La Nuova Sardegna

L’ultimatum del turismo: apriamo o sarà il tracollo

di Claudio Zoccheddu
L’ultimatum del turismo: apriamo o sarà il tracollo

Gli operatori alla Regione: «Un mese e mezzo di tempo per evitare il crac» 

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SASSARI. Il tempo dell’incertezza è finito. Per mettere in moto il “sistema turismo” serve un calendario preciso e un insieme di regole chiare, da cui nessuno potrà prescindere. Sono queste le richieste che Confindustria, Federalberghi e altre componenti degli stati generali del turismo hanno fatto alla Regione, rappresentata dal presidente Christian Solinas e dall’assessore Gianni Chessa. Gli operatori si sono presentati all’incontro, virtuale e informale, sventolando la ricetta della ripartenza e quella delle scadenze. Perché ogni giorno che passa aumenta il rischio che una stagione disastrosa si trasformi in una catastrofe epocale. Per evitare il tracollo, secondo Federalberghi, c’è appena un mese e mezzo di tempo. Poi non si potrà più tornare indietro.

Le regole d’ingaggio. Si parte dal calendario: entro una settimana la Regione dovrà comunicare l’apertura della stagione turistica. Non è importante fissare sin da subito una data precisa ma il messaggio dovrà essere chiaro e conciso: la Sardegna apre ai turisti. Che sia a fine giugno o ad inizio luglio, cambia poco. L’importante è che sia una comunicazione istituzionale, che tolga ogni dubbio. Poi, si entra nel dettaglio. Il primo punto riguarda le regole d’ingresso in Sardegna. Gli operatori turistici chiedono chiarezza sui controlli sanitari, con i test sulla saliva sempre più quotati, in modo che porti e aeroporti conoscano i protocolli da seguire con largo anticipo e si organizzino di conseguenza. La possibilità di utilizzare applicazioni digitali per tracciare gli spostamenti non spaventa, a patto che si tratti di scelte rapide e condivise. Il secondo punto riguarda gli accordi con i vettori aerei e navali. Per garantire la sicurezza e programmare l’accessibilità sarà necessario fare scelte e, soprattutto, coordinare la compagnie di trasporto con porti e aeroporti in modo che si possano effettuare i controllai in maniera efficiente e sicura. Sarà anche necessario stabilire nel minor tempo possibile i protocolli sanitari per le strutture turistiche, in modo che tutti possano affiancare all’ospitalità anche l’organizzazione. Il terzo aspetto è quello dell’occupazione, che è vincolato alle certezza dell’apertura. Il messaggio degli imprenditori è chiaro: non sarà possibile assumere se prima non arriveranno certezze sulle date di apertura. Il tempo a disposizione per avviare un sistema che sarebbe dovuto già essere acceso da tempo è lo stesso che scandisce il conto alla rovescia da rispettare se si vuole salvare la stagione e tutto il movimento turistico sardo: un mese e mezzo. A partire da ieri. Al fuoco di fila degli operatori la Regione ha risposto strizzando l’occhio ma chiedendo un po’ di tempo, qualche giorno al massimo. Poi ci sarà il confronto finale.

L’appello. Paolo Manca, presidente di Federalberghi, parte dal rapporto con la Regione: «Il dialogo è sempre stato aperto e anche ieri sono arrivate discrete rassicurazioni sulle nostre richieste. Certo è che non possiamo restare chiusi per tutta la stagione, significherebbe la morte del turismo in Sardegna. Sappiamo benissimo che quest’anno non faremo utili ma non è questo il punto – spiega Manca –. Innanzi tutto, lavorando potremo pagare gli stipendi dei nostri collaboratori. Diversamente non sarà possibile farlo. Non abbiamo la possibilità economica di sostenere spese di questo tipo senza lavorare. E poi il discorso dell’apertura vale per tutta la “destinazione” e per l’intera filiera. Sappiamo benissimo che non sarà facile gestire l’emergenza ma allo stesso modo sappiamo che possiamo organizzarci. Quando l’Africa era flagellata da Ebola, il turismo funzionava. Considerando i parametri sanitari, ci sono le condizioni per farlo anche qua da noi e per provare ad evitare che l’economia legata al turismo, che in Sardegna dà la lavoro a circa 180mila persone, venga cancellata. Questo ci permetterebbe di lanciare un messaggio di sicurezza e organizzazione che sarà fondamentale nei prossimi anni».

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