pubblicato sul China Daily, il quotidiano voce del Partito comunista cinese. E così, se nel testo originario si parlava di una «esplosione del coronavirus in Cina», e della sua «successiva diffusione nel resto del mondo», la versione edulcorata uscita dopo il controllo del ministero degli Esteri di Pechino è diventata semplicemente «l'epidemia del coronavirus». Cassato dalla mannaia dei funzionari ogni legame del virus con il luogo da cui è effettivamente partito tutto. Una vicenda che ha portato il Financial Times a scrivere addirittura di «uno scontro» tra Unione europea e Cina, anche se la Commissione europea si è affrettata a gettare acqua sul fuoco: la delegazione dell'Ue a Pechino, hanno sottolineato da Bruxelles, era stata informata preventivamente della censura ma ha deciso di autorizzare la pubblicazione della lettera anche nella sua versione mutilata, seppure «con grande riluttanza». Il documento è stato poi pubblicato per intero dai siti internet della delegazione Ue in Cina ed è stato distribuito ai media cinesi.
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