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Coronavirus, uno studio sassarese: diagnosi precoce e attendibile dal deficit di gusto e olfatto

di Giovanni Bua
Coronavirus, uno studio sassarese: diagnosi precoce e attendibile dal deficit di gusto e olfatto

Studio dell’Aou di Sassari ha evidenziato questi sintomi nell’80 per cento dei casi

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SASSARI. Il Covid? Una questione di gusto. Non riconoscere sapori e odori è comune nell’80 per cento dei pazienti affetti dal virus. Per il 30 per cento è stato il primo sintomo e per il 10 per cento l’unico segno della malattia, anche senza febbre. Una scoperta ormai di dominio comune, anche grazie al lavoro della struttura complessa di Chirurgia Maxillo-facciale dell’Aou di Sassari, che tra le prime al mondo si è accorta della correlazione tra i sintomi e il virus.

E ora, dopo settimane di raccolta dati e di studi multidisciplinari che hanno coinvolto anche le strutture di Malattie infettive, dell’Apparato respiratorio, di Otorinolaringoiatria e di Sorveglianza sanitaria, ha pubblicato ben otto lavori su tre prestigiose riviste internazionali: Head and Neck, Laryngoscope e International Forum of Allergy and Rhinology. E sta perfezionando un test rapido, che si può eseguire “in remoto” con odoranti e sapori presenti in qualsiasi casa, che potrebbe rivelarsi decisivo per individuare il virus in vista di una possibile ripresa dei contagi dopo le aperture della Fase 2.

Protagonisti assoluti delle ricerche, che hanno coinvolto anche gli ospedali di Milano San Paolo, Bologna “Bellaria-Maggiore” e Salerno, con il contributo della professoressa Claire Hopkins, rinologo di fama mondiale e docente al King’s College di Londra, sono stati il responsabile di Chirurgia Maxillo Facciale Giacomo De Riu e il dirigente medico Luigi Vaira. Che ore lavorano a capofitto a una nuova ricerca: indagare se la soglia olfattiva possa avere un valore come marker di screening per porre il sospetto di infezione.

Lo studio sassarese ha inoltre mostrato che la presenza dei disturbi olfattivi e del gusto è presente con uguale frequenza nei pazienti con forme lievi, moderate e gravi. Ma più il problema sensitivo dura nel tempo e più alto è il rischio di sviluppare un quadro severo come quello polmonare grave. E che una lieve riduzione della soglia olfattiva rilevabile solo ai test e non soggettivamente percepita dal paziente è risultata essere presente in tutti i pazienti asintomatici.

«La perdita dell’olfatto e del gusto sono dei sintomi precoci e piuttosto specifici dell’infezione da coronavirus – spiegano –. Si capisce quanto possa essere importante, nella lotta al coronavirus, riuscire a identificare e isolare prontamente gli infetti, specialmente all’inizio di questa nuova “fase 2”, per evitare un nuovo aumento dei casi di contagio». Ai primi di marzo, dopo la formazione di un gruppo di condivisione di informazioni tra medici italiani, venivano già riportati, tra i quadri clinici dei pazienti infetti, anche la perdita dell’olfatto e del gusto. «Abbiamo quindi chiesto ad alcuni colleghi che lavorano nei pronto soccorso del Nord Italia – proseguono i due chirurghi maxilo facciali – di rilevare la frequenza di questi sintomi nei pazienti ammessi in ospedale durante una intera giornata. In questo modo abbiamo ottenuto dati di 302 pazienti rilevando una frequenza del 20 per cento».

Con il presentarsi dei casi anche a Sassari, i chirurghi sono passati alla valutazione clinica oggettiva della funzione olfattiva e gustatoria dei pazienti mediante test psicofisiologici. «Per prima cosa – riprendono – sono stati esaminati i pazienti ricoverati nelle strutture dell’Aou di Sassari e il personale sanitario infetto. In seguito, per poter arrivare a valutare anche i pazienti con forme di Covid-19 meno gravi e quindi in quarantena domiciliare, abbiamo elaborato e validato un nuovo test. Questo si può eseguire a casa propria, è applicabile su vasta scala e fornisce risultati accurati come il test eseguito di persona dall’operatore». Questi due protocolli di valutazione sono quindi stati applicati in uno studio multicentrico che ha coinvolto, sotto il coordinamento della Chirurgia Maxillo-Facciale di Sassari, i reparti Covid dell’Aou e gli ospedali di Milano San Paolo, Bologna "Bellaria-Maggiore" e Salerno, con la supervisione della professoressa Hopkins.

«I recettori cellulari cui si lega il virus – affermano i due chirurghi – sono diffusamente presenti nelle cellule di supporto ai recettori gustativi e olfattivi. L’infezione di queste cellule può influenzare negativamente la funzione delle cellule recettoriali. Le alterazioni del gusto e dell’olfatto, specie se a comparsa improvvisa e non associate a sintomi del comune raffreddore, sono quindi altamente suggestive di infezione da coronavirus e la loro frequenza è molto alta, seconda solo alla febbre, in corso di Covid-19».

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