Libera Silvia Romano rapita in Africa 18 mesi fa
Il lavoro dell’intelligence ha portato al rilascio della volontaria milanese «Sono stata forte e ho resistito», ha detto dopo la fine dell’incubo
3 MINUTI DI LETTURA
[FIRMA&LUOGO]di Luca Mirone
<MC>ROMA
[TESTO]Un sequestro lungo, fatto di molti silenzi che in certi momenti avevano fatto temere il peggio. Fino alla tanto attesa svolta: l'intelligence italiana ha liberato in Somalia Silvia Romano, cooperante milanese rapita in Kenya 18 mesi fa e subito venduta a un gruppo jihadista legato agli al Shabaab. «Sono stata forte, ho resistito», le sue prime parole dopo la fine dell'incubo, protetta in un compound a Mogadiscio e pronta all'immediato rientro in Italia. Il premier Giuseppe Conte ha dato l'annuncio: un tweet arrivato nel pomeriggio, che almeno per un attimo ha spezzato l'angoscia quotidiana dell'epidemia di coronavirus. «Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi d'intelligence. Ti aspettiamo in Italia!», ha scritto il premier. «Un motivo di grande gioia per tutti gli italiani», ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella. Lo «Stato non abbandona nessuno», ha ricordato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che oggi attenderà Silvia a Ciampino. E che l'ha già sentita al telefono, così come ha fatto anche Conte. «Siamo tutti felici, la Farnesina è sempre stata in contatto con la tua famiglia», ha detto il ministro alla ragazza ringraziando tutti coloro che hanno lavorato al suo rilascio. L'operazione dell'Aise, i servizi di sicurezza esterna, è scattata nella notte in collaborazione con i colleghi somali e turchi. Silvia è stata liberata a 30 chilometri da Mogadiscio, in una zona in condizioni estreme perché colpita negli ultimi giorni dalle alluvioni. A blitz compiuto, la cooperante è stata condotta in un compound delle forze internazionali nella capitale somala e poi all'ambasciata italiana. Da lì un aereo dell'Aise la condurrà in Italia, con un atterraggio a Ciampino previsto alle 14. «È in forma, provata ovviamente dallo stato di prigionia ma sta bene», ha reso noto il presidente del Copasir Raffaele Volpi, ringraziando «l'incessante lavoro» dell'Aise e del suo capo, il generale Luciano Carta. Un lavoro complicato, quello dell'intelligence, visto l'ambiente in cui ha dovuto operare: una Somalia dove negli ultimi anni gli Shabaab hanno seminato morte e terrore. Dalla Somalia è arrivato l'input a rapire Silvia, secondo quanto ha ricostruito la procura di Roma in collaborazione con gli inquirenti locali. La 25enne lavorava per la onlus marchigiana Africa Milele che opera nella contea di Kilifi, dove seguiva un progetto di sostegno all'infanzia con i bambini di un orfanotrofio. Il 20 novembre del 2018 la sua normalità era stata stravolta a Chacama, circa ottanta chilometri dalla capitale Nairobi, dove un commando di otto uomini armati di fucili e machete l'aveva prelevata con la forza fuggendo in moto. La polizia locale aveva ipotizzato un rapimento ad opera di criminali comuni a scopo di estorsione. Tre dei responsabili erano stati arrestati e dalle indagini era emerso che la ragazza era stata trasferita oltreconfine: un'operazione organizzata da un gruppo islamista legato al Al-Shabaab che aveva fornito alla banda denaro e mezzi. All'ombra dei riflettori è iniziata la trattativa che ha permesso di chiudere con successo l'operazione. E adesso che la vicenda si è conclusa positivamente, Silvia potrà fornire ulteriori pezzi del puzzle agli inquirenti.
<MC>ROMA
[TESTO]Un sequestro lungo, fatto di molti silenzi che in certi momenti avevano fatto temere il peggio. Fino alla tanto attesa svolta: l'intelligence italiana ha liberato in Somalia Silvia Romano, cooperante milanese rapita in Kenya 18 mesi fa e subito venduta a un gruppo jihadista legato agli al Shabaab. «Sono stata forte, ho resistito», le sue prime parole dopo la fine dell'incubo, protetta in un compound a Mogadiscio e pronta all'immediato rientro in Italia. Il premier Giuseppe Conte ha dato l'annuncio: un tweet arrivato nel pomeriggio, che almeno per un attimo ha spezzato l'angoscia quotidiana dell'epidemia di coronavirus. «Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi d'intelligence. Ti aspettiamo in Italia!», ha scritto il premier. «Un motivo di grande gioia per tutti gli italiani», ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella. Lo «Stato non abbandona nessuno», ha ricordato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che oggi attenderà Silvia a Ciampino. E che l'ha già sentita al telefono, così come ha fatto anche Conte. «Siamo tutti felici, la Farnesina è sempre stata in contatto con la tua famiglia», ha detto il ministro alla ragazza ringraziando tutti coloro che hanno lavorato al suo rilascio. L'operazione dell'Aise, i servizi di sicurezza esterna, è scattata nella notte in collaborazione con i colleghi somali e turchi. Silvia è stata liberata a 30 chilometri da Mogadiscio, in una zona in condizioni estreme perché colpita negli ultimi giorni dalle alluvioni. A blitz compiuto, la cooperante è stata condotta in un compound delle forze internazionali nella capitale somala e poi all'ambasciata italiana. Da lì un aereo dell'Aise la condurrà in Italia, con un atterraggio a Ciampino previsto alle 14. «È in forma, provata ovviamente dallo stato di prigionia ma sta bene», ha reso noto il presidente del Copasir Raffaele Volpi, ringraziando «l'incessante lavoro» dell'Aise e del suo capo, il generale Luciano Carta. Un lavoro complicato, quello dell'intelligence, visto l'ambiente in cui ha dovuto operare: una Somalia dove negli ultimi anni gli Shabaab hanno seminato morte e terrore. Dalla Somalia è arrivato l'input a rapire Silvia, secondo quanto ha ricostruito la procura di Roma in collaborazione con gli inquirenti locali. La 25enne lavorava per la onlus marchigiana Africa Milele che opera nella contea di Kilifi, dove seguiva un progetto di sostegno all'infanzia con i bambini di un orfanotrofio. Il 20 novembre del 2018 la sua normalità era stata stravolta a Chacama, circa ottanta chilometri dalla capitale Nairobi, dove un commando di otto uomini armati di fucili e machete l'aveva prelevata con la forza fuggendo in moto. La polizia locale aveva ipotizzato un rapimento ad opera di criminali comuni a scopo di estorsione. Tre dei responsabili erano stati arrestati e dalle indagini era emerso che la ragazza era stata trasferita oltreconfine: un'operazione organizzata da un gruppo islamista legato al Al-Shabaab che aveva fornito alla banda denaro e mezzi. All'ombra dei riflettori è iniziata la trattativa che ha permesso di chiudere con successo l'operazione. E adesso che la vicenda si è conclusa positivamente, Silvia potrà fornire ulteriori pezzi del puzzle agli inquirenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
